Brunner: “Gli Stati ci hanno chiesto di parlare coi talebani per i rimpatri degli afghani”
Bruxelles – Legittimare il regime dei talebani pur di liberarsi di richiedenti asilo e di immigrati, regolari e soprattutto irregolari. L’Unione europea ha già da tempo messo in atto una politica di dialogo diretto con il nuovo governo dell’Afghanistan, ma per esplicito volere degli Stati. Il commissario per l’Immigrazione, Magnus Brunner, vuole mettere le cose in chiaro e respingere critiche e accuse: approfitta dell’interrogazione parlamentare presentata da esponenti dei verdi, dei liberali (RE) e della sinistra radicale (laSinistra) per fare ordine su quanto accaduto.
La Commissione europea e il suo servizio per l’azione esterna (il SEAE di cui è responsabile l’Alta rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas), starebbero organizzando un incontro ufficiale a Bruxelles per una delegazione del governo dei talebani, al fine di discutere il rimpatrio di immigrati afghani. E’ questo il motivo delle critiche mosse contro l’esecutivo comunitario. Brunner non smentisce, al contrario conferma, per precisare: “Nell’ottobre del 2025, 20 Stati membri e Paesi associati a Schengen hanno chiesto alla Commissione, tramite una lettera firmata dai rispettivi ministri, di coordinare i contatti con le autorità de facto in merito ai rimpatri, al fine di garantire un approccio europeo coerente”.
Insomma, se l’UE ha contatti formali e ufficiali con il regime dei Talebani è perché così hanno chiesto e voluto le capitali. Nello specifico sono Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Estonia, Finlandia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Svezia, Ungheria e Norvegia. Sono praticamente tutti i governi che hanno fatto mancare il sostegno alla Spagna per la gestione della crisi migratoria a Ceuta.
Brunner, nel respingere accuse e critiche, scarica ogni responsabilità sui governi nazionali, tutti quelli che hanno voluto, in nome dei rimpatri, aprire un canale di dialogo con il regime dei talebani. Perché, spiega, i firmatari della lettera ritengono che “i rimpatri in Afghanistan devono essere affrontati in modo globale e coordinato, tenendo conto delle sfide derivanti dalla grave situazione umanitaria e dei diritti umani in Afghanistan”. Da qui la richiesta di aiuto all’esecutivo comunitario per il ruolo di sostegno e cabina di regia. Ad ogni modo, continua il commissario per l’Immigrazione e gli affari interni, “l’attenzione si concentra sul rimpatrio delle persone che rappresentano una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale”.
Nel solco di questa iniziativa, ammette ancora Brunner, “la Commissione e la Svezia, a nome degli Stati membri interessati, hanno co-presieduto una riunione a livello tecnico con i rappresentanti delle autorità de facto dell’Afghanistan responsabili del rimpatrio e della riammissione, a seguito di discussioni a livello tecnico tenutesi a Kabul nel gennaio 2026”. Questo, si appresta a chiarire, “non costituisce né implica un riconoscimento”. Però, de facto, lo è.
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