Bruxelles per la Palestina, la manifestazione per lo stop agli accordi commerciali con Israele
Bruxelles – Diritto di autodeterminazione e di ritorno del popolo palestinese, sospensione degli accordi commerciali con Israele, stop alla vendita di armi a Tel Aviv: sono le rivendicazioni che la prossima domenica, 17 maggio, porteranno nuovamente tra le strade della capitale belga migliaia di persone. La mobilitazione nazionale, che partirà dalle ore 14 alla Gare du Nord, è organizzata dalla Coalizione Nazionale belga per la Palestina, composta da una trentina tra organizzazioni sindacali, sociali e umanitarie. “Ciò che stiamo osservando oggi fa parte della lunga storia di privazione e violenza iniziata con la Nakba del 1948, quando circa 800 mila palestinesi furono costretti a spostarsi – e ai loro discendenti viene ancora negato il diritto di tornare”, si legge nel comunicato. “La Nakba non è un capitolo chiuso: è un processo in corso di colonizzazione, apartheid, sfollamento, genocidio e negazione dei diritti che continua a svolgersi sotto i nostri occhi nel 2026″, prosegue il comunicato.
L’appello alla mobilitazione punta il dito contro la complicità dei governi europei nel mantenere relazioni politiche e militari con Israele. Le rivendicazioni sono le stesse di sempre e da sempre ignorate: il riconoscimento dei diritti fondamentali del popolo palestinese, soprattutto del diritto all’autodeterminazione e al ritorno per i profughi e i loro discendenti, la sospensione immediata dell’Accordo di associazione UE-Israele, un embargo totale sul commercio di armi da e verso Israele, e l’imposizione di sanzioni contro i responsabili di crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale. A queste si aggiungono il divieto di ogni commercio o investimento da parte di banche e imprese che alimentino l’occupazione e la colonizzazione illegale e un sostegno pubblico per la liberazione di tutti i prigionieri politici palestinesi.
Gli organizzatori hanno rivolto un appello affinché la manifestazione si svolga in modo pacifico ed è stata annunciata una politica di tolleranza zero verso ogni forma di antisemitismo, islamofobia o razzismo, pena l’esclusione dal raduno.
La manifestazione arriva a pochi giorni dalla decisione dei ministri degli Esteri di Paesi dell’Unione europea di sanzionare i coloni violenti in Cisgiordania e in contemporanea allo svolgimento dell’Eurovision Song Contest, a Vienna, da dove cinque Paesi – Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda – hanno deciso di ritirarsi in segno di protesta contro la partecipazione di Israele. La decisione di ritiro ha ridotto il numero delle nazioni in gara e ha acceso il dibattito sui confini tra cultura e politica. La Rai ha fatto sapere che “in qualità di membro dei Big Five, è da sempre tra i Paesi che hanno creduto e investito nell’Eurovision Song Contest, contribuendo in modo significativo, anche economicamente, al suo sviluppo e al suo successo internazionale”. L’azienda aggiunge che il suo impegno cresce per “rafforzare il ruolo dell’Italia nella promozione di musica, cultura e spettacolo a livello internazionale”, ma che “ha chiesto a più riprese che il Contest viennese non chiuda gli occhi su Gaza: magari ospitando un artista palestinese negli spazi televisivi al di fuori della competizione“.
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