Caccia, le associazioni rilanciano le obiezioni mosse dall’Ispra nell’audizione alla Camera: «Il testo va ritirato»

L’audizione di Ispra alla Camera sulla proposta di legge sulla caccia, di cui il nostro giornale ha dato conto nei giorni scorsi, non è passata inosservata agli occhi delle associazioni ambientaliste e animaliste che si battono per affossare il testo. «È stata una bocciatura netta e senza appello delle modifiche e integrazioni introdotte dal Ddl 1552 alla legge 157/92 sulla tutela della fauna selvatica e il prelievo venatorio», sottolineano Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e WWF Italia a proposito dell’audizione che l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ha tenuto martedì scorso in commissione Agricoltura di Montecitorio.
Se nella prima parte introduttiva l’audizione di Ispra è sembrata fin troppo generosa nel riconoscere un ruolo ai cacciatori nella gestione faunistica, quando si è entrati nel merito dell’esame della norma, è stata una vera e propria batosta per i promotori della legge.
Secondo l’Ispra, fanno notare le associazioni, le modiche sostanziali proposte dalla riforma alla legge 157 non appaiono, dal punto di vista tecnico-scientifico, «in linea con gli obiettivi generali di tutela della biodiversità e dell’ecosistema e quindi non del tutto aderenti alla nuova visione di un evolutivo e qualificato esercizio venatorio che sia rispettoso di criteri scientifici e coscientemente coerente con i principi della conservazione della natura nonché alla tutela delle specie selvatiche».
Un’affermazione netta, sottolineano le associazioni, che esprime una bocciatura a tutto campo, declinata nei passaggi di dettaglio dell'analisi del testo. Nello specifico, continuano nella loro disamina di quanto detto di fronte ai parlamentari di maggioranza e opposizione presenti in commissione Agricoltura, l’Ispra ha denuncia come la riforma non limiti in alcun modo l’impatto della pressione venatoria su specie in cattivo stato di conservazione, come per esempio la pernice bianca e l’allodola, che dovrebbero invece essere escluse dal prelievo venatorio. L’Ispra ha sottolineato altresì la riapertura della possibilità di cattura di uccelli selvatici da utilizzare come richiami vivi, una pratica vietata dalla Direttiva Uccelli e che ha già comportato all’Italia diverse condanne da parte dell’Alta Corte di Giustizia europea.
Gravi sono inoltre, secondo quanto detto dall’Ispra, le previsioni di riforma sull’estensione dell’attività venatoria alle specie migratrici oltre il termine del 10 febbraio che, sottolinea l’Istituto, «rischia di portare a contrasti con la Commissione europea poiché la Direttiva Uccelli esclude il prelievo venatorio durante la migrazione prenuziale e la riproduzione».
Piena è anche la bocciatura sul fronte cacciatore-territorio da parte di Ispra: «Le modifiche introdotte all'articolo 14 tendono a indebolire il legame tra cacciatori e territorio ed appaiono pertanto non in linea con i principi della caccia sostenibile».
«L’audizione dell’Ispra – affermano le associazioni - ha elencato una lunga serie di critiche che toccano i punti nevralgici della proposta di legge e, letteralmente, la demoliscono. Una bocciatura netta e senza appello della riforma, nonostante il goffo tentativo dei cacciatori di oscurarla e capovolgerne il senso. Pur proponendosi come bioregolatori della fauna selvatica, i cacciatori non si sono minimamente preoccupati di stabilire della priorità di azioni volte anzitutto alla conservazione della fauna, reinserendo al contrario pratiche vietate dalla Direttiva Uccelli, estendendo la caccia oltre i limiti tollerabili, promuovendo altre improprie concessioni ai cacciatori».
Concludono le sigle ambientaliste e animaliste: «Dopo le associazioni, la cittadinanza, il mondo scientifico, il mondo della cultura, la Commissione europea, anche l'autorità scientifica statale boccia drasticamente il testo. Si prenda atto del fallimento e si ritiri subito la riforma».
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