Caldo estremo, Bologna laboratorio del clima: le notti saranno sempre più calde
Un gruppo di ricerca dell’Alma Mater ha utilizzato il capoluogo emiliano come caso di studio per capire in che modo il calore si distribuisce all’interno di un ambiente cittadino e come questa distribuzione delle temperature cambierà nei prossimi decenni
Bologna, 30 giugno 2026 – Cosa succede quando Bologna è investita da un’ondata di calore? E cosa succederà con le ondate di calore che arriveranno nei prossimi anni? Un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna ha utilizzato il capoluogo emiliano come caso di studio per ricostruire la struttura tridimensionale del calore durante gli eventi climatici estremi, analizzando non solo la distribuzione orizzontale delle temperature, ma anche la loro evoluzione verticale nell’atmosfera urbana e confrontando le condizioni attuali con diversi scenari futuri legati al riscaldamento globale.
Attraverso simulazioni meteorologiche tridimensionali ad altissima risoluzione, l’indagine – pubblicata sulla rivista Urban Climate – mostra in che modo il calore si distribuisce all’interno di un ambiente urbano e come questa distribuzione delle temperature cambierà nei prossimi decenni.
“Le ondate di calore sono tra gli effetti più evidenti del cambiamento climatico e rappresentano una sfida crescente per le città, dove edifici, strade e superfici artificiali trattengono il calore amplificando le temperature e il disagio per chi le vive – spiega Silvana Di Sabatino, professoressa del Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi” dell’Alma Mater che ha coordinato lo studio – Conoscere in che modo il calore si distribuisce nello spazio urbano e capire come questa struttura cambierà in diversi scenari climatici è quindi fondamentale per individuare le aree più vulnerabili e progettare interventi efficaci di adattamento al cambiamento climatico”.
I risultati ottenuti dal gruppo di ricerca mostrano che il riscaldamento urbano a Bologna non è uniforme: temperatura e accumulo di calore cambiano sensibilmente da un quartiere all’altro e anche in altezza, in funzione della densità edilizia, della presenza di verde, dei materiali e della ventilazione.
Dalle simulazioni emerge in modo molto chiaro l’effetto “isola di calore urbana”, che durante gli episodi di caldo estremo si intensifica, soprattutto nelle ore notturne. Le aree più densamente edificate, infatti, accumulano calore durante il giorno e non riescono a raffreddarsi a sufficienza durante la notte. Al di fuori della città, invece, le aree rurali si raffreddano più rapidamente, mentre Bologna continua a trattenere il calore accumulato durante il giorno.
Lo studio mostra inoltre che durante gli episodi di caldo estremo l’isola di calore urbana non solo si intensifica, ma si concentra sempre più negli strati più bassi dell’atmosfera, quelli con cui persone, edifici e infrastrutture interagiscono direttamente.
Gli studiosi hanno poi analizzato in che modo potranno evolvere le ondate di calore nei prossimi decenni. Le simulazioni mostrano che gli scenari climatici futuri differiscono non solo per l’intensità del caldo, ma anche per il modo in cui il calore si accumula e si disperde nell’ambiente urbano.
La differenza più evidente riguarda le ore notturne: nello scenario ad alte emissioni (SSP585) il calore accumulato dalla città persiste più a lungo e il raffreddamento è meno efficace. La differenza di temperatura tra area urbana e aree extraurbane può così raggiungere i 5°C, perché mentre fuori Bologna l’aria si raffredda, in città il calore accumulato negli edifici e nelle superfici artificiali non riesce a dissiparsi. Nello scenario a emissioni moderate (SSP245), invece, il ritorno a condizioni più fresche è più rapido.
I risultati indicano che le strategie di adattamento dovranno essere diverse a seconda delle caratteristiche delle future ondate di calore. Quando il problema principale sarà la persistenza del caldo notturno, sarà fondamentale favorire la dispersione del calore attraverso più verde urbano, materiali riflettenti e corridoi di ventilazione. Dove invece prevarrà il caldo diurno, saranno più efficaci interventi come ombreggiatura, raffrescamento evaporativo e superfici ad alta riflettanza.
“Questi risultati confermano che affrontare il cambiamento climatico nelle città significa non solo ridurre le emissioni, ma anche progettare strategie di adattamento basate su solide evidenze scientifiche – conclude Di Sabatino – In questo senso, Bologna rappresenta un laboratorio ideale per comprendere le dinamiche del clima urbano e sviluppare soluzioni che rendano le città più resilienti alle future ondate di calore”.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Urban Climate con il titolo “Analysis of urban thermal structures in different scenarios of hot weather: The Bologna case study”. Gli autori sono Marco Possega, Erika Brattich, Carlo Cintolesi, Paolo Ruggieri e Silvana Di Sabatino, tutti del Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi” dell’Università di Bologna.
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