Cammineresti a piedi nudi in città? Il barefooting approva la pratica

18 Settembre 2026 - 07:50
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Cammineresti a piedi nudi in città? Il barefooting approva la pratica

Il premio per la calzature più chiacchierate dell’anno (nemmeno della stagione, ma proprio dell’anno) sono senza ombra di dubbio i sandali barefoot creati da Matthieu Blazy per la collezione Resort 2027 Chanel Biarritz. Improbabili è stato il pensiero più diffuso tra le menti di noi comuni mortali, inorriditi al pensiero di camminare a piedi nudi in città. Quelle horreur. Eppure ho avuto l’occasione di ricredermi – e non è stato quando ho visto le immagini di Margaret Qualley a Londra alla premiere di The Dog Stars. Quest’estate in Sudafrica, nello specifico a Cape Town, ho visto più di una persona camminare scalza in città e poi anche a cena al ristorante. Che poi, di giorno con il caldo posso anche capirlo, ma con l’escursione termica (lì era inverno) la sera, la cosa mi ha lasciato un po’ perplessa.

Meghan Markle e la figlia Lilibet a piedi nudi: cos’è il grounding

Il barefooting urbano lo si fa per motivi di salute, per essere alternativi o perché le scarpe fanno così male che diventano una tortura? Di sicuro i piedi nudi in un contesto urbano non hanno fatto la loro prima comparsa nel 2026. Chi ha un po’ di memoria storica ricorderà infatti qualche episodio nei primi anni del millennio, dove tante celeb sono state paparazzate a piedi nudi. Una su tutte Britney Spears, che aveva fatto scandalo mentre si avviava a piedi nudi nel bagno di una stazione di servizio. O Gwyneth Paltrow e Chris Martin, sostenitori del grounding che, prima del divorzio, passeggiavano a piedi scalzi per le strade di New York, LA e Londra. Ma anche Elle Fanning in aeroporto a piedi nudi è un buon esempio, anche se l’ha fatto perché aveva i piedi gonfi e pieni di vesciche e non aveva scarpe comode a disposizione.

A piedi nudi in città: cos’è il barefooting?

Il barefooting (dall’inglese “camminare scalzi”, in Italia noto anche come “gimnopodismo”) è la pratica di camminare a piedi nudi su superfici naturali – erba, sabbia, terra, sentieri – per riconnettersi con il terreno. Nasce come disciplina strutturata in Nuova Zelanda e Australia e arrivato in Italia alla fine degli Anni 90 e spesso viene associato (ma non è la stessa cosa) al concetto di earthing/grounding.

Kim Kardashian a piedi nudi in città a Portofino – Getty Images

Barefooting vs earthing/grounding

Quando si parla di camminare scalzi, è facile confondere due piani molto diversi. Il barefooting in senso stretto è una pratica biomeccanica: togliere le scarpe permette al piede di lavorare come è strutturato per fare, attivando muscoli intrinseci normalmente addormentati dalla suola rigida. Questa pratica aiuta a migliorare la propriocezione, la capacità del corpo di percepire la propria posizione nello spazio. Su questo, la letteratura scientifica esiste, è recente e in parte solida, anche se ancora limitata rispetto ad altri temi di biomeccanica.

L’earthing (o grounding) invece, è la teoria, nata dal lavoro dell’imprenditore Clinton Ober e divulgata insieme al cardiologo Stephen Sinatra, secondo cui il contatto diretto con il terreno permetterebbe al corpo di assorbire elettroni liberi dalla Terra, riequilibrando un presunto stato elettrico naturale alterato dalla vita moderna. È proprio questa parte – l’idea di una carica elettrica terapeutica che scorre dal suolo al corpo – a non avere alcun riscontro nella fisica né nella medicina, ed è il motivo per cui riviste come Science-Based Medicine e lo Skeptic’s Dictionary la classificano apertamente come pseudoscienza. In pratica: i benefici muscolari e sensoriali del camminare scalzi sono reali e misurabili; i benefici energetici dell’earthing restano, a oggi, un’affermazione non dimostrata.

Camminare scalzi in città: benefici, rischi e limiti

Camminare a piedi nudi nei boschi o in spiaggia è una cosa, ma camminare a piedi nudi in città è un’altro discorso.

Tra i benefici, camminare scalzi anche solo in casa o su superfici pulite e sicure può migliorare la mobilità della caviglia, rinforzare i muscoli del piede e, secondo alcuni studi, ridurre nel tempo la comparsa di deformità come l’alluce valgo legate a scarpe troppo strette o rigide.

La città però, pone limiti concreti che la natura non ha: l’asfalto e il cemento sono superfici dure e prive di qualunque variazione, ben diverse dal terreno naturale che il piede leggerebbe in modo più vario. Ci sono poi da considerare il rischio di tagli, vetri, oggetti taglienti o superfici contaminate, rischi tutt’altro che trascurabili.

Inoltre, il passaggio improvviso e non graduale dalle scarpe al piede nudo – cosa che in città capita spesso, tra un marciapiede e l’altro – è proprio ciò che gli studi più recenti indicano come il principale fattore di rischio di infortuni da sovraccarico, non il camminare scalzi in sé.

Ci sono poi categorie per cui il rischio supera chiaramente il beneficio, come chi soffre di diabete, per la ridotta sensibilità plantare che può mascherare piccole ferite, chi ha problemi circolatori, o chi soffre di patologie infiammatorie come tallonite o artrite.

Il barefooting urbano può avere senso come pratica occasionale e progressiva – in casa, su un balcone, in un parco pulito – ma va trattato con più cautela di quanto suggerisca la sua immagine naturale e primordiale.

 

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