Caporalato, i riflettori dei pm milanesi sul cantiere del nuovo Consolato Usa: “Operai indiani con paghe il 50% sotto la soglia della povertà”

29 Maggio 2026 - 14:50
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Caporalato, i riflettori dei pm milanesi sul cantiere del nuovo Consolato Usa: “Operai indiani con paghe il 50% sotto la soglia della povertà”

La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario d’urgenza nei confronti della società statunitense Caddell Construction, colosso delle costruzioni con sede in Alabama impegnato nella realizzazione del nuovo Consolato generale degli Stati Uniti a Milano. Il provvedimento, firmato dal pubblico ministero Paolo Storari ed eseguito dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, nasce da un’indagine per presunto caporalato e sfruttamento della manodopera straniera impiegata nel cantiere di piazzale Accursio, dove sta sorgendo il nuovo complesso diplomatico americano.

Operai indiani reclutati all’estero e sfruttati

Secondo la ricostruzione della Procura, i lavoratori sarebbero stati reclutati in India attraverso una società del medesimo Paese e successivamente trasferiti in Italia mediante il meccanismo del distacco internazionale. Gli operai sarebbero stati impiegati nei lavori per la costruzione della nuova sede diplomatica statunitense, un intervento da circa 351 milioni di dollari che interesserà un’area di oltre 40mila metri quadrati nell’ex area del Tiro a Segno. Gli inquirenti contestano che i lavoratori sarebbero stati assunti e utilizzati in condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno economico.

L’inchiesta ipotizza che agli operai siano state riconosciute retribuzioni estremamente basse, in alcuni casi fino al 50% inferiori rispetto alla soglia di povertà individuata dagli organismi internazionali. Secondo il pm Storari, la società avrebbe beneficiato di un sistema di reclutamento che consentiva di impiegare personale straniero a costi notevolmente inferiori rispetto a quelli previsti dal mercato del lavoro italiano. Le accuse dovranno naturalmente essere verificate nel corso del procedimento e nell’eventuale fase processuale.

L’ipotesi del “pizzo” per ottenere il lavoro

Tra gli elementi più gravi emersi dall’indagine vi è anche il presunto pagamento di somme di denaro da parte degli stessi lavoratori per poter essere assunti. Secondo quanto riportato negli atti dell’inchiesta, gli operai avrebbero versato complessivamente circa 500mila rupie alla società incaricata del reclutamento in India. Una sorta di “tassa d’ingresso” per ottenere il posto di lavoro all’estero che gli investigatori considerano parte integrante del presunto sistema di sfruttamento.

Il nuovo capitolo delle indagini milanesi sul caporalato

L’indagine si inserisce nel più ampio filone investigativo coordinato da Paolo Storari sul fenomeno del caporalato e dello sfruttamento del lavoro nell’area milanese. Negli ultimi anni la Procura ha aperto numerosi procedimenti che hanno riguardato i settori della logistica, della moda, della grande distribuzione e della vigilanza privata, portando spesso all’applicazione dell’amministrazione giudiziaria nei confronti delle aziende coinvolte. Ora sotto la lente degli inquirenti è finito anche uno dei cantieri più importanti e simbolici presenti in città, quello destinato a ospitare il nuovo Consolato generale degli Stati Uniti.

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