Milano canta “Io vagabondo” per don Mazzi: l’ultimo applauso a Sant’Ambrogio e la promessa di Sala

03 Agosto 2026 - 20:25
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Milano canta “Io vagabondo” per don Mazzi: l’ultimo applauso a Sant’Ambrogio e la promessa di Sala

Le note di “Io vagabondo” dei Nomadi e un lungo applauso sul sagrato di Sant’Ambrogio hanno accompagnato l’uscita del feretro di don Antonio Mazzi, al termine dei funerali solenni celebrati questo pomeriggio. La salma del fondatore della Comunità Exodus è stata poi trasferita al tempio crematorio del cimitero di Lambrate, chiudendo una giornata segnata dal lutto cittadino proclamato dal Comune di Milano.

Alla cerimonia hanno partecipato oltre un migliaio di persone, tra cui esponenti delle istituzioni e del mondo civile come il presidente di Rcs Urbano Cairo, il prefetto Claudio Sgaraglia e l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso.

Mussida: “Era un uomo che sapeva indignarsi”.

Tra i ricordi più toccanti emersi a fine giornata c’è quello del musicista Franco Mussida, che ha rievocato gli anni di lavoro al fianco del religioso nelle comunità di recupero: “Porto nel cuore don Antonio e l’immagine di un uomo che sapeva indignarsi, che sapeva sfidare con coraggio non solo gli esempi nefasti del progresso, ma anche certe idee troppo conservative del mondo cattolico”. Il chitarrista ha poi ricordato la nascita dei laboratori e della grande orchestra collettiva con i giovani: “Quando gli proposi di trasferire in comunità il lavoro sulla musica, mi accolse con simpatia e, sorridendo con quei suoi occhi chiari e diretti, mi disse semplicemente: ‘Facciamolo!'”.

Poi il tributo di Sala e la scelta del Famedio

A tracciare il ricordo istituzionale è stato il sindaco Beppe Sala, che ha definito don Mazzi come “una persona decisa, che sapeva sempre come ottenere quello che voleva”. Il primo cittadino ha ribadito il proprio sostegno alla proposta di iscrivere il sacerdote tra i milanesi illustri al Famedio del cimitero Monumentale, sottolineando l’importanza di continuare a sostenere l’opera sociale di Exodus. All’uscita dalla basilica è stata infine distribuita ai presenti la “preghiera del ciao”, il testamento spirituale che il sacerdote desiderava venisse inciso sulla sua tomba.

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