Caro-energia, Rinaldi: “Meloni abbia il coraggio di dire no a Bruxelles. La revisione dell’ETS? Non abbasserà subito le bollette”

14 Ottobre 2026 - 20:15
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Caro-energia, Rinaldi: “Meloni abbia il coraggio di dire no a Bruxelles. La revisione dell’ETS? Non abbasserà subito le bollette”

Energia, Rinaldi avverte Meloni: “L’ETS non abbasserà le bollette nell’immediato”

Mentre il Governo Meloni chiede all’Unione europea una risposta coordinata contro il caro-energia e minaccia lo scontro sul bilancio pluriennale, l’Italia è chiamata a trovare soluzioni concrete per contenere i prezzi e difendere la competitività del sistema produttivo. Dalla revisione del sistema ETS all’utilizzo del maggiore gettito IVA per finanziare gli aiuti, fino ai margini negoziali di Roma a Bruxelles, sono diversi i nodi su cui si gioca la partita europea.

Ma al di là delle misure immediate, la questione riguarda anche il futuro energetico e industriale del Paese: come ridurre la dipendenza dalle forniture estere, garantire energia a costi sostenibili e proteggere famiglie e imprese dalle tensioni geopolitiche? E fino a che punto il Governo può spingersi nel confronto con Bruxelles senza rischiare di isolare l’Italia?

A fare il punto è Antonio Maria Rinaldi, economista ed ex eurodeputato di Futuro Nazionale, che ad Affaritaliani analizza le misure necessarie per contrastare il caro-energia, i margini di trattativa con l’Unione europea e le strategie per rafforzare la sovranità energetica italiana.

Meloni chiede all’Ue una risposta coordinata contro il caro-energia. Quali misure servono davvero per abbassare i prezzi per imprese e famiglie?

Servono interventi immediati, mirati e coperti: alleggerire temporaneamente le componenti fiscali e gli oneri che pesano sulle bollette, sostenendo le famiglie più esposte e le imprese energivore. Ma non basta distribuire aiuti: occorre intervenire anche sulla formazione del prezzo elettrico, perché in Italia il gas continua spesso a determinarlo e a trasmettere i rincari all’intero sistema. Per Futuro Nazionale l’energia accessibile è una condizione di sovranità e competitività: senza costi sostenibili non si difendono il potere d’acquisto né la nostra base industriale.

Il Governo punta a rivedere il sistema ETS e a utilizzare il maggiore gettito IVA per finanziare gli aiuti. Quanto sono realistiche queste richieste a Bruxelles?

Le due richieste hanno possibilità diverse. La revisione dell’ETS è già stata avviata dalla Commissione, ma i tempi per arrivare a un accordo si spingono al 2027: non abbasserà le bollette nell’immediato. È realistico chiedere di ridurre la volatilità del prezzo della CO₂ e di limitarne l’impatto sui costi dell’elettricità e dell’industria. Non bisogna però presentare l’ETS come l’unica causa del caro-energia, né far credere che l’Italia possa modificarlo da sola. Per Futuro Nazionale, la transizione non può trasformarsi in una tassa sulla produzione europea: l’ETS2 va rinviato finché famiglie e imprese non abbiano alternative concretamente accessibili.

Anche utilizzare il maggior gettito IVA per sostenere famiglie e imprese è ragionevole, ma quelle entrate aumentano perché aumentano i prezzi: non sono ricchezza nuova né spazio fiscale senza limiti. La richiesta italiana di maggiore flessibilità ha già incontrato resistenze a Bruxelles. La strada più concreta è negoziare aiuti temporanei, selettivi e finanziati, senza promettere risorse che le regole europee non consentono di spendere.

Meloni minaccia lo scontro sul bilancio pluriennale Ue per ottenere più risorse. Quali margini negoziali ha l’Italia e quali rischi corre?

L’Italia ha un margine negoziale concreto: il Quadro finanziario pluriennale richiede l’unanimità degli Stati membri, quindi Roma può opporsi a un accordo che penalizzi i suoi interessi. Ma il veto è uno strumento, non una strategia. Per usarlo servono priorità chiare e alleanze con i Paesi che condividono la difesa della coesione, della politica agricola e degli investimenti per la competitività.

La proposta negoziale irlandese per il 2028-2034 è di 1.620 miliardi di euro, l’8% in meno rispetto alla proposta iniziale della Commissione, pur restando superiore al bilancio attuale. Per l’Italia non conta soltanto la dimensione complessiva del bilancio, ma quante risorse arrivano ai territori e alle imprese e chi ne sostiene il costo. Credo sia arrivato il momento in cui il Governo italiano abbia il coraggio di dire di no, se l’accordo penalizza l’interesse nazionale. Ma deve farlo con linee rosse chiare e una coalizione negoziale, per non isolare l’Italia e ritrovarsi davanti a un compromesso ancora meno favorevole.

Tra tensioni geopolitiche e rincari dei carburanti, come può l’Italia ridurre la propria vulnerabilità energetica e proteggere la competitività industriale?

Con una strategia di sovranità energetica: diversificare fornitori e rotte, rafforzare reti, accumuli e interconnessioni, aumentare la produzione nazionale e sviluppare tutte le tecnologie disponibili. Rinnovabili, impianti a gas come capacità programmabile di supporto e nucleare di nuova generazione devono concorrere a un sistema stabile.

Il nucleare richiede tempi lunghi e non abbasserà le bollette di domani; proprio per questo non possiamo rinviare le altre scelte. La transizione deve essere sostenibile anche per chi produce e lavora: nessun obiettivo ambientale può giustificare la perdita di imprese, occupazione e capacità industriale. L’interesse nazionale è avere energia sicura, accessibile e disponibile per cittadini e imprese.

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