Lingua italiana nel mondo, Riccardi: «Svilupparla è un interesse nazionale prioritario»

08 Ottobre 2026 - 18:10
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La lingua italiana non è soltanto un patrimonio da custodire, ma una risorsa culturale ed economica da promuovere nel mondo. È il messaggio lanciato da Andrea Riccardi, presidente della Società Dante Alighieri, intervenuto alla Farnesina in occasione del lancio della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo.

«Sviluppare l’italiano è un interesse nazionale prioritario, non è un’opera di nostalgici», ha affermato Riccardi, richiamando l’attenzione sulla crescente domanda di lingua e cultura italiane anche in Paesi dove la presenza delle comunità di origine italiana è limitata.

Un fenomeno che allarga gli orizzonti della promozione linguistica: accanto agli italiani residenti all’estero e ai discendenti dell’emigrazione, cresce una platea internazionale di persone attratte dalla storia, dall’arte, dalla scienza, dalle università e dallo stile di vita italiani.

Quasi 500 comitati nel mondo e oltre 80 scuole

La rete della Società Dante Alighieri costituisce uno degli strumenti principali per diffondere la lingua italiana oltre i confini nazionali. L’organizzazione conta quasi 500 comitati all’estero e sostiene una rete di oltre 80 scuole nelle quali l’insegnamento linguistico si accompagna alla conoscenza della cultura italiana.

«Diamo spesso per scontato che l’italiano sia solo la lingua degli italiani. Non è vero», ha osservato Riccardi, indicando in almeno 60 milioni le persone che parlano italiano o nutrono un particolare interesse per la lingua e la cultura del nostro Paese.

La domanda, ha spiegato, è in crescita anche in diverse aree dell’Asia, dell’Africa e del Medio Oriente. Tra gli esempi citati figurano Mascate, in Oman, dove la Dante Alighieri organizza corsi per adulti, e Asmara, in Eritrea, dove sono stati riattivati corsi di italiano dopo la chiusura della storica scuola italiana nel 2021, anche grazie alla collaborazione dell’ambasciata.

Attività vengono portate avanti anche a Cuba, in Georgia e in El Salvador. Esperienze che dimostrano come l’interesse per l’italiano possa svilupparsi anche in contesti nei quali il legame con l’emigrazione italiana non rappresenta il principale fattore di attrazione.

Dalla lingua al Made in Italy: il valore della cultura

Il tema scelto per la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo richiama la capacità dell’italiano di ideare, progettare e creare. Per Riccardi, non si tratta soltanto di una celebrazione della tradizione linguistica, ma di una riflessione sul ruolo della cultura nella società contemporanea e nell’economia.

«Al marchio italiano non bastano due paroline in italiano, occorre dare sostanza con la cultura italiana», ha affermato il presidente della Dante Alighieri, sottolineando il legame tra identità culturale, creatività e competitività internazionale.

Il riferimento è anche all’Italian sounding, il fenomeno per cui prodotti stranieri utilizzano nomi, immagini o richiami all’Italia per risultare più attrattivi sul mercato. Nel settore agroalimentare, per esempio, denominazioni come parmesan e reggianito richiamano il Parmigiano Reggiano senza identificare necessariamente il prodotto originale.

La promozione della lingua, secondo Riccardi, deve quindi dialogare con il mondo produttivo e contribuire a valorizzare il patrimonio culturale che rende riconoscibile l’Italia. Cultura e attività economica non sono dimensioni separate: possono rafforzarsi reciprocamente, generando valore per le imprese e per la società.

La formazione degli insegnanti è decisiva

Per ampliare la diffusione dell’italiano, uno dei passaggi fondamentali è investire nella preparazione dei docenti. «Alla base di questo sta l’impegno per formare docenti di italiano. È lo strumento necessario, decisivo», ha sottolineato Riccardi.

L’obiettivo è rafforzare l’insegnamento anche nei sistemi scolastici pubblici di Paesi come Argentina e Brasile, dove la lingua può rappresentare un collegamento importante con le radici familiari, ma anche un’opportunità di crescita culturale e professionale.

La Società Dante Alighieri si prepara inoltre a trasformarsi nei prossimi mesi in una fondazione di partecipazione, un passaggio che si inserisce nel percorso di sviluppo dell’istituzione e della sua rete internazionale.

Settecento scrittori di origine straniera scelgono l’italiano

Tra gli elementi richiamati da Riccardi c’è anche il contributo degli autori di origine non italiana che hanno scelto la nostra lingua come strumento di espressione letteraria. Secondo il dato citato dal presidente, sono circa 700 gli scrittori, noti e meno noti, che hanno intrapreso questo percorso.

Un segnale di come l’italiano possa diventare una lingua di appartenenza culturale anche al di fuori dei confini nazionali e delle comunità legate all’emigrazione.

Riccardi ha ricordato inoltre Edith Bruck, scrittrice sopravvissuta alla persecuzione nazista e vicepresidente della Società Dante Alighieri, che ha scelto l’italiano per la propria produzione letteraria. Una vicenda che testimonia la capacità di una lingua di diventare casa, identità ed espressione personale anche per chi l’ha acquisita nel corso della propria vita.

L’italsimpatia, una comunità che supera i confini

Nel suo intervento, Riccardi ha richiamato il concetto di «italsimpatia»: un clima di interesse e vicinanza nei confronti dell’Italia che supera i confini geografici e coinvolge persone con motivazioni diverse.

Non soltanto discendenti degli emigrati, quindi, ma anche studenti, studiosi, professionisti e appassionati che si avvicinano alla lingua per ragioni culturali, accademiche o personali.

La sfida è trasformare questo interesse in relazioni durature, attraverso scuole, università, istituzioni culturali e iniziative di formazione. In un mondo segnato dalla digitalizzazione, dalle tensioni internazionali e dalle nuove incognite legate all’intelligenza artificiale, la lingua può continuare a offrire uno spazio di dialogo tra culture differenti.

La promozione dell’italiano, nel messaggio di Riccardi, non è dunque un esercizio di nostalgia. È un investimento sul futuro: valorizzare la lingua significa rafforzare la presenza culturale dell’Italia nel mondo, sostenere il Made in Italy e costruire legami con una comunità internazionale che guarda al nostro Paese non soltanto per le sue origini, ma anche per ciò che può offrire oggi.

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