Case green, l’Ue porta avanti la procedura di infrazione: Italia a rischio sanzioni

La Commissione europea ha compiuto un passo formale nell’ambito della procedura d’infrazione avviata contro l’Italia e altri otto Stati membri (Belgio, Cechia, Irlanda, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia). L’esecutivo comunitario ha infatti inviato un parere motivato a causa del mancato invio delle bozze dei Piani Nazionali di Ristrutturazione degli Edifici (NBRP). Tali documenti strategici avrebbero dovuto essere presentati entro la scadenza del 31 dicembre 2025, come stabilito dalla Direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia (EPBD, nota come direttiva "Case Green").
Il provvedimento segue le lettere di costituzione in mora già spedite nei mesi scorsi (e da ultimo anche ad altri paesi a luglio), a cui i nove Paesi non hanno fornito risposte adeguate né hanno provveduto a trasmettere la pianificazione richiesta. La Commissione Ue sottolinea che i Piani Nazionali di Ristrutturazione costituiscono la colonna portante per trasformare il patrimonio immobiliare europeo in una struttura decarbonizzata, ad alta efficienza energetica e a impatto zero entro il 2050. La loro definizione risulta cruciale per dare stabilità e prevedibilità agli investimenti pubblici e privati nel settore edile.
Oltre all'impatto ambientale, la corretta programmazione e attuazione della direttiva punta a perseguire obiettivi socio-economici di primaria importanza, quali l'indipendenza energetica dell'Unione, la competitività economica, la disponibilità di alloggi a costi accessibili e il calo delle bollette per i cittadini. Con l'invio del parere motivato (la procedura INFR(2026)2024 specifica per l'Italia), si apre una fase cruciale: il Governo italiano ha ora un termine tassativo di due mesi per adempiere all'obbligo o fornire giustificazioni adeguate.
Se l'Italia non presenterà la bozza del piano nei tempi previsti, la Commissione europea potrà decidere di deferire il Paese alla Corte di Giustizia dell'Unione europea, esponendolo al concreto rischio di sanzioni pecuniarie. La posizione italiana riflette il dibattito interno relativo alle difficoltà attuative e ai costi legati al recepimento completo della, ma la pressione di Bruxelles punta ad accelerare l'adozione delle tabelle di marcia strategiche senza ulteriori ritardi.
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