Case per le persone, non per il mercato

C'è una parola che risuona in Europa: casa. Un sogno per milioni di europei, ridotto a bene di consumo, a merce da speculazione, a costo da tagliare. Un'agenda politica progressista per una nuova Europa ha il dovere di restituirle il suo senso più profondo: la casa è un diritto, è dignità, è il luogo dove si decide se una società è giusta oppure no.
Oggi milioni di europei non riescono più a permettersi un tetto. Le giovani generazioni rinunciano al futuro perché un affitto vale metà stipendio. Le famiglie scelgono tra riscaldare la casa e fare la spesa. Questa non è una crisi tecnica da correggere con qualche direttiva isolata: è una ferita sociale, il segno di un modello che ha messo la rendita davanti alla vita.
Eppure, gli strumenti esistono. La Direttiva sulle case green (EPBD) può liberare le famiglie dalla schiavitù delle bollette, se accompagniamo la riqualificazione con il sostegno a chi non ha i mezzi. La Nature Restoration Law ci impegna a riportare la natura anche nelle città, ridando aria pulita e spazi di comunità alle periferie dimenticate. Il lavoro europeo sull'affordable housing riconosce finalmente l'abitare come questione continentale. E soprattutto c'è il Fondo Sociale per il Clima, alimentato dai proventi del sistema ETS: risorse enormi, generate da chi producendo inquina di più, destinate proprio a proteggere le famiglie vulnerabili dai costi della transizione.
Qui sta lo scandalo tutto italiano. Mentre l'Europa costruisce leve potentissime, l'Italia non sa usarle. I soldi che arrivano dagli ETS e che potrebbero finanziare case efficienti, affitti calmierati, comunità energetiche nei quartieri popolari, rischiano di restare inutilizzati o dispersi. È un'occupazione ecologica e sociale mancata, un tradimento verso chi aspetta risposte concrete.
Chi contrappone ambiente e diritti sociali mente sapendo di mentire. La transizione ecologica non è un lusso per chi può, ma la più grande occasione di giustizia della nostra epoca. Non c'è ambientalismo senza equità, e non c'è equità senza ambiente sano.
Per questo è miope che si continuino a trattare i grandi dossier dell'abitare come pratiche separate, chiuse in silos che non si parlano. Case green, housing accessibile, ripristino della natura, Fondo Sociale per il Clima sono la stessa battaglia: tre, quattro facce di un unico progetto di civiltà. Costruire luoghi dove si possa vivere bene, tutti, senza distruggere il pianeta e senza lasciare indietro nessuno.
Le destre offrono nostalgia e paura. Una nuova Europa progressista deve offrire una visione: una casa calda e sana per ogni famiglia, quartieri vivi e verdi, città che assorbono l'acqua invece di annegarci e che non soffochino in estate per le ondate di calore. Serve una mano pubblica forte, e serve la capacità di spendere bene le risorse che già ci sono.
Il diritto alla casa e la transizione ecologica corrono sullo stesso binario: quello di una società che non abbandona nessuno. È tempo di superare la politica della paura e di aprire i cantieri di una società che rimetta la vita, e non la rendita, al centro.
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