Turchia 2026: la festa di chi corteggia Erdoğan, il dramma di chi lo subisce

Al vertice NATO di Ankara (7-8 luglio 2026), Erdoğan ha regalato a ogni leader alleato un revolver Sarsilmaz con il nome inciso e munizioni vere, corredato da una lettera che deroga ai controlli turchi sull'export. Un gadget bizzarro, e un buon riassunto della giornata: il summit sulla sicurezza collettiva si è rivelato soprattutto una fiera delle armi. La dichiarazione finale annuncia oltre 50 miliardi di dollari in nuovi appalti: 40 miliardi in capacità anti-drone nei prossimi cinque anni, oltre 26 in difesa aerea e missilistica integrata, contratti con Lockheed Martin, Raytheon, Rheinmetall, Saab. C'è anche l'Italia, con Leonardo: un accordo settennale da 200 milioni con Accenture per le comunicazioni NATO, prove congiunte con la turca Baykar sul drone da combattimento Kızılelma, intese con Diehl Defence, General Dynamics e Thales su munizionamento e sistemi per le forze speciali. In cambio della lealtà turca nella guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran, Trump ha revocato le sanzioni CAATSA contro Ankara, riaprendole la strada verso gli F-35. Appena atterrato, ha dichiarato di essere venuto "solo perché il summit lo organizzava Erdoğan" endorsement personale ed esplicito.
Al vertice si è discusso di Ucraina: 70 miliardi di euro impegnati per il 2026 in equipaggiamento e addestramento, un sostegno giusto contro l'aggressione russa. Ma mentre i capi di stato firmavano, ad Ankara blindata — manifestazioni vietate per due settimane, oltre 56mila agenti in strada — la polizia arrestava più di 200 persone: studenti, avvocati, sindacalisti, giornalisti.
L’UE e gli Stati Uniti trattano Erdoğan da alleato indispensabile: corridoi energetici, migranti, NATO, Siria, Libia... La sua legittimazione internazionale non è mai stata così alta: Ankara ha chiesto di rimuovere le restrizioni al commercio di materiali della difesa con gli alleati NATO per entrare nei programmi di riarmo comune, offrendo 24 miliardi di dollari di investimento nel proprio scudo missilistico "Çelik Kubbe". Una porta che l'Unione europea, nei prossimi mesi, potrebbe essere tentata di aprire.
Come spesso succede con i regimi autoritari, l’economia turca langue e non da oggi. La svolta ortodossa" del ministro delle Finanze Mehmet Şimşek ha segnato, dal 2023, l'abbandono della teoria bizzarra di Erdoğan secondo cui sarebbero i tassi alti a causare l'inflazione. Tornata a una politica monetaria convenzionale, la banca centrale ha portato i tassi al 50%. Il bilancio è a mezze tinte: l'inflazione ufficiale è scesa dall'85% del 2022 al 32% (l'indice indipendente ENAG la stima oltre il 55%), ma resta la più alta del G20, col tasso di riferimento ancora al 37% e comunque la lira ha perso l'80% del suo valore dal 2018. Dietro questi numeri c'è una diseguaglianza marcata: il coefficiente Gini è a 0,410 per il TÜİK, a 0,461 per Eurostat — comunque il più alto d'Europa, contro una media UE di 0,344. Il 20% più ricco guadagna 9 volte il 20% più povero, il doppio della media europea. Un turco su cinque non arriva a soddisfare i suoi bisogni essenziali.
I prigionieri politici. Un rapporto del 2021 del Consiglio d'Europa certificava che la Turchia deteneva il 95% di tutti i condannati per terrorismo in Europa: 30.555 persone su 32.006. A Silivri, il carcere più grande del continente per numero di detenuti — 22mila reclusi su una capienza di 11mila — sono passati Osman Kavala, imprenditore e filantropo, detenuto dal 2017 nonostante due sentenze della Corte europea dei diritti umani che ne chiedono il rilascio; Selahattin Demirtaş, che nel giugno 2015, da co-presidente dell'HDP filo-curdo, portò il suo partito oltre la soglia del 10%, privando l'AKP della maggioranza assoluta nell'ultimo vero shock democratico turco — arrestato nel novembre 2016, oggi sconta 42 anni; Figen Yüksekdağ, sua co-presidente, condannata a 30. Ekrem İmamoğlu, sindaco di Istanbul e principale sfidante di Erdoğan alle presidenziali del 2028, arrestato nel marzo 2025, è indagato per 143 reati. Nel primo trimestre 2026 risultavano almeno 58 giornalisti in carcere. La loro sorte dipende in larga parte dall'attenzione internazionale: la pressione della Corte europea, delle diplomazie e dell'opinione pubblica ha già ottenuto rilasci e alleggerimenti di pena. Il silenzio lascia campo libero. E durante il vertice di Ankara nessuno ha detto nulla di questa situazione scandalosa.
Le università. Dopo il golpe del 2016, che alcuni pensano sia stato un “autogolpe”, sono stati licenziati oltre 30mila insegnanti e 7mila accademici, senza pensioni né tutele A Boğaziçi, ateneo statale laico simbolo della Turchia internazionale, dal 2021 Erdoğan nomina direttamente i rettori al posto delle elezioni interne. A maggio 2026 ha firmato anche il decreto che revoca la licenza dell'università privata Bilgi — 20mila studenti, nota per l'impronta liberale nelle scienze sociali — otto mesi dopo il sequestro degli asset dei proprietari, il gruppo Can Holding, per un'inchiesta su riciclaggio ed evasione. Sulla carta, una vicenda giudiziaria sui proprietari; nei fatti, la chiusura per decreto presidenziale di un'istituzione indipendente, nel mezzo dell'anno accademico.
Una società riscritta. Le scuole religiose İmam Hatip sono passate da 730 istituti nel 2012 a oltre 1.600 nel 2016, gli iscritti da 94mila a 458mila. Santa Sofia è tornata moschea nel 2020, dopo 86 anni da museo laico. L'evoluzionismo è uscito dai programmi scolastici, l'etica islamica è entrata ovunque, obbligatoria.
I diritti delle donne. Nel 2021 la Turchia si è ritirata dalla Convenzione di Istanbul, il trattato contro la violenza sulle donne firmato proprio in quella città — primo paese a ratificarlo, primo a uscirne. I femminicidi non calano: 294 donne uccise nel 2025. Gli assassini ottengono spesso sconti di pena perché "provocati"; le vittime finiscono sotto processo per la propria vita privata. E mentre le donne muoiono spesso in casa, il governo le vuole sempre più confinare dentro le loro quattro mura: il 2025, proclamato "anno della famiglia", é stata l’occasione per spingere le donne a scegliere di fare lavori part-time e trattato l'indipendenza economica femminile come un problema da correggere.
La famiglia presidenziale. Il potere in Turchia gira intorno alla famiglia di Erdogan, figlio, genero…e alcuni fedelissimi. Il dossier sul suo arricchimento è pubblico dal 2013, quando un'inchiesta per corruzione coinvolse Erdoğan, il figlio Bilal e il genero Berat Albayrak, poi ministro delle Finanze e vicepresidente del fondo sovrano turco da 40 miliardi di dollari. Intercettazioni autenticate registrarono Erdoğan ordinare al figlio di disfarsi di ingenti somme in contanti durante le perquisizioni; l'inchiesta fu insabbiata sostituendo i magistrati. Bild, The Guardian e Nordic Monitor hanno documentato patrimoni opachi, trust alle Isole di Man, schemi offshore a Malta, presunti traffici di petrolio russo sotto sanzioni.
Sul piano regionale, Ankara trasforma gli interventi militari in leva commerciale: in Libia è primo fornitore davanti a Cina ed Egitto; in Siria post-Assad punta a 5 miliardi di scambi in due anni e guida la ricostruzione dell'esercito di al-Sharaa.
Chi come me ha conosciuto Istanbul nel 2013, quando i ragazzi sfilavano a Gezi Park, o nel 2015, quando un accordo con i curdi sembrava vicino ed Erdoğan perse la maggioranza assoluta aprendo una vera prospettiva di pace e libertà, oggi vede i suoi leader languire in carcere da anni, l'università sotto tutela, la piazza silenziata — mentre l’UE e i suoi stati membri sorridono e stringono la mano a Erdogan e la sua cricca, rendendosi complice con il loro silenzio colpevole. E’ tutto molto triste, perché davvero poteva andare in un altro modo. Ma io sono certa che questo sbagliato: quanto sarebbe più sicura, non solo più giusta, più sicura, un'alleanza con una Turchia davvero democratica, i cui popoli, curdi compresi, fossero liberi di parlare la propria lingua e di scegliere chi li governa? Una Turchia libera sarebbe un argine, non un rischio. Oggi scommettiamo sull'uomo sbagliato e la sua cricca, e chiamiamo pragmatismo quello che è solo cinica miopia .
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