Caso Emanuela Orlandi, il fotografo Accetti nuovamente indagato: per la Procura era parte di una “rete di adescamento”
All’infinita saga delle indagini su Emanuela Orlandi si aggiunge un nuovo capitolo. A oltre 40 anni dalla scomparsa della 15enne cittadina vaticana avvenuta a Roma il 22 giugno 1983 tornano infatti a riaccendersi i riflettori su un personaggio già ampiamente coinvolto nelle inchieste giudiziarie. Si tratta di Marco Fassoni Accetti, fotografo romano oggi 70enne finito nuovamente indagato dalla Procura di Roma dopo che in passato le sue dichiarazioni erano state archiviate come una “sceneggiatura fantasiosa”: Accetti si autoaccusò davanti ai pm di essere stato il rapitore sia di Emanuela che di Mirella e fu bollato come inattendibile. Secondo quanto riferisce Repubblica nelle scorse settimane, dopo l’audizione nella commissione parlamentare che si occupa del caso Orlandi, sarebbe emerso che Accetti è finito nel registro degli indagati per l’accusa di calunnia in riferimento al caso di Katty Skerl, 17enne uccisa nel 1984 e delitto ad oggi irrisolto. Skerl venne ritrovata strangolata in una vigna a Grottaferrata nel gennaio 1984. Quasi trent’anni dopo, nel 2013, Accetti scrisse nel suo blog che la bara della ragazza era stata trafugata dal cimitero del Verano e collegò il macabro furto al caso di Emanuela Orlandi. Le sue dichiarazioni caddero nel vuoto ma nel 2022 la Procura di Roma dispose l’apertura del loculo che fu ritrovato in effetti vuoto: la bara di Katty era stata realmente rubata.
Un nuovo filone di indagine, coordinato dal pm Stefano D’Arma, ipotizzerebbe che Accetti abbia fatto parte in passato di una rete dedita all’adescamento di minorenni da introdurre a terzi. È in questo contesto che andrebbero letti alcuni casi di cronaca nera nella Roma degli anni Ottanta, dal caso Orlandi alla scomparsa di Mirella Gregori, avvenuta il 7 maggio 1983, e alla morte del 12enne José Garramon, figlio di un diplomatico uruguaiano trovato senza vita nel dicembre dello stesso anno nella pineta di Castel Porziano e che secondo una sentenza definitiva è stato investito mortalmente dallo stesso Accetti mentre era alla guida di un furgone. La nuova lettura dei fatti vedrebbe quest’ultimo episodio non più come un semplice incidente: in particolare tra i punti da chiarire ci sono le modalità con cui il ragazzino fosse arrivato a circa venti chilometri da casa e chi lo abbia eventualmente accompagnato. Nonostante i decenni trascorsi dai fatti, i carabinieri raccogliendo nuove testimonianze di persone che all’epoca erano adolescenti e che riferirebbero di aver conosciuto Accetti attraverso la promessa di servizi fotografici, con il sospetto che potesse introdurle in ambienti privati o a contatti sconosciuti.
Tesi respinte da Giancarlo Germani, legale difensore del fotografo Accetti, che sottolinea soprattutto che “al momento non abbiamo ricevuto nulla” a proposito della nuova indagine della Procura di Roma di cui riferisce Repubblica. Inoltre lo stesso legale ha fatto sapere proprio oggi di aver querelato in data 17 dicembre 2025 Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, presso la procura della Repubblica di Roma per i reati di diffamazione aggravata e calunnia in relazione alle dichiarazioni rilasciate da Orlandi lo scorso 7 ottobre 2025 in commissione parlamentare di inchiesta sulle scomparse di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi . “Fassoni Accetti veniva definito da Pietro Orlandi testualmente: “Io considero Accetti un mitomane, per tutte le cose che ha fatto, anche in precedenza. Sappiamo che conoscenze avesse; non lo dico io ma Calipari, che all’epoca indagava su Accetti. Lui stava nel giro della pedopornografia, adescava ragazzini“, scrivono, tra l’altro, i legali. “Poiché Marco Fassoni Accetti non ha mai riportato alcuna condanna penale per pedopornografia o adescamento di minori – proseguono i legali – , il sottoscritto e il consorte di difesa, l’avvocato Paolo Grillo, rileviamo che l’informativa attribuita al compianto Calipari non ha avuto alcun seguito di alcun tipo non avendo prodotto neanche una minima inchiesta di rilevanza penale, ne discende il pieno diritto di Fassoni Accetti di tutelare il proprio onore e decoro e di non accettare di essere definito in modo dispregiativo e disonorevole”, appalesandosi “le condotte di Orlandi gravemente diffamatorie e calunniose”.
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