Caso Fakir, scontri a Bologna dopo il corteo: 11 feriti tra manifestanti e forze dell’ordine
La protesta nata per chiedere verità sulla morte del 42enne è degenerata davanti a Prefettura e Questura tra bombe carta, incendi, lanci di oggetti, manganellate, lacrimogeni e idranti. La famiglia prende le distanze: «Non vogliamo odio né vendetta»
Una manifestazione nata per chiedere «verità e giustizia» sulla morte di Abderrahim Fakir si è trasformata in una notte di violenze nel centro di Bologna.
Bombe carta, bottiglie lanciate contro gli agenti, barricate improvvisate, cassonetti divelti, biciclette distrutte e un’automobile incendiata hanno segnato le ore successive al presidio pacifico organizzato in piazza del Nettuno.
Il bilancio è di 11 persone ferite in maniera lieve tra manifestanti e appartenenti alle forze dell’ordine. Cinque poliziotti e quattro civili sono stati assistiti dal personale sanitario, mentre un agente e un manifestante sono stati trasportati in ospedale con lesioni giudicate non gravi.
La protesta era stata convocata dopo la morte di Fakir, 42 anni, avvenuta domenica durante un intervento della polizia. Le circostanze del decesso devono ancora essere chiarite e la famiglia continua a chiedere un accertamento completo delle responsabilità.
Il presidio pacifico in piazza del Nettuno
La giornata era cominciata con un presidio partecipato e inizialmente pacifico in piazza del Nettuno.
Dal palco, la nipote Yosra Fakir ha ricordato lo zio tra le lacrime, parlando del dolore e delle numerose domande rimaste ancora senza risposta.
«Quello che è successo ha lasciato dentro di noi dolore, rabbia e tante domande», ha dichiarato.
La giovane ha chiesto che la vicenda non venga dimenticata e che venga fatta chiarezza sul comportamento di chi avrebbe dovuto garantire assistenza e sicurezza al quarantaduenne.
Il messaggio della famiglia è stato netto: nessuna richiesta di vendetta, ma «verità, giustizia, rispetto e umanità».
Le contestazioni durante gli interventi
Accanto ai familiari era presente anche Yassine Lafram, presidente della Comunità islamica di Bologna, che ha invitato la città a stringersi intorno alla famiglia.
Durante il suo intervento, tuttavia, una parte della piazza ha iniziato a scandire cori contro le forze dell’ordine.
Tra gli slogan gridati figuravano accuse dirette alla polizia e la frase: «Abderrahim non lo abbiamo perduto, lo hanno ammazzato».
Al presidio erano presenti anche gruppi antagonisti e attivisti vicini ai centri sociali, con striscioni contro la violenza di Stato e lo scudo penale per gli agenti.
Il corteo verso Prefettura e Questura
Al termine degli interventi, migliaia di persone si sono mosse in corteo verso piazza Roosevelt, dove si trovano la Prefettura e la Questura.
La tensione è aumentata progressivamente.
Ai cori contro la polizia sono seguiti lanci di bottiglie e altri oggetti verso gli agenti schierati in tenuta antisommossa.
Quando alcuni manifestanti hanno cercato di avvicinarsi ulteriormente agli edifici istituzionali, sono iniziati i primi contatti con le forze dell’ordine.
Da quel momento la situazione è rapidamente degenerata.
Bombe carta, lacrimogeni e idranti
Nelle fasi più concitate sono state lanciate bombe carta e oggetti contro gli agenti. La polizia ha risposto utilizzando scudi e manganelli, per poi ricorrere a lacrimogeni e idranti nel tentativo di disperdere la folla.
Alcuni manifestanti hanno utilizzato le barriere del cantiere del tram per costruire protezioni improvvisate.
Sono state danneggiate biciclette del servizio pubblico di sharing e lanciate sedie prelevate dai dehors dei locali.
Un’automobile è stata data alle fiamme, mentre diversi cassonetti sono stati rovesciati e utilizzati come ostacoli lungo le strade.
Per diverse ore il centro di Bologna ha assunto l’aspetto di un terreno di guerriglia urbana.
La famiglia: «Le violenze sono un attacco contro di noi»
La famiglia di Fakir ha preso immediatamente le distanze dagli scontri.
L’avvocato Fabio Anselmo ha definito le violenze «un attacco alla famiglia», sostenendo che la strumentalizzazione della protesta rischi di oscurare la richiesta principale: accertare la verità sulla morte del quarantaduenne.
Il legale ha inoltre espresso solidarietà agli agenti impegnati nella gestione dell’ordine pubblico.
La posizione dei familiari è chiara: chi ha trasformato il corteo in una battaglia di piazza non ha reso un servizio alla memoria di Fakir.
Al contrario, ha spostato l’attenzione dagli interrogativi sulla sua morte agli incendi, ai danneggiamenti e agli scontri.
Manifestanti contro gli antagonisti
Secondo alcune ricostruzioni, durante i momenti più violenti una parte dei partecipanti avrebbe contestato apertamente gli attivisti dei centri sociali.
L’accusa rivolta agli antagonisti è quella di aver trasformato una manifestazione pacifica, promossa dalla famiglia e dalla comunità, in un’occasione di scontro con la polizia.
Questa frattura interna mostra come la protesta non fosse composta da un blocco unico.
Molti erano presenti soltanto per manifestare solidarietà ai familiari e chiedere chiarimenti sull’intervento durante il quale Fakir ha perso la vita.
Altri hanno invece cercato lo scontro politico e fisico con le forze dell’ordine.
Il paragone con George Floyd
Il caso è arrivato anche sulla stampa internazionale.
Il New York Times ha riportato le proteste di Bologna e i paragoni formulati da alcuni manifestanti con la morte di George Floyd, ucciso nel 2020 durante un intervento della polizia a Minneapolis.
Il quotidiano americano ha ricordato la presenza di bandiere marocchine e di uno striscione contro la violenza della polizia e il razzismo.
Il paragone ha però alimentato ulteriori discussioni, perché le circostanze della morte di Fakir sono ancora oggetto di accertamento.
Prima di stabilire analogie o responsabilità è necessario attendere gli esiti degli esami medico-legali e delle indagini.
Salvini: «Teppisti, andrò a Bologna»
Il vicepremier Matteo Salvini ha condannato duramente gli scontri, definendo «teppisti» i responsabili delle violenze.
Ha inoltre accusato una parte della sinistra di alimentare ostilità nei confronti delle forze di polizia e ha annunciato l’intenzione di recarsi a Bologna per esprimere solidarietà agli agenti feriti.
Le sue dichiarazioni hanno immediatamente spostato il confronto anche sul piano politico, inserendo la vicenda all’interno del più ampio scontro nazionale sulla sicurezza e sulla gestione delle manifestazioni.
Piantedosi: «Una tragedia non può essere strumentalizzata»
È intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha definito la morte di Fakir un episodio «molto drammatico e tragico».
Secondo il ministro, la politica dovrebbe mostrare il proprio volto più responsabile quando è in gioco la vita delle persone.
Piantedosi ha criticato chi utilizza una tragedia per alimentare polemiche o trasformare una manifestazione in un’aggressione contro le forze dell’ordine.
Ha però riconosciuto che la vicenda deve interrogare le istituzioni su cosa sia necessario fare affinché episodi simili non si ripetano.
Verità sulla morte, responsabilità per le violenze
Gli scontri di Bologna non possono cancellare le domande sulla morte di Abderrahim Fakir.
Allo stesso tempo, la richiesta di verità non può giustificare incendi, aggressioni e devastazioni.
Sono due piani distinti e devono rimanere tali.
Gli investigatori dovranno chiarire quanto accaduto durante l’intervento di polizia nel quale il quarantaduenne ha perso la vita. Parallelamente, dovranno essere individuate le persone responsabili degli atti violenti commessi durante il corteo.
La famiglia ha indicato la strada con parole semplici: giustizia senza odio, chiarezza senza vendetta.
Tutto ciò che si allontana da questa richiesta rischia di trasformare una tragedia umana in uno strumento di scontro politico, facendo perdere di vista proprio la persona nel cui nome la manifestazione era stata convocata.
The post Caso Fakir, scontri a Bologna dopo il corteo: 11 feriti tra manifestanti e forze dell’ordine first appeared on Allora! Italian Australian News.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)