Castagna: «In Seminario per educare alla visione cristiana della vita»
Seminaristi a Venegono in occasione della festa dell'1 maggio scorso (Agenzia Fotogramma)
Seminaristi a Venegono in occasione della festa dell'1 maggio scorso (Agenzia Fotogramma)Domenica 20 settembre in Diocesi si celebra la Giornata per il Seminario, un invito a sostenere questa storica istituzione e a pregare per quanti stanno compiendo un cammino di discernimento verso il sacerdozio. Quest’anno la comunità di Venegono Inferiore è composta da 48 seminaristi ambrosiani, cui si aggiungono 4 seminaristi extradiocesani.
Il messaggio dell’Arcivescovo per la Giornata, dal titolo «Ora i miei occhi ti vedono» (Gb 42, 5), insieme alla sua Proposta pastorale, offrono diversi spunti per approfondire la dimensione vocazionale della missione, cui tutti siamo chiamati, nella Chiesa e nella società. Ne parliamo con don Enrico Castagna, rettore del Seminario.
Cosa ci suggerisce il titolo della Giornata di quest’anno?
«Ora i miei occhi ti vedono», versetto tratto dal Libro di Giobbe, sarà anche il motto della Missione vocazionale che i seminaristi del Quadriennio vivranno, dal 23 al 27 ottobre, presso la Comunità pastorale di Melegnano. Nel messaggio di monsignor Delpini in occasione della Giornata, sono indicati i passi di un buon cammino vocazionale che ogni comunità cristiana, e a maggior ragione il Seminario, dovrebbe offrire a tutti, particolarmente ai più giovani. Si tratta anzitutto di creare le condizioni perché si possa vedere Gesù e riconoscere la sua presenza d’amore. Si deve poter conoscere se stessi con autenticità, alla luce dello sguardo di Gesù. Si deve imparare a guardare la realtà, i fratelli e le sorelle, con la stessa benevolenza e senso di responsabilità che Gesù insegna. È possibile introdurre altri a questa visione cristiana con adeguati percorsi, ma, anzitutto, sono necessari educatori che testimonino questo sguardo e che possano dire: «Venite e vedrete».

Di questo sguardo di Gesù l’Arcivescovo parla anche nella sua Proposta pastorale 2026-27…
Lo fa, in particolar modo, citando un discorso di papa Leone XIV alla Conferenza episcopale italiana. Il Pontefice ci invita a guardare con gli occhi di Dio la nostra piccolezza personale ed ecclesiale; educare a questo sguardo in un percorso di fede e di Seminario è ancora più indispensabile oggi, nel momento in cui sperimentiamo la sproporzione fra la nostra pochezza numerica e l’ampiezza della missione. Ancora, il Papa ci invita a guardare la messe con gli occhi di Gesù. La messe nella sua abbondanza non è un problema, ma è il campo che Dio ci prepara; coltivare questo sguardo di fiducia è decisivo oggi. L’occhio dell’apostolo del Vangelo, poi, dovrebbe riconoscere, con coraggio, dentro un percorso sinodale, ciò che è essenziale oggi per l’annuncio, dice il Papa. Se dunque non mancano incertezze per il futuro, l’attitudine a camminare con altri e il fatto che questo lo si possa fare è elemento importante per propiziare e verificare scelte vocazionali.
Quali aspetti il Seminario sta curando nella sua proposta di percorsi formativi?
In questi ultimi anni abbiamo reso più robusta la proposta dei cammini propedeutici, offerti a chi si avvicina al Seminario; nel dialogo con le comunità cristiane che accompagnano i giovani che stanno verificando l’ipotesi d’ingresso in Seminario, occorrerà qualificare ancor più questo primo momento di discernimento. Dopo i tre anni di sperimentazione, intendiamo proseguire con la comunità seminaristica unitaria nella quale rimangono buone attenzioni per i singoli step del cammino. Intendiamo proseguire anche con quell’anno di terza teologia vissuto in piccoli gruppi nelle parrocchie; in tale proposta il tema della fraternità stringente fra candidati al presbiterato e la vicinanza a varie figure vocazionali presenti nelle nostre parrocchie risulta proficuo. Peraltro, l’interazione con figure di sposi è resa possibile anche per la presenza di un paio di coppie in alcuni momenti della proposta del Biennio teologico.
Il Seminario cerca anche di aprirsi a forme di ospitalità?
Sì, oltre alle visite ordinarie di familiari e amici o alla possibilità di venire in Seminario nei fine settimana, penso agli Esercizi spirituali per adolescenti in Avvento e Quaresima, ai “Giorni di Betania” (accompagnamento personalizzato per accostarsi alla Parola di Dio), alle due serate “Salì sul monte a pregare” rispettivamente per adolescenti e giovani in Avvento, ai vari “Tempi di Antiochia” (occasione per una condivisione sulla Parola fra seminaristi e giovani/adulti, in alcuni venerdì sera durante l’anno).
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