Catania, droga e smartphone venduti in carcere a prezzi folli: 22 arresti, indagati anche un medico e un avvocato

Secondo l’accusa, droga, telefoni e schede sim sarebbero entrati nelle carceri siciliane nascosti perfino dentro palloncini pieni di carne e pesce: un sistema ingegnoso e inquietante che racconta il livello di organizzazione del gruppo. È uno dei dettagli della maxioperazione scattata all’alba di oggi, quando la Polizia di Stato, su disposizione della Procura distrettuale di Catania, ha eseguito ventidue misure cautelari. Per altre quattro persone il giudice si è riservato di decidere dopo gli interrogatori preventivi. Le accuse, a vario titolo, spaziano dall’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti al possesso di armi, fino a lesioni e minacce, tutte aggravate dal metodo mafioso.
Il gruppo e i legami con i Cappello-Bonaccorsi
Stando alle ricostruzioni, la compagine era formata soprattutto da giovani leve e aveva la propria base operativa al Villaggio Sant’Agata. Ad alcuni indagati viene contestato anche di avere agevolato il clan Cappello-Bonaccorsi. L’organizzazione avrebbe gestito piazze di spaccio tra Librino, San Cristoforo e lo stesso Villaggio Sant’Agata, attraverso una struttura gerarchica. Ruoli distinti e una disponibilità di armi emersa in più episodi violenti.
L’indagine della Squadra mobile è nata dalla sparatoria avvenuta tra il 16 e il 17 aprile 2022 davanti al locale Ecs Dogana. In quella occasione, secondo la ricostruzione degli inquirenti, alcuni giovani ritenuti vicini al clan Mazzei avrebbero impedito a un cantante neomelodico, parente di un esponente dei Cappello-Bonaccorsi, di esibirsi insieme a Tony Effe. La lite degenerò in uno scontro armato e portò, nell’agosto dello stesso anno, all’arresto di cinque persone.
Le sparatorie per il controllo del gruppo
Il conflitto non si sarebbe fermato lì. Dal giugno 2023 gli investigatori hanno registrato una serie di agguati tra Villaggio Sant’Agata, Librino e Camporotondo Etneo. Due fazioni interne si sarebbero contrapposte per punire un affiliato ritenuto infedele o difenderlo. In uno degli episodi, una palazzina fu crivellata di colpi per una disputa legata a un debito di appena 500 euro.
A ricostruire il quadro ha contribuito anche il monitoraggio di una donna legata a uno dei protagonisti, che avrebbe raccontato ai familiari ragioni e dettagli dei contrasti. Gli inquirenti hanno inoltre intercettato l’audio di una canzone neomelodica che ripercorreva la vicenda dell’Ecs Dogana.
Il salto di qualità nelle carceri
Il punto più delicato riguarda l’espansione del traffico dentro gli istituti penitenziari. Un avvocato catanese è accusato di avere introdotto droga nel carcere di Agrigento per conto di un esponente di vertice del gruppo. Un dirigente medico in servizio nella casa circondariale di Noto sarebbe invece stato coinvolto nel tentativo di consegnare stupefacenti, sim e telefoni a un detenuto.
Nelle perquisizioni sono stati sequestrati crack, cocaina, hashish, marijuana, munizioni, dispositivi telefonici, materiale per il confezionamento e un drone. In carcere, per gli investigatori, uno smartphone poteva essere rivenduto a un prezzo fino a quindici volte superiore a quello di mercato. Un affare costruito sull’isolamento dei criminali, e sulla capacità del gruppo di trasformare anche le prigioni in nuove piazze.
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