Stagiste e sesso sul lavoro? Ranucci parla di “fango”. FdI: “La fonte è il suo libro: è una biografia inventata?”

«Sigfrido Ranucci respinge le accuse nate dopo alcuni passaggi della sua autobiografia. Il conduttore di Report sostiene di non aver mai avuto rapporti con stagiste e parla di “fango quotidiano”. La replica di Fratelli d’Italia: “Se il libro è inventato, lo dica”.
Intanto, va avanti con nuovi dettagli l’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci, che secondo gli inquirenti sarebbe stato organizzato dall’amico del conduttore di “Report”, Valter Lavitola. Oggi uno dei bombaroli, Pellegrino D’Avino, davanti al pm ha ammesso di conoscere il cittadino camerunense Gomes Clesio Tavares, con cui aveva fatto la sicurezza in alcuni locali nel sud Italia, ma ha escluso categoricamente ogni forma di conoscenza diretta con Lavitola. L’uomo è in carcere perché ritenuto uno dei presunti esecutori materiali dell’attentato dinamitardo messo a segno a ottobre 2025 davanti l’abitazione del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, insieme ad altri complici. Le difese degli indagati puntano a far derubricare le ipotesi di reato, quelle di associazione per delinquere di tipo mafioso e di tentata strage, in ipotesi meno gravi.
Intanto, il conduttore, finito nella bufera per un libro nel quale raccontava di esperienze erotiche e relazioni con stagiste nelle redazioni dove lavorava, ha dato alle stampe una nota nella quale definisce le accuse di aver sfruttato la sua posizione per interessi personali, come “fango quotidiano”.
Ranucci, la stagista e il libro confessione: gossip, realtà o fantasia?
“Contrariamente a quanto scritto da alcuni giornali e piattaforme social che non hanno saputo distinguere parti reali da quelle romanzate del libro, non ho mai avuto rapporti con stagiste”, scrive Sigrido Ranucci su Facebook e in un botta e risposta a distanza da FdI e’ Elisabetta Gardini a dire che “definire semplicemente ‘romanzati’ i passaggi dell’autobiografia e’ una linea difensiva che convince poco” poiche’ “il conduttore di Report vi descrive, con estrema minuzia di dettagli, relazioni sentimentali e sessuali vissute prima con una stagista della redazione e poi con una fonte del programma”. “Appare singolare, ma non casuale, che su oltre 350 pagine del libro ‘La Scelta‘, edito da Bompiani, dove ci sono agguati dei politici ai miei danni e ai danni della liberta’ di stampa, abbiano selezionato e male solo le pagine di gossip“, è la spiegazione di Ranucci che definisce “falsi anche gli incontri con presunti agenti del servizio segreto Aise. Le interlocuzioni sono avvenute sempre attraverso vie istituzionali come si deve a una trasmissione del servizio pubblico”. Quanto a Lavitola, dice ancora il giornalista, “è falso anche che Walter Lavitola abbia avuto un ruolo sulla puntata sulla massoneria realizzata da Luca Chianca. Inoltre nessun ruolo ha avuto Maria Rosaria Boccia nell’inchiesta sulla Maestra Venezi, realizzata in autonomia da Luca Bertazzoni e Giulia Presutti”.
Le accuse di Fratelli d’Italia
Ma Fratelli d’Italia, visto che in ballo c’è una trasmissione del canale pubblico Rai, lo incalza e chiede chiarezza: “Trattandosi di un’autobiografia, e non di un romanzo d’invenzione, la quantità di particolari offerti rende difficile credere a una pura licenza narrativa. Se davvero alcuni elementi non corrispondono al vero, Ranucci ha il dovere di fare chiarezza: separi la realtà dalla finzione letteraria. Continuare su questa strada rischia solo di peggiorare la situazione, trasformando la toppa in un danno peggiore del buco”, osserva Elisabetta Gardini, vicecapogruppo FdI alla Camera. “La questione di fondo, però, rimane una sola e attiene all’etica professionale: il giornalista ha intrattenuto o no rapporti intimi con persone con cui condivideva un legame di lavoro e di potere? Su questo fronte è auspicabile che la Rai intervenga con la massima trasparenza per fare piena luce sulla vicenda e accertare i fatti. Resta infine un interrogativo aperto: dove sono finite le giornaliste e le associazioni femministe, solitamente pronte a intervenire con tempestività in casi analoghi? Viene da chiedersi – conclude Gardini – se ci si trovi di fronte a un episodio isolato o all’ennesimo doppio standard del dibattito pubblico”.
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