Ceramica, allarme Cisl: rischio delocalizzazioni per costi ed Ets
Bologna, 18 set. (askanews) – “Oggi il costo del gas è quasi il triplo rispetto a un anno fa, supera gli 80 euro al megawattora, con il rischio concreto non solo di un ulteriore aumento, ma di superare la fatidica quota 100. Una soglia di non ritorno, insostenibile non solo per le famiglie ma anche per le aziende”, con ricadute disastrose sull’occupazione. E’ l’allarme lanciato dai segretari generali della Cisl regionale, Filippo Pieri, e della Femca Cisl Emilia-Romagna, Stefano Perazzini, alla vigilia della 43esima edizione del Cersaie, il salone internazionale della ceramica in programma a Bologna. Un problema, sottolineano, tanto più grave per le imprese energivore come quelle della ceramica, un settore che negli ultimi dieci anni ha già perso il 15% dell’occupazione in Italia, passando da oltre 20mila a poco più di 17mila lavoratori, l’85% dei quali in aziende emiliano-romagnole. Senza interventi immediati, avvertono, l’unica alternativa sarebbero “drammatiche delocalizzazioni”.
Tra le misure da ripensare, il sistema Ets, la tassa sulle quote di Co2, che pesa oggi per circa 70 milioni di euro annui e che con i nuovi benchmark in vigore dal 2026 al 2030 porterà i distretti ceramici dell’Emilia-Romagna a pagare più di 120 milioni l’anno. “La transizione ecologica è sacrosanta, ma non può avvenire con uno schiocco di dita”, afferma Perazzini, secondo cui la logica europea del “tutto e subito” rischia di favorire la concorrenza di Cina, India e Paesi emergenti. La Cisl ricorda gli investimenti già fatti dalle imprese regionali, che hanno ridotto del 56% le emissioni di Co2 a parità di produzione e riciclano oltre il 90% di acque, polveri e residui. “Ora è tempo che il fronte comune confermato dal Patto per il lavoro, il clima e l’economia sociale inizi a muovere i primi passi concreti”, conclude Pieri, chiedendo “un emission trading di settore” e il tempo necessario alle aziende per introdurre le nuove tecnologie, senza un abbandono immediato del gas che sarebbe “un clamoroso harakiri”.
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