Ceuta, scontro tra Spagna e Italia sui migranti: Madrid accusa Roma, Tajani replica con i numeri

04 Agosto 2026 - 12:45
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Il ministro spagnolo Albares attacca il governo italiano: «Non è stato all’altezza». Il vicepremier risponde rivendicando il calo degli sbarchi. Intanto l’Unione europea valuta centri per i rimpatri in Africa e nei Balcani

La crisi migratoria di Ceuta si trasforma in uno scontro diplomatico tra Spagna e Italia.

Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha accusato il governo italiano di non essersi dimostrato «all’altezza» davanti all’arrivo di massa di migranti nell’enclave spagnola in Nord Africa.

Roma ha replicato attraverso Antonio Tajani, che ha respinto le critiche citando il calo degli ingressi irregolari registrato in Italia dal 2023.

Mentre Madrid e Roma si scambiano accuse, l’Unione europea valuta la creazione di centri per il rimpatrio lungo le principali rotte migratorie, seguendo un modello simile a quello promosso dall’Italia con l’Albania. 

Albares: «Il governo italiano non è stato all’altezza»

Intervistato dalla televisione pubblica spagnola, Albares ha sostenuto che alcuni governi europei non abbiano reagito adeguatamente alla crisi.

«Ci sono stati Paesi e governi che non si sono dimostrati all’altezza. Il governo italiano è stato uno di questi», ha dichiarato.

Il ministro ha ricordato che l’Italia registra un numero elevato di ingressi irregolari e ha sostenuto che Roma vorrebbe riuscire a gestire la situazione di Lampedusa come Madrid afferma di avere fatto con Ceuta.

Le critiche arrivano dopo la decisione italiana di reintrodurre temporaneamente controlli sui collegamenti provenienti dalla Spagna, motivata dal timore di possibili movimenti secondari dei migranti verso altri Paesi europei.

Tajani: «Rispondono i dati»

La replica del ministro degli Esteri Antonio Tajani è arrivata attraverso un messaggio pubblicato sui social.

«Al ministro degli Esteri spagnolo non rispondo io, ma i numeri», ha scritto.

Tajani ha sostenuto che dal 2023 gli arrivi irregolari in Italia siano diminuiti del 60% su base annua e che, tra gennaio e luglio 2026, gli sbarchi siano scesi dell’80% rispetto allo stesso periodo del 2023.

Secondo i dati citati dal vicepremier, al 15 luglio gli arrivi irregolari via mare erano stati 15.323, con una riduzione del 54% rispetto al 2025 e del 50% rispetto al 2024.

Il ministro ha attribuito questi risultati agli accordi bilaterali sottoscritti con otto Paesi di origine e transito, finalizzati a favorire canali regolari e contrastare le reti dei trafficanti.

Il nodo dei migranti subsahariani

Tajani ha poi sollevato il problema delle persone provenienti dall’Africa subsahariana entrate a Ceuta.

Secondo il ministro, sarebbero più di 5.000 e non potrebbero essere semplicemente rimandate in Marocco.

«Che fine faranno? Dove andranno?», ha chiesto.

È questo uno dei punti più delicati della crisi. Le autorità devono distinguere tra cittadini marocchini, persone provenienti da altri Paesi, possibili richiedenti asilo e migranti che non possono essere rimpatriati immediatamente.

La gestione di queste posizioni potrebbe richiedere tempi lunghi, mentre Ceuta denuncia una crescente pressione sulle proprie strutture di accoglienza.

Numeri ancora incerti

Non esiste ancora un bilancio definitivo del numero di persone entrate nell’enclave.

Le stime oscillano tra 50.000 e 80.000 migranti. Il governo locale di Ceuta ha precisato che non è possibile stabilire con certezza quanti siano riusciti a entrare e quanti abbiano effettivamente lasciato il territorio.

Secondo alcune valutazioni del ministero dell’Interno, circa 73.000 persone sarebbero state riportate in Marocco.

Nelle strade, sulle colline e nelle aree costiere di Ceuta ne resterebbero tra 3.000 e 5.000.

Anche il bilancio delle vittime è controverso. Il ministero dell’Interno marocchino parla di almeno 11 morti, mentre le autorità spagnole hanno segnalato il recupero di almeno 72 corpi.

La differenza potrebbe dipendere dai diversi criteri utilizzati e dal fatto che Rabat abbia conteggiato soltanto i decessi avvenuti sul lato marocchino della frontiera.

Ceuta: «Risposta tardiva e insufficiente»

Il governo locale ha criticato anche Madrid.

Alberto Gaitan, assessore alla Presidenza dell’amministrazione di Ceuta, ha definito la risposta del governo centrale «tardiva e insufficiente».

Secondo Gaitan, le autorità locali avevano già segnalato un aumento anomalo dei tentativi di ingresso via mare e dei movimenti a nuoto nei giorni precedenti alla grande ondata del 30 luglio.

Particolarmente grave è la situazione dei minori.

Ceuta avrebbe censito 862 minorenni stranieri non accompagnati, a fronte di una capacità teorica indicata dal governo centrale di appena 29 posti.

Una sovrapposizione che, secondo l’amministrazione locale, sfiorerebbe il 3.000%.

Madrid chiede spiegazioni al Marocco

Per diversi giorni il governo spagnolo aveva evitato di accusare direttamente Rabat, attribuendo la crisi soprattutto alle reti di trafficanti e alla disinformazione diffusa sui social.

La ministra della Difesa Margarita Robles ha però chiesto al governo marocchino di fare «piena luce» su quanto accaduto.

Madrid vuole sapere chi abbia organizzato la mobilitazione, quali reti criminali abbiano diffuso informazioni ingannevoli e chi abbia spinto migliaia di giovani e minori verso il mare.

Robles ha condannato l’utilizzo di persone vulnerabili, attirate alla frontiera attraverso false promesse e mandate incontro a un rischio mortale.

L’inchiesta sull’azione concertata

L’Audiencia Nacional ha aperto un’indagine preliminare per verificare se l’ingresso di massa sia stato il risultato di un’azione organizzata.

La giudice María Tardón ha affidato alla polizia specializzata il compito di raccogliere elementi utili a identificare persone, gruppi e organizzazioni eventualmente coinvolti.

L’inchiesta nasce da una denuncia presentata dal partito extraparlamentare Iusticia Europa, che ipotizza reati legati al favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, alla tratta di persone e alla criminalità organizzata.

L’esposto sostiene che la mobilitazione di decine di migliaia di persone non possa essere considerata un fenomeno spontaneo.

Dovrà però essere stabilito se esistano prove di una regia criminale transnazionale o di una consapevole tolleranza da parte di funzionari pubblici.

Il governo nega di avere ignorato gli allarmi

L’esecutivo di Pedro Sánchez ha respinto le accuse secondo cui i servizi di intelligence avrebbero previsto la portata della crisi senza ottenere una risposta adeguata.

La portavoce del governo Elma Saiz ha affermato che non esisteva alcun rapporto capace di anticipare numeri tanto elevati.

Ha inoltre difeso la gestione dell’emergenza, sostenendo che la maggior parte dei migranti sia stata riportata in Marocco nell’arco di 48 ore grazie alla collaborazione tra Madrid e Rabat.

Le dichiarazioni non hanno però fermato le polemiche, soprattutto dopo le accuse dell’amministrazione di Ceuta, che afferma di avere segnalato per tempo l’aumento dei movimenti lungo la frontiera.

L’Europa valuta nuovi hub per i rimpatri

La crisi sarà al centro della riunione straordinaria dei ministri dell’Interno europei, richiesta da 22 Stati membri.

L’Italia dovrebbe presentare una proposta per la creazione di centri di rimpatrio collocati in Paesi terzi lungo le principali rotte migratorie.

Tra le possibili sedi vengono citati Uganda e Montenegro.

Il progetto riprende in parte il cosiddetto “modello Albania”, basato sulla gestione extraterritoriale di alcune procedure migratorie.

Restano però numerosi ostacoli: i finanziamenti, le garanzie legali, la tutela dei richiedenti asilo e la disponibilità dei Paesi ospitanti.

La Commissione europea ha dichiarato di essere pronta a valutare proposte complete fondate sulla cooperazione strategica.

Von der Leyen: «Serve una risposta europea»

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha scritto al premier Sánchez ricordando che la migrazione rappresenta una sfida comune.

Secondo von der Leyen, l’Unione deve rafforzare cinque aree fondamentali: cooperazione con i Paesi terzi, protezione delle frontiere esterne, sistemi di allerta, lotta ai trafficanti e rimpatri.

La Spagna, ha assicurato, potrà contare sul sostegno della Commissione.

Ma la polemica tra Madrid e Roma dimostra quanto la solidarietà europea resti fragile quando una crisi colpisce concretamente il territorio di uno Stato membro.

Una guerra di numeri che non risolve l’emergenza

Spagna e Italia rivendicano i propri risultati e contestano le scelte dell’altro governo.

Madrid sostiene di avere gestito in pochi giorni un ingresso senza precedenti. Roma risponde ricordando il calo degli sbarchi e chiedendo quale sarà il destino delle persone che non possono essere rimpatriate.

Ma mentre i governi discutono, Ceuta continua ad avere migliaia di migranti nelle strade, centinaia di minori senza strutture sufficienti e un bilancio di morti ancora incerto.

Le cifre sono importanti. Non possono però sostituire una politica europea comune.

La crisi di Ceuta dimostra che nessun Paese può proteggere da solo i confini esterni dell’Unione e che le risposte unilaterali rischiano soltanto di spostare il problema da una frontiera all’altra.

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