Ceuta spacca l’UE: martedì il faccia a faccia tra i ministri dell’Interno

03 Agosto 2026 - 20:05
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Bruxelles – Le settantadue ore di caos a Ceuta, l’exclave spagnola sulla costa settentrionale del Marocco e una delle frontiere esterne dell’Unione europea, per aprire una delle più profonde fratture politiche tra gli Stati membri degli ultimi tempi. Domani (4 agosto), i ministri dell’Interno dei Ventisette si riuniranno in videoconferenza per cercare una risposta comune alla crisi migratoria, ma il vero scontro sarà tutto politico. Il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, già alle prese con un crescente malcontento interno, si ritrova questa volta sotto pressione non tanto da parte dell’opposizione nazionale quanto dai suoi partner europei. Dopo l’ingresso irregolare di circa 60 mila migranti a Ceuta venerdì scorso e il rapido ripristino del controllo della frontiera da parte delle autorità spagnole e marocchine, Madrid si aspettava una dimostrazione di solidarietà europea. Al suo posto è arrivata una spaccatura.

“La reazione è stata piuttosto asimmetrica”, scrive Sánchez nella lettera inviata sabato (1 agosto) alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, al presidente del Consiglio europeo, António Costa e al premier irlandese, Micheál Martin, che guida la presidenza di turno del Consiglio dell’UE. “La maggior parte” dei governi “ci ha mostrato sostegno e solidarietà, offrendo assistenza”. Ma non tutti. Per questo il premier socialista ha chiesto la convocazione urgente di una riunione dei ministri dell’Interno per “stabilire una risposta comune” e “riaffermare che la sicurezza dei nostri confini esterni è una responsabilità condivisa di tutti gli Stati membri, e non solo di quelli sulla prima linea dell’Unione”.

C’è però un altro passaggio della lettera che fotografa il clima alla vigilia del vertice. Sánchez denuncia infatti quei governi che “hanno scelto di attaccare la Spagna e hanno chiesto la sua temporanea esclusione dallo spazio Schengen“, arrivando ad attribuire tali posizioni a “pregiudizi, fake news, ignoranza o interessi politici”. Un riferimento diretto all’Italia e agli altri Paesi che hanno contestato la gestione spagnola della crisi.

La risposta è arrivata quasi in contemporanea. Ventidue leader europei, su iniziativa di Italia e Danimarca, hanno firmato una seconda lettera indirizzata agli stessi vertici dell’Unione. Pur riconoscendo gli sforzi di Madrid e la collaborazione con il Marocco, il documento invita a rafforzare il controllo delle frontiere esterne, eliminare tutti i possibili “fattori di attrazione” dell’immigrazione irregolare – compresi i programmi di regolarizzazione di massa – e chiede anch’esso una riunione urgente dei ministri dell’Interno.

A difendere Madrid è intervenuto anche il commissario europeo per gli Affari interni e l’Immigrazione, Magnus Brunner, che in risposta a un’interrogazione parlamentare sui movimenti di richiedenti asilo tra Algeria e isole Baleari – una questione migratoria distinta dagli eventi di Ceuta – ha finito per lanciare un monito agli Stati membri. La Spagna, ha ricordato Brunner, “era già da tempo un Paese sottoposto a forti pressioni migratorie” e per questo destinatario dei meccanismi europei di solidarietà. Una solidarietà che, tuttavia, di fronte alla crisi di Ceuta, sarebbe venuta meno proprio nel momento in cui Madrid ne aveva più bisogno.

Un richiamo alla responsabilità condivisa che si è riflesso anche nelle parole della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che in una lettera a Sánchez ha elogiato la gestione “efficiente ed efficace” della crisi da parte delle autorità spagnole e marocchine, ribadendo che la migrazione “è una sfida europea che richiede una risposta europea”. Von der Leyen ha indicato cinque priorità – prevenzione degli arrivi irregolari attraverso la cooperazione con i Paesi terzi, rafforzamento delle frontiere esterne, sistemi di allerta, lotta ai trafficanti e rimpatri – sottolineando che la Spagna può contare sul sostegno della Commissione. Un messaggio che, nelle intenzioni di Bruxelles, mira a ricondurre la crisi di Ceuta da uno scontro tra governi nazionali a una responsabilità collettiva dell’Unione.

Lo scontro politico si è materializzato rapidamente anche in una questione di Schengen, benche’ nessun migrante sia arrivato sul suolo del Continente europeo. Alla vigilia della videoconferenza, la Commissione europea ha ricevuto dall’Italia la notifica della reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne con la Spagna, in vigore dal 1° agosto al 1° settembre per i collegamenti aerei e marittimi. Roma motiva la decisione con il rischio di movimenti secondari derivanti dalla crisi di Ceuta. La misura è prevista dal Codice frontiere, Schengen, che consente agli Stati membri di ripristinare temporaneamente i controlli interni in presenza di una grave minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza interna. Si tratta però di uno strumento di ultima istanza, che deve rispettare i principi di necessità e proporzionalità ed è soggetto al monitoraggio della Commissione europea. L’Italia non è l’unico Paese ad averne fatto ricorso: controlli temporanei sono già in vigore anche in Germania, Francia, Austria, Paesi Bassi, Polonia, Svezia e Norvegia, seppure per motivazioni differenti.

Domani i ministri saranno chiamati a discutere di Frontex, cooperazione con il Marocco e gestione dei confini esterni. Ma il vero banco di prova sarà capire se i Ventisette riusciranno a ricomporre una frattura politica che, in appena tre giorni, ha trasformato la crisi di Ceuta nell’ennesimo terreno di scontro sulla politica migratoria europea.

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