Cina, lo sviluppo della Grande Baia poggia su tecnologia verde e integrazione transfrontaliera a basse emissioni

GUANGZHOU – Lo sviluppo del cluster economico e urbano dell’area della Grande Baia Guangdong–Hong Kong–Macao è una delle priorità principali contenute nel 15º piano quinquennale (2026-2030). Il piano è basato su 22 indicatori ben precisi inerenti allo sviluppo economico, il benessere della popolazione, la sicurezza, la trainante crescita dovuta all’innovazione tecnologica, lo sviluppo delle aree urbane e rurali, e anche l’economia verde caratterizzata da basse emissioni di carbonio. L’obiettivo da raggiungere è la creazione di una mega area economica urbana dinamica e competitiva a livello internazionale proprio in questa zona geografica. È interessante constatare come la provincia di Guangdong abbia il chiaro interesse a intensificare la collaborazione con le due regioni amministrative speciali di Hong Kong e Macao attraverso meccanismi di consultazione e cooperazione volti a costituire un cluster industriale di rilievo.
La Grande Baia è un motore pulsante dell’economia cinese nella zona meridionale e sta assumendo sempre di più un ruolo di leadership a livello nazionale e internazionale. I numeri parlano chiaro, il piano prevede una crescita media annua del Pil di circa il 5% durante il periodo considerato dal piano quinquennale. Dunque, occorre sottolineare un dato significativo, secondo cui il Pil complessivo di questa zona supera i 14.500 miliardi di RMB. Si tratta dunque di un polo industriale e tecnologico nel quale le istituzioni del governo centrale e locale possono testare le politiche sulla sostenibilità considerate fondamentali al fine di conciliare la crescita e la produttività industriale con la transizione verde.
In questa prospettiva risulta essere rilevante l’accordo di intenti firmato lo scorso 5 maggio dal Governo municipale di Dongguan con EcoCeres, compagnia produttrice di carburanti sostenibili con sede a Hong Kong al fine di creare una filiera di carburanti sostenibili per l’aviazione proprio nella grande baia. In questo progetto, svolge anche un ruolo significativo il gruppo Essilor che al momento è uno dei principali leader mondiali nella produzione di tali carburanti, ma soprattutto è l’unica azienda capace di produrre su vasta scala. Tali carburanti consentono una riduzione delle emissioni di gas serra superiore al 90% in quanto derivati al 100% da rifiuti di biomassa, come per esempio gli oli da cucina esausti. Di conseguenza, si prevede una produzione annua di circa 450.000 tonnellate di biocarburante per aerei e olio vegetale idrogenato. Si metterà in azione un business model basato sulla collaborazione industriale end-to-end che presume il riciclo dei rifiuti di biomassa nella grande baia, la raffinazione e la produzione a Dongguan e la miscelazione, il rifornimento e la commercializzazione a Hong Kong. Tutto ciò darà un forte impulso allo sviluppo dell’economia circolare regionale e sosterrà la ricerca e lo sviluppo delle tecnologie di raffinazione dell’energia verde anche con riferimento ai combustibili rinnovabili.
In linea con quanto è stato già affermato da Wang Yi (ministro degli Affari esteri della Cina) durante la sessione plenaria dell’Apec 2026 per la cooperazione Asia Pacifico lo scorso 1 febbraio, si può sostenere che questo progetto dovrà rafforzare i collegamenti tra i diversi accordi regionali di libero scambio, dare impulso alla creazione di un’Area di libero scambio dell’Asia-Pacifico e accelerare le trasformazioni digitali, intelligenti e verdi in tutte le economie dei Paesi membri dell’Apec. Tradotto in parole povere, aumenterà la cooperazione e la connettività nella regione Asia Pacifico. In quest’ottica, si può altresì osservare come la Cina, in un contesto di incertezza per il commercio internazionale, stia mostrando al mondo un modello di integrazione economica regionale davvero concreto e funzionante come meccanismi di collaborazione transfrontaliere di protezione dell’ambiente (vedi ad esempio attraverso il Gruppo di cooperazione ambientale e sui cambiamenti climatici Guangdong-Hong Kong, il Programma di partenariato per la produzione pulita (dal 2008), la Task Force per la cooperazione ambientale Shenzhen-Hong Kong, l’Accordo del 2023 tra il Dipartimento dell’Agricoltura, della Pesca e della Conservazione di Hong Kong e l’Ufficio di Pianificazione e Risorse Naturali di Shenzhen sulla conservazione delle zone umide della Baia di Shenzhen (Baia Profonda), la Strategia per l’Idrogeno di Hong Kong del 2024 volta a integrare la città nell’ecosistema delle nuove energie della Grande Baia) ed ecosistemi di innovazione che attraversano più giurisdizioni. Pertanto, si può concludere che la Cina, in un contesto di incertezza nel commercio internazionale, stia utilizzando i propri successi a livello domestico come quello dell’area della Grande Baia Guangdong–Hong Kong–Macao per far conoscere e rendere consapevole il resto del mondo di ciò che effettivamente è la sua visione di cooperazione regionale e integrazione economica a livello multilaterale.
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