Cinque modelli per portare avanti l’elettrificazione dell’industria in Europa

L’elettrificazione dell’industria europea è già una leva di competitività, ma non procede ancora al ritmo necessario per sostenere insieme decarbonizzazione, sicurezza energetica e tenuta del sistema produttivo. A dirlo è il nuovo rapporto di Eurelectric – realtà che rappresenta gli interessi comuni dell’industria elettrica europea e parla a nome di oltre 3.500 aziende del settore –, presentato ieri a Helsinki nell’ambito del Power Summit, che analizza le condizioni necessarie per accelerare la diffusione dell’elettricità pulita nei processi industriali.
Il documento si basa sulle evidenze raccolte da 61 aziende e 30 progetti concreti, individuando gli elementi che favoriscono il successo dei progetti di elettrificazione e quelli che invece ne ostacolano l’attuazione. Il punto centrale è che non basta sostituire una tecnologia con un’altra: serve un allineamento più forte tra domanda industriale, infrastrutture di rete, segnali di mercato, politiche pubbliche e strumenti di investimento.
Da qui nasce l’approccio definito “Power Couples”, ovvero modelli integrati e replicabili di partnership industriale che mettono insieme domanda, approvvigionamento elettrico a basse emissioni, infrastrutture e flessibilità. Nel rapporto vengono identificati cinque modelli di questo tipo, costruiti a partire da tre segmenti industriali: calore a bassa e media temperatura, industrie energivore e data center.
In un modello “Power Couples”, un carico può garantire domanda di lungo periodo per elettricità pulita, un altro può spostare i consumi quando i prezzi aumentano, un terzo può offrire servizi rapidi di bilanciamento, mentre tutti condividono infrastrutture, rischi e valore sistemico. In altre parole, l’elettrificazione non viene pensata come una somma di scelte isolate, ma come un progetto coordinato capace di generare benefici industriali e di sistema.
Questi modelli possono poggiare su diverse strutture commerciali: contratti Ppa di lungo termine, Heat as a Service, Energy as a Service, valorizzazione del calore di scarto, ricavi da flessibilità o finanziamenti misti pubblico-privati. Il punto comune è rendere più prevedibili gli investimenti e più conveniente il passaggio a tecnologie elettriche, riducendo l’esposizione ai combustibili fossili e valorizzando la flessibilità della domanda industriale.
«Trasformare decisioni frammentate in una realizzazione coordinata a livello di sistema è la chiave per affrontare pienamente la sfida della diffusione dell’elettrificazione», ha dichiarato Markus Rauramo, presidente di Eurelectric e ceo di Fortum. «L’Europa ha ora bisogno di prevedibilità degli investimenti, di un’accelerazione dello sviluppo delle reti e di modelli integrati capaci di scalare rapidamente. Questo consentirà di costruire un’economia industriale più resiliente, competitiva e pronta ad attrarre investimenti».
Il tema è particolarmente rilevante per l’industria europea, che deve ridurre le emissioni senza perdere competitività in una fase segnata da costi energetici elevati, concorrenza globale e incertezza geopolitica. L’elettrificazione può contribuire a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, ma richiede reti adeguate, contratti stabili, accesso a elettricità decarbonizzata e modelli economici capaci di rendere sostenibili gli investimenti.
«L’elettrificazione è una pietra angolare della competitività industriale e della transizione energetica europea. Per liberarne il potenziale, abbiamo bisogno di un approccio più integrato che colleghi design del mercato, infrastrutture e quadri di investimento. Quando queste dimensioni vengono allineate fin dall’inizio, l’elettrificazione diventa non solo tecnicamente fattibile ma anche economicamente vantaggiosa, aprendo la strada a progetti scalabili, replicabili ed efficienti sotto il profilo dei costi in tutta Europa», commenta Catherine MacGregor, vicepresidente di Eurelectric e ceo di Engie.
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