Con il calcio italiano in crisi, il Sassuolo offre un modello da seguire per rimettere le cose a posto

Maggio 07, 2026 - 12:42
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Il calcio italiano è malato, con la Nazionale fuori dai Mondiali per il terzo anno di fila e le squadre italiane che fanno fatica in Europa, una ricetta per curarlo ce l'ha il Sassuolo. Ne è convinto il prestigioso New York Times, che racconta il progetto del club neroverde, un modello da seguire per tornare a splendere. In un momento nel quale tifosi e giornalisti propongono di smantellare l'intero sistema del calcio italiano - si legge nell'articolo - il Sassuolo ci ricorda che non tutto è perduto. Che si può costruire qualcosa di valido. Il Sassuolo possiede tutto ciò che manca alle altre squadre italiane: uno stadio di proprietà, un centro di allenamento all'avanguardia e una grande attenzione allo sviluppo della prossima generazione di calciatori e allenatori italiani. Allegri, Stefano Pioli, Eusebio Di Francesco e De Zerbi sono tutti passati di qui prima di vincere titoli, raggiungere le fasi finali della Champions League o lavorare in Premier League.



SALTO DI QUALITA' CON IL MAPEI FOOTBALL CENTER

Il Sassuolo, che prima giocava al Ricci, si allenava lì quando De Zerbi arrivò. De Zerbi si trasferì poi con il club al Mapei Football Center, un centro di sportivo di prima fascia, tra i migliori in Italia, inaugurato nel 2019. Nell'atrio è esposta un'immagine di uno dei più grandi fotografi italiani, il Luigi Ghirri, che ricorda a tutti l'ispirazione per il design. "Abbiamo costruito tutto noi" dice Carnevali. L'Italia si è allenata qui prima di giocare le sfide di qualificazioni mondiali al Mapei, uno stadio che ha ospitato, tra le altre cose, finali di Coppa Italia e la finale di Champions League femminile di 10 anni fa.


DAL SASSUOLO AL TETTO D'EUROPA

Quando l'Italia ha vinto gli Europei del 2021, tre giocatori del Sassuolo – Domenico Berardi, Manuel Locatelli e Giacomo Raspadori – facevano parte della rosa di Roberto Mancini. Nell'ufficio del segretario del club, le maglie della Nazionale italiana di Ciccio Caputo e Gian Marco Ferrari sono incorniciate. Quattordici italiani, un numero sproporzionato per un club di queste dimensioni, hanno vestito la maglia della Nazionale mentre giocavano per il Sassuolo. “Stefano Sensi è stato uno dei primi giocatori a esordire in nazionale, e molti altri lo hanno seguito” - ricorda Carnevali - “Ma per noi era difficile immaginare che un club come il Sassuolo potesse fornire giocatori alla nazionale italiana; eppure ci siamo riusciti, e agli Europei siamo riusciti a vincere, diventando campioni d'Europa con giocatori del Sassuolo: sono questi i successi che ti riempiono di soddisfazione”.



SASSUOLO= PASSATO, PRESENTE, FUTURO

I successi non sono finiti. Solo due anni fa, la Primavera Under 19 del Sassuolo ha vinto il campionato nazionale e la Supercoppa. La famiglia Squinzi ha una lunga tradizione di successi nello sport. Nel ciclismo hanno dominato la Parigi-Roubaix e la clinica di scienze dello sport di Varese - si legge - , da 30 anni, prepara e riabilita alcuni dei migliori atleti italiani.

SASSUOLO COME VILLARREAL

Un oggetto curioso nell'ufficio di Carnevali è un sottomarino giallo con l'emblema del Villarreal. I due club condividono molte similitudini: entrambi sono di proprietà di colossi dell'industria ceramica come Porcelanosa e Mapei. Entrambi si sono distinti per una visione strategica a lungo termine per il calcio, piuttosto che per grandi spese. Entrambi sono piccoli esempi di eccellenza che superano le aspettative. "Non abbiamo mai cambiato molto il nostro modo di lavorare", afferma Carnevali. "Ed è un bene: avere idee chiare, sapere di dover rimanere fedeli a quella strada. Si possono apportare piccole modifiche, ma non si può stravolgere tutto".

IL MODELLO SASSUOLO PER RIPARTIRE

La stabilità del club, anche dopo la scomparsa di Squinzi e di sua moglie a distanza di sole sei settimane l'uno dall'altra nel 2019, è stata un vantaggio per il Sassuolo. La loro figlia, Veronica, ha portato avanti la loro eredità. Molti club italiani farebbero bene a seguire l'esempio del Sassuolo - si legge sul New York Times - , soprattutto in un momento in cui regna un pessimismo così diffuso sullo stato del calcio nel bel Paese. "Non è un periodo facile", afferma Carnevali. "Ma forse è un bene che non andiamo ai Mondiali, perché dobbiamo concentrarci su tutto ciò che va sistemato. Perché se fossimo andati ai Mondiali, forse avremmo semplicemente nascosto tutti i problemi di fondo. Dobbiamo riflettere a fondo, portare le cose alla luce e iniziare a lavorare dalle fondamenta con persone che hanno le competenze e le capacità per cercare di sistemare il sistema calcistico italiano".


"Dobbiamo pensare a un sistema in cui, quando si investe in strutture, centri di allenamento, stadi e simili, e quando si investe nei giovani giocatori dando loro la possibilità di giocare... questi dovrebbero essere gli incentivi a disposizione".

I GIOVANI E IL CASO REGGIANI

È necessario anche introdurre maggiori tutele, sebbene la libera circolazione nell'UE e i diritti dei lavoratori ne rendano difficile l'applicazione. Prendiamo il caso di Luca Reggiani, un ragazzo di Modena cresciuto nel Sassuolo, acquistato dal Borussia Dortmund. Leader delle nazionali giovanili, dall'Under 15 all'Under 19, Reggiani è considerato uno dei talenti più promettenti del calcio italiano. Il Dortmund lo ha messo sotto contratto proprio quando stava per diventare professionista. Con Samuele Inacio dell'Atalanta è stato fatto lo stresso. "Reggiani ha fatto tutto con noi dai sette ai sedici anni" - sono le parole di Carnevali - "Poi si è trasferito in un club straniero. Il Borussia Dortmund ce l'ha portato via, e non c'è niente che si possa fare. Ha esordito in Champions League in questa stagione (contro l'Atalanta) e ha segnato il suo primo gol una settimana dopo (contro l'Augsburg). Siamo una squadra e un club che crede nei giovani e queste sono sconfitte. Sono le vere sconfitte, non quelle che si subiscono la domenica. Ho dato tutto a questo ragazzo. Strutture, allenatori, fisioterapisti, preparatore atletico, nutrizionista, psicologo. Tutto. Poi compi sedici anni ed è un "grazie e arrivederci", perché c'è un club che ti ingaggia e ti offre un contratto faraonico".



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