Concorsi universitari, la riforma Bernini elimina l’ASN: nuove regole per docenti e ricercatori
La riforma cambia l’accesso alla docenza universitaria e supera l’Abilitazione scientifica nazionale. I concorsi saranno gestiti con più responsabilità dagli atenei, con nuovi criteri di valutazione.
Concorsi universitari, che cosa cambia per l’Abilitazione scientifica nazionale con la riforma
La riforma Bernini sul reclutamento universitario è arrivata al traguardo parlamentare e cambia le regole per diventare professore universitario. La Camera ha approvato in via definitiva il provvedimento con 122 voti favorevoli, 70 contrari e 3 astenuti. La modifica più rilevante riguarda il superamento dell’Abilitazione scientifica nazionale, finora necessaria per partecipare ai concorsi da professore associato e ordinario.
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L’ASN era la porta d’ingresso nazionale. Il candidato otteneva prima l’abilitazione e solo dopo poteva concorrere nei singoli atenei. Con la riforma, la selezione passa a un modello più diretto. Le università avranno più spazio nella valutazione dei candidati, mentre i requisiti scientifici e didattici saranno verificati nelle procedure locali.
La ministra Anna Maria Bernini ha rivendicato la riforma con parole nette. Secondo Agenzia Nova, ha definito il provvedimento “un cambio necessario” e ha parlato di “meno burocrazia, più merito, più autonomia per gli atenei”. La ministra ha aggiunto che viene introdotta anche la valutazione della didattica, perché “la qualità dell’università passa dalla qualità di chi insegna”.
Riforma concorsi universitari: più autonomia agli atenei, più controlli sulle commissioni
La nuova disciplina aumenta il ruolo delle università nelle chiamate e nelle procedure comparative. Per i candidati significa meno attesa legata al filtro nazionale, ma anche una maggiore esposizione alle regole stabilite dai singoli bandi. Le commissioni dovranno valutare curriculum, titoli scientifici, attività didattica e coerenza del profilo con il posto messo a concorso.
Il testo nasce anche per rispondere alle critiche accumulate negli anni sul sistema precedente. L’ASN è stata contestata da più parti per tempi lunghi, soglie bibliometriche difficili da leggere e risultati non sempre omogenei tra settori. Alcuni studi accademici hanno segnalato differenze significative nelle percentuali di abilitazione e possibili criticità nel rapporto tra indicatori, merito scientifico e carriere.
Le opposizioni e una parte del mondo universitario guardano però con cautela alla maggiore autonomia locale. Il rischio indicato dai critici è che l’assenza di un filtro nazionale renda più difficile prevenire favoritismi e selezioni costruite su profili già individuati. Il governo punta sul rafforzamento delle responsabilità degli atenei e su regole di trasparenza più stringenti.
Per ricercatori e aspiranti professori cambia la strategia di candidatura. Non basterà più attendere un’abilitazione nazionale. Bisognerà seguire i bandi, verificare i requisiti richiesti da ogni sede e preparare un profilo competitivo anche sul piano didattico.
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