Consigli diocesani al rinnovo, le voci dei componenti uscenti

07 Ottobre 2026 - 19:25
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Consigli diocesani al rinnovo, le voci dei componenti uscenti
Un momento della sessione congiunta dei Consigli il 28 febbraio a Rho (foto Andrea Cherchi)Un momento della sessione congiunta dei Consigli il 28 febbraio a Rho (foto Andrea Cherchi)

«Un’esperienza che dovrebbero poter vivere tutti». È questa l’opinione che Paolo Mira, membro di Giunta del Consiglio pastorale diocesano, sente «di condividere al termine del cammino quinquennale, giunto al suo decimo mandato e che si è concluso il 9 e 10 maggio scorso»

«È difficile sintetizzare i sentimenti, le esperienze, le aspettative che ognuno di noi può aver provato e sperimentato – prosegue -. Personalmente ritengo che sia un grande privilegio aver potuto partecipare a diversi mandati del Consiglio come rappresentante del Decanato di Castano Primo (Zona pastorale IV), e posso affermare che le Sessioni sono state sempre, al di là dei singoli temi trattati, occasioni di scambio, confronto e crescita personale. Momenti nei quali si è imparato a respirare e a leggere la realtà della Chiesa diocesana e universale con uno sguardo più ampio, capace di travalicare i confini spesso autoreferenziali della parrocchia o del Decanato».

Al cuore la sinodalità

Al cuore dell’esperienza nel Cpd «in particolare questi ultimi cinque anni di Consiglio, durante i quali ho potuto far parte anche della Giunta esecutiva», spiega Mira, la sinodalità. «Infatti, si è toccato con mano che un nuovo modo di vivere, di agire, di pensare e, soprattutto, di essere è possibile. Tutti insieme – laici, religiosi e presbiteri – possiamo lavorare per costruire un nuovo modo di essere Chiesa, con i piedi ben piantati nella tradizione, ma attento alle problematiche schiaccianti che interrogano la società di oggi. Un luogo, il Consiglio pastorale diocesano, dove la presenza di laici maturi e formati è un dato assodato e che può portare un valido contributo nel dibattito attuale, come già profeticamente aveva affermato dal Concilio. Un aspetto, questo, che si è potuto vivere concretamente nella modalità con la quale sono stati affrontati alcuni temi delle 15 sessioni, quali ad esempio il futuro dell’Europa, l’educazione alla pace, lo sport e la vita cristiana, l’eredità e le prospettive del convegno Farsi prossimo».

Ascolto sincero

«In primo luogo ho vissuto un’esperienza di fraternità: il clima che si è respirato nelle varie sessioni è stato sempre costruttivo, di profondo ascolto, di confronto sincero. Per dirla con gli Atti degli Apostoli: “con tutta franchezza e senza impedimento”. Insomma vorrei dire che l’Arcivescovo può essere contento di un Clero schietto e mai sottomesso, capace di consigliare senza l’arroganza di sapere già tutto, pronto a esprimere non semplicemente il sentire personale, ma anche quello del presbiterio intero, anche se, forse in questo clima di fraternità, mi sarei aspettato maggiori spazi di condivisione di gioie e fatiche che l’Arcivescovo porta con sé». Non ha dubbi don Luca Ciotti, membro del Consiglio presbiterale e parroco delle 6 parrocchie della Valtravaglia, nel Decanato di Luino.

«In secondo luogo – evidenzia il sacerdote -, l’esperienza del consigliare ha voluto dire saper ascoltare e stimolare le fraternità del Clero in tutto il territorio della Diocesi: è stata occasione di unità. Facendo parte della Giunta mi è stato chiesto di raccogliere il parere delle fraternità decanali: in molti hanno lavorato sui temi proposti, inviando i loro contributi così da poter esprimere un pensiero a favore di decisioni comuni. Una nota di merito per i responsabili della formazione di ogni Decanato che sono riusciti a far corrispondere i momenti formativi proposti con le scadenze dettate dal Consiglio presbiterale: lì dove questo è avvenuto, è stato possibile un lavoro d’insieme ricco di stimoli e di indicazioni preziose».

Infine, nelle parole di don Ciotti, un terzo aspetto, ossia «la presenza frizzante e propositiva dei preti giovani che, attraverso buone relazioni, hanno inventato anche il “fuori salone”, ovvero spazi di confronto al di là delle discussioni e delle mozioni istituzionali. Auguro a coloro che faranno parte del prossimo Consiglio di poter ritrovare il medesimo clima, di poter crescere nell’amore per la Chiesa, di donare al vescovo la possibilità di non attorniarsi di “Yes man” ma di gente che lo faccia sentire profondamente “a casa”».

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