Cosa vorrei da Tomb Raider Legacy of Atlantis


Con il countdown inesorabilmente sceso sotto la fatidica soglia dell'anno, l'industria si prepara a metabolizzare l'impatto di Tomb Raider: Legacy of Atlantis.
Parliamo del prepotente risveglio di un franchise titanico, reduce da una stasi produttiva fin troppo prolungata; un letargo autoriale che ha lasciato un vuoto a dir poco incolmabile nel panorama degli action-adventure.
L'ambizione dichiarata di questa nuova iterazione è vertiginosa: l'obiettivo è riesumare dalle sabbie del tempo uno dei monoliti fondativi del medium, un'opera dal peso storiografico incalcolabile.
Un'impresa che si preannuncia come un cammino su un campo minato, specialmente se consideriamo che l'eredità di questo specifico filone narrativo era già passata sotto la lente di uno dei remake più divisivi e controversi della storia videoludica, capace di generare una profonda frattura filologica tra i puristi dell'opera originale e i difensori della modernizzazione.
Alla luce di questa delicatissima operazione di archeologia videoludica, e con il peso di tali aspettative a gravare sullo sviluppo, si configura la finestra temporale ideale per tracciare i confini di ciò che è lecito (e doveroso) pretendere.
Quello che seguirà non è un banale elenco dei desideri, ma una rigorosa roadmap di game design: un manifesto degli elementi imprescindibili che Legacy of Atlantis deve categoricamente implementare per evitare il disastro ed ergersi, finalmente, a consacrazione definitiva della saga.
La trama deve rimanere quella di Tomb Raider Anniversary
Per quanto Tomb Raider: Anniversary continui a prestare il fianco a legittime critiche legate alla sua declinazione puramente ludica, sarebbe intellettualmente disonesto non riconoscergli un merito titanico: la magistrale operazione di riscrittura del suo intreccio.
Se l'ossatura narrativa dell'opera originale del 1996 si limitava a un canovaccio embrionale, un mero pretesto diegetico utile solo a giustificare il pathfinding tra le rovine, Anniversary ha compiuto un miracoloso lavoro di rammendo drammaturgico, restituendoci una scacchiera infinitamente più stratificata, matura e appagante.
L'emblema di questa maturazione autoriale è, senza ombra di dubbio, l'evoluzione di Jacqueline Natla.
Rilegata a comparsa bidimensionale in un paio di sequenze sbrigative nel titolo capostipite, nel rifacimento ha finalmente beneficiato di una scrittura tridimensionale, acquisendo quello spessore psicologico e quella gravitas scenica necessari per elevarla a villain di assoluta e magnetica caratura.
Guardando all'imminente Legacy of Atlantis, l'auspicio è che il team di sviluppo capitalizzi su questa eccellente base per spingersi ancora oltre le colonne d'Ercole.
Sarebbe fisiologico, e ferocemente desiderabile, assistere a un'espansione viscerale della mitologia che avvolge il Triumvirato di Atlantide, colmando i silenzi di una lore dal potenziale sterminato.
Eppure, le direttrici cardine e il timone di questa rilettura devono rimanere inossidabilmente ancorati alla bussola tracciata da Anniversary, un imperativo categorico che culmina in un momento precisissimo: l'adattamento del cruento dilemma di Larson.
Quell'esitazione fatale, quell'omicidio a sangue freddo che sancì la definitiva perdita dell'innocenza per Lara Croft, rappresenta uno zenit narrativo e un punto di non ritorno psicologico che, a prescindere da come sceglieranno di metterlo in scena, deve essere preservato e sublimato con totale riverenza.
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La regina di Atlantide in tutto il suo splendore[/caption]
La qualità delle bossfight deve rimanere quella di Anniversary
Un ulteriore spartiacque qualitativo su cui Legacy of Atlantis dovrà inevitabilmente misurare le proprie ambizioni risiede nell'architettura degli scontri nei vari livelli.
Avendo recentemente rinfrescato la memoria muscolare con una provvidenziale run comparativa, affiancando la recente Remastered del capitolo capostipite all'esperienza di Anniversary, il verdetto critico emerge in tutta la sua lampante chiarezza: il rifacimento del 2007 tocca vette di boss design che, a mio avviso, rappresentano tuttora l'apice insuperato dell'intero franchise.
Ogni macro-incontro ha beneficiato di un rework concettuale profondo, trasformando quelli che un tempo erano sterili scambi di piombo in veri e propri enigmi ambientali su scala cinetica.
Il manifesto assoluto di questa sublimazione ludica è incarnato dallo scontro con i Centauri.
Se nel '96 questa sequenza si configurava come un grossolano e deludente inciampo di game design, finanche aggirabile sfuggendo banalmente all'ingaggio, in Anniversary viene elevata a vero e proprio pinnacolo dell'appagamento meccanico; una danza mortale che esige un'attenta lettura dei pattern offensivi, un magistrale tempismo nelle manovre di evasione, e un'approfondita conoscenza delle meccaniche di gioco.
L'unico, fisiologico rammarico in questo mosaico rasente la perfezione resta il climax finale contro Natla: uno scontro che si adagia su un'esecuzione drammaticamente scolastica, sfociando in una sfida tarata verso il basso e afflitta da meccaniche derivative.
Un raro scivolone autoriale che, tuttavia, non è sufficiente a intaccare il valore di un roster di sfide per il resto semplicemente magistrale, e da cui il nuovo capitolo deve categoricamente trarre lezione.
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Ridatemi assolutamente questo tipo di bossfight[/caption]
Niente tagli e soprattutto fate un remake di Unfinished Business
Il peccato originale più grave di Anniversary, la sua vera e propria macchia autoriale, risiede nell'ingiustificabile accanimento con cui il team di sviluppo ha calato la scure sui contenuti originali.
Se da un lato abbiamo assistito a una virtuosa e fisiologica dilatazione del macro-bioma egiziano, dall'altro la stragrande maggioranza dei livelli storici ha subito una brutale e sistematica macellazione topografica.
Questo drammatico depauperamento esplorativo raggiunge il suo infelice apice durante il climax ad Atlantide: gli ultimi due segmenti sono stati letteralmente mutilati, privati di quell'asfissiante densità di trappole e di quell'opprimente ecosistema ostile che, nel 1996, garantivano un pacing finale genuinamente al cardiopalma.
Guardando all'imminente Legacy of Atlantis, il team ha il preciso dovere morale di sanare questa ferita storica.
L'imperativo categorico non è solo ripristinare la grandezza perduta dell'epilogo, ma attingere a piene mani dal materiale dell'espansione Unfinished Business per un'operazione di rigoroso recupero filologico.
Intendiamoci: le appendici originali come Return to Egypt e Temple of the Cat possono essere serenamente archiviate come trascurabili esercizi di stile, e un loro eventuale taglio non desterebbe alcuno scalpore.
Ma l'implementazione organica di Atlantean Stronghold e The Hive all'interno del nuovo canone non è una semplice richiesta da fan: è una condicio sine qua non strutturale per chiunque voglia davvero rendere giustizia all'eredità architettonica di questo capolavoro.
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I livelli di Unfinished Business devono fare il loro ritorno[/caption]
La timeline va corretta per diventare finalmente coerente
Il nervo più scoperto e visceralmente frustrante dell'intera gestione moderna del franchise risiede in un'insanabile schizofrenia narrativa che ha letteralmente lacerato le tre continuity storiche della saga.
Ci troviamo di fronte a macro-archi drammaturgici non solo strutturalmente incompatibili, ma piagati da un abuso sistematico e quasi compulsivo del retcon, in cui ogni nuova iterazione cannibalizza e riscrive maldestramente la lore precedente.
L'epicentro assoluto di questo cortocircuito logico è, senza ombra di dubbio, il destino di Amelia Croft.
La morte (o la scomparsa) della madre di Lara non è un dettaglio secondario, ma il vero e proprio trauma fondativo del personaggio, declinato però in modi talmente divergenti tra le varie epopee da risultare oggi totalmente inconciliabile.
Ora, alla luce della conclamata e per molti temeraria volontà degli sviluppatori di forgiare un'utopica "Unified Timeline", tentando l'ardua impresa di fondere il brutale pragmatismo della Survival Trilogy con i fasti mitologici della trilogia LAU (Legend, Anniversary, Underworld), si rende imperativa un'operazione di rigorosa pulizia canonica.
Eppure, il rigore critico ci impone di guardare a questa promessa con un pesantissimo, e giustificato, scetticismo.
Tentare di armonizzare il nodo gordiano legato alla figura di Amelia rischia di tramutarsi in un micidiale vicolo cieco drammaturgico: la risoluzione del suo arco narrativo possiede un peso specifico talmente titanico all'interno delle rispettive cosmogonie che validare un filone significherebbe, per pura e inevitabile deduzione logica, invalidare categoricamente l'altro.
Un paradosso di mutua esclusività che sembra sfidare qualsiasi tentativo di coesione autoriale.
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Spero che riprendano il fato di Amelia di LAU piuttosto che quello della survival trilogy[/caption]
Atlantide deve tornare quella originale, con gli Atlantidei che esplodono e la piramide organica
Un ulteriore, imprescindibile pilastro per la riuscita di questo rifacimento risiede nel ripristino filologico e viscerale dell'Atlantide originale, epurando il brand dalla sterilizzazione autoriale subita nel 2007.
È un fatto storicamente noto che, per assecondare il progressivo inasprimento delle policy operate dalle rating board e per scongiurare l'assegnazione di una classificazione Mature (M) a favore del più redditizio e accessibile Teen (T), Anniversary fu vittima di un drastico e calcolato downgrade censorio.
Questa edulcorazione sistematica si manifestò in primis nella castrazione delle iconiche death animation di Lara, trasformando la cruda spettacolarità punitiva dell'opera del '96 in scivoloni blandi e asettici, retti da una fisica ragdoll quasi caricaturale.
Ma il vero scempio artistico fu perpetrato ai danni dell'intero bioma atlantideo.
Nell'originale, il climax si consumava all'interno di un autentico incubo di body horror ambientale: la ziggurat finale non era un generico tempio, ma un organismo pulsante, forgiato da paratie di carne viva e abitato da abomini scorticati che impiegavano il proprio sangue esplosivo e frammenti ossei come macabri proiettili, per poi deflagrare in un trionfo splatter al momento dell'uccisione, inoltre l'intera avventura nella piramide era accompagnata da un battito del cuore perenne, presente nella soundtrack.
In Anniversary, questa terrificante e grottesca visione fu completamente asportata, mascherata sotto una colata di sterili texture laviche per compiacere i censori.
L'imminente Legacy of Atlantis deve ripudiare categoricamente questo compromesso commerciale: la direzione artistica ha l'obbligo formale di riabbracciare il gore e l'estetica carnale del '96, restituendoci un epilogo capace di incutere il medesimo, genuino disagio psicologico di trent'anni fa.
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Atlantide deve assolutamente recuperare il suo macabro splendore[/caption]
Un remake che deve prendere il meglio da entrambi i mondi
A tirare le somme di questa complessa disamina, il mandato storico di Tomb Raider: Legacy of Atlantis appare incontrovertibile: dovrà ergersi a rifacimento definitivo attraverso una rigorosa e chirurgica sintesi virtuosa dei due mondi.
All'interno della community serpeggia purtroppo una frangia affetta da un purismo quasi tossico, una fazione ciecamente convinta che l'unico espediente per onorare il capolavoro del '96 sia condannare l'operazione Anniversary a una spietata e totale damnatio memoriae.
Si tratta di una miopia intellettuale francamente inaccettabile.
La realtà dei fatti, se analizzata al netto della sterile nostalgia, ci consegna un verdetto granitico: esiste una moltitudine di intuizioni sistemiche e di game design in cui l'iterazione del 2007 surclassa inequivocabilmente il materiale originale, esattamente come sussistono vette atmosferiche ed esplorative del '96 che Anniversary non è mai riuscito a scalare.
Il destino di questo nuovo, titanico progetto si giocherà interamente sul filo di questo delicatissimo equilibrio, resta solo da capire se i vertici di Crystal Dynamics avranno finalmente metabolizzato le criticità del proprio retaggio, facendo prezioso tesoro delle scivolate compiute quasi vent'anni fa, o se, al contrario, si lasceranno fagocitare nuovamente da quelle medesime, insidiose trappole autoriali che ne hanno storicamente azzoppato le ambizioni.
In conclusione vi lascio il mio scorso editoriale su Tomb Raider Legacy of Atlantis, e la pagina Steam del titolo.
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