Cose da fare e da non fare con il Circular economy act

Maggio 05, 2026 - 11:53
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Cose da fare e da non fare con il Circular economy act

Il documento si intitola “Una guida di Recycling Europe per un Circular Economy Act che funzioni” (allegato) ed è stato pubblicato a fine marzo 2026. L’Associazione Europea dei riciclatori indica con chiarezza ai Policymakers quali azioni inserire nel provvedimento atteso per il terzo trimestre dell’anno (Dos, evidenziati in verde) e quali non inserire (Don’ts, evidenziati in rosso). Una tecnica di scrittura e presentazione interessante da parte di una lobby che punta ad un testo efficace e convincente.

Nel titolo va sottolineata la frase “that delivers” (efficace). Il rischio infatti è che il circular economy Act non contenga azioni e misure concrete che orientino i mercati del ricicloe si limiti ad indicazioni generiche, o peggio che contenga indicazioni inefficaci o addirittura rischiose.

Vediamo quindi le richieste descritte in cinque pilastri: 1) incrementare la domanda 2) sviluppare il mercato unico europeo del riciclo, 3) incentivare il recupero di materia e ridurre la discarica, 4) azioni per i rifiuti elettronici, 5) azioni per i rifiuti da costruzione e demolizione.

Il primo pilastro punta ad incrementare la domanda di materiale di riciclo. Le ricette su “cosa fare” sono semplici: 1) definire nuove norme per aumentare la quota obbligatoria di materiale riciclato nei nuovi prodotti realizzati in Europa facendo in modo che tali materiali riciclati provenga dai rifiuti europei, introducendo comunque “clausole specchio” per l’import/export; 2) rendere obbligatoria una quota di materiale riciclato (made in EU prioritariamente) negli acquisti pubblici con una modifica del Green Public Procurement; 3) promuovere in generale  i materiali riciclati di origine europea nel quadro di una politica di promozione del Made In Europe definito dall’industrial Acceleration Act, contrastando la concorrenza sleale di Paesi terzi anche attraverso un moderno sistema di tracciabilità e introducendo obblighi di riciclo e riciclabilità nella Direttiva Ecodesign; 4) una aliquota IVA più bassa per materiale riciclato, prodotti contenenti materiale riciclato e servizi resi delle aziende del riciclo, in modo da avere un vantaggio fiscale rispetto alle filiere dei prodotti vergini. Cosa “no fare”? Semplice: 1) non definire standard di qualità dei materiali riciclati senza prima aver garantito una adeguata domanda di tali prodotti; 2) Non confondere materiali di natura biologica con materie prime seconde, sono due cose diverse.

Il secondo pilatro punta ad avere un mercato unico europeo del riciclo. Le proposte su” cosa fare” sono altrettanto chiare: 1) avere criteri End Of Waste omogenei in tutti i Paesi EU, procedendo rapidamente alla armonizzazione dei criteri a scale europea (anche solo sulla base dei protocolli industriali senza aspettare studi del JRC), intanto attraverso il reciproco riconoscimento dei criteri nazionali adottati; 2) sviluppare criteri omogenei a scala europea nella applicazione degli schemi di Responsabilità estesa del Produttore, promuovendo schemi concorrenziali, contrastando il free riding, definendo contributi omogenei a copertura dei costi e una corretta ecomodulazione; 3) Facilitare e semplificare le norme sulla spedizione di rifiuti, end of Waste e sottoprodotti all’interno della EU superando approcci interpretativi nazionali; 4) definire codici doganali più precisi, che distinguano con chiarezza materiali vergini da materiali di riciclo. Cosa “non fare”? Semplice: 1) proibire o scoraggiare l’Export di prodotti riciclati e materiale riciclato prodotti nella EU fuori dall’Unione, per l’industria del riciclo esportare è vitale. 2) non istituire nuovi schemi EPR senza una preventiva e approfondita analisi di impatto socio economica.  

Il terzo pilastro punta ad aumentare il riciclo e le proposte sono anche in questo caso semplici e fattibili: 1) definire standard di ecodesign che consentano una più facile riciclabilità dei prodotti immessi sul mercato ed un più facile utilizzo di materia riciclata; 2)  ridurre in modo omogeneo a scala europea l’uso di alcuni materiali tossici (come i PFAS) nei prodotti. Cosa “non fare”? Qui c’è una ricetta nuova ed interessante anche se discutibile: evitare proibizioni o eccessive tassazioni alle discariche. Gli scarti del riciclo devono costare poco e devono beneficiare di tariffe di smaltimento più basse di quelle per i rifiuti non trattati.

Molte poi le proposte per la gestione dei rifiuti elettronici e da costruzione e demolizione. Per i RAEE obblighi di ecodesign, prevenzione degli incendi per il trattamento delle batterie, obblighi di ritiro, contrasto alla concorrenza sleale, nuove codifiche per i pannelli fotovoltaici. Per i rifiuti da costruzione e demolizione obbligo di audit nei progetti di demolizione e restauro che obblighino all’avvio a recupero e all’uso dei materiali riciclati, anche per il vetro piano.

Proposte concrete, precise.

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Redazione Eventi e News

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