Il traffico stradale è una delle principali fonti di inquinamento delle acque piovane

Maggio 04, 2026 - 14:03
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Il traffico stradale è una delle principali fonti di inquinamento delle acque piovane

Le acque piovane che scorrono su strade, tetti e superfici urbane possono trasformarsi in un vettore significativo di contaminazione per fiumi, canali e ambienti naturali. A documentarlo è uno studio scientifico europeo pubblicato su Water Research, tra le principali riviste internazionali del settore, che offre uno dei primi quadri organici a livello continentale sull’inquinamento delle acque di ruscellamento urbano.

Alla ricerca ha partecipato anche Acque, il gestore idrico del Basso Valdarno, nell’ambito del progetto europeo D4RunOff e del caso-studio sviluppato su Pontedera. L’indagine ha analizzato campioni di acque piovane raccolti in diverse città europee, con l’obiettivo di capire quali sostanze vengano trascinate durante gli eventi meteorici quando l’acqua scorre sulle superfici impermeabilizzate delle aree urbane.

I risultati confermano che il traffico stradale rappresenta una delle principali fonti di inquinamento delle acque piovane. Pneumatici e freni, attraverso l’usura, rilasciano infatti metalli e composti che possono essere trascinati dal ruscellamento verso la rete di drenaggio e, da qui, raggiungere i corpi idrici. Accanto a queste sostanze, in molti campioni sono stati individuati anche residui tipici delle acque reflue urbane, comprese tracce di farmaci, che possono arrivare nell’ambiente durante piogge intense o in presenza di scarichi non correttamente intercettati.

In alcuni casi, le concentrazioni rilevate risultano molto superiori ai livelli considerati sicuri per l’ambiente. Lo studio mostra che «la presenza di alcuni metalli nelle acque di ruscellamento stradale può superare i valori di riferimento ambientali anche di migliaia di volte», mentre diverse sostanze legate all’usura degli pneumatici sono state rintracciate nella maggior parte dei campioni analizzati nelle città europee coinvolte.

Il dato mette in evidenza come fenomeni quotidiani e apparentemente ordinari, come la pioggia che lava le superfici urbane, possano contribuire in modo rilevante all’inquinamento dei corpi idrici quando non vengono gestiti con strumenti adeguati. La qualità delle acque, dunque, non dipende soltanto dagli scarichi industriali o civili più facilmente identificabili, ma anche da una contaminazione diffusa che si accumula nello spazio urbano e viene mobilitata dagli eventi di pioggia.

La ricerca non si limita a descrivere il problema, ma richiama la necessità di rafforzare la gestione delle acque meteoriche in città, in particolare quelle provenienti dalle strade e dagli scarichi durante gli eventi più intensi. Tra le indicazioni emergono una migliore pianificazione urbana, sistemi di trattamento dedicati e strumenti di monitoraggio più avanzati, capaci di intercettare anche sostanze che oggi non sempre rientrano nei controlli ordinari.

Un’attenzione specifica riguarda le cosiddette “sostanze emergenti”, che possono avere effetti rilevanti sugli ecosistemi acquatici pur non essendo ancora stabilmente incluse nei monitoraggi di routine. Migliorare la conoscenza della loro presenza e dei relativi rischi diventa quindi un passaggio essenziale per orientare le politiche di tutela ambientale e per progettare infrastrutture urbane più resilienti.

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Redazione Eventi e News

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