Crollo del ponte Morandi, è ufficiale: sentenza il 16 luglio

Genova. A quattro anni dall’inizio del processo e a quasi otto dalla strage il presidente del collegio Paolo Lepri ha comunicato in udienza la data della sentenza per il crollo del ponte Morandi. Sarà il 16 luglio, prima della sospensione estiva delle udienze e prima dell’ottavo anniversario della tragedia in cui morirono 43 persone.
La mattina del 16 luglio ci saranno le repliche di un ultimo legale, poi il collegio composto dal presidente Paolo Lepri e dai giudici Ferdinando Baldini e Fulvio Polidori si ritireranno in camera di consiglio per uscirne con il dispositivo.
Il processo era cominciato nel luglio del 2022. Da allora sotto la tensostruttura appositamente montata nel corte di Palazzo di giustizia a Genova si sono tenute oltre 280 udienze. Un processo lungo, difficile e tecnico dove si sono scontrate due tesi contrapposte.
Le tesi contrapposte di procura e difese
Quella accusatoria da un lato secondo la quale Aspi negli anni ha voluto risparmiare sulle manutenzioni delle infrastrutture autostradali per aumentare i dividendi dei soci. Tutti sapevano che il viadotto progettato da Riccardo Morandi e costruito alla fine degli anni Sessanta – sostiene la procura – necessitava di un’attenzione particolare e il rifacimento della pilla 11 negli anni Novanta doveva imporre controlli serrati e costanti anche sulle altre due pile. Il ponte è quindi crollato per i mancati controlli e per un progetto di rinforzo arrivato troppo tardi.
Per le difese invece la pila 9 del viadotto, quella crollata la mattina del 14 agosto 2018 uccidendo 43 persone, aveva un difetto originario di costruzione che non poteva essere rilevato. Non è vero – sostengono i legali – che il ponte Morandi era corroso – lo era solo la parte alta della pila nove a causa appunto di un errore in fase costruttiva non rilevabile dalle indagini diagnostiche.
Le richieste dei pm: 18 anni e mezzo per Giovanni Castellucci
La Procura di Genova ha chiesto quasi 400 anni di carcere per 56 e dei 57 imputati. La pena più alta, 18 anni e sei mesi, è stata quella chiesta per l’ex amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci. Castellucci si trova da oltre un anno in carcere per scontare la condanna definitiva a sei anni di reclusione per la tragedia del viadotto Acqualonga, in provincia di Avellino in cui nel 2013 morirono 40 persone.
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