Covid, Conte sulla graticola si trincera nel silenzio. Bignami e Malan lo stendono: anziché minacciare giornali e intralciare i lavori chiarisca

Caso Conte-Covid: le tre “C” che riassumono uno scontro istituzionale senza precedenti che investe regolamenti, normative e statuti, e la stessa Carta Costituzionale. La vicenda, come noto, riguarda le commissioni parlamentari d’inchiesta, con un faro acceso dalla stampa su un cortocircuito procedurale che ha però risvolti essenziali: capire se e come una commissione possa ascoltare in audizione un proprio componente.
Conte e il caso della commissione Covid
Al centro delle polemiche vi è la strategia del leader del Movimento 5 Stelle che, facendosi nominare membro della stessa Commissione, ha sfruttato una prassi parlamentare non scritta per evitare l’audizione, creando di fatto una sorta di scudo protettivo. Una “stortura” che ha spinto i presidenti di Camera e Senato a convocare d’urgenza la Giunta per il Regolamento per sanare il gap.
Il cortocircuito che genera un vicolo cieco procedurale
Una risposta, quella delle Presidenze delle Camere, che ha chiarito che l’audizione di un parlamentare in carica davanti a una commissione d’inchiesta non è preclusa in via generale e astratta. Esiste però una prassi consolidata per cui non si ascolta chi fa parte della medesima commissione. Da qui l’impasse e due possibili vie d’uscita da un vicolo cieco, che tra gli altri Il Tempo in edicola oggi segnala nel dettaglio: «Un passaggio nelle Giunte per il Regolamento oppure l’uscita temporanea dell’interessato per il tempo dell’audizione, con successiva rinomina».
Conte non chiarisce e declina appelli e inviti a farlo
Proseguendo a stretto giro: «Le commissioni parlamentari d’inchiesta hanno gli stessi poteri e gli stessi limiti dell’autorità giudiziaria. Per questo procedure e prassi contano e, quando producono uno stallo, devono poter essere chiarite o migliorate». Nel frattempo, lo scontro non accenna a placarsi. Conte prova a difendersi attaccando e provando a declinare (o a procrastinare) inviti e appelli a rispondere ai quesiti su documenti, dubbi e testimonianze, emersi nella convinzione che, avendo l’avvocato di Volturara Appula guidato il governo durante la pandemia, possa fornire tutti i chiarimenti richiesti. E il pressing di chi gliene chiede conto non conosce cali di tensione.
Covid, Bignami: «Dalle carte sta emergendo il più grande scandalo della storia della Repubblica»
Dai banchi di Fratelli d’Italia, allora, Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera, parla del «più grande scandalo della storia della Repubblica» e intima: «Conte anziché minacciare i giornali e intralciare i lavori, si faccia audire e racconti quello che sa». Anzi, per l’esattezza dichiara: «Quanto pubblicato dal Giornale conferma tutti i dubbi che stanno emergendo nella commissione d’Inchiesta sul Covid sulla gestione della pandemia. In particolare riguardo la genuinità dei documenti che hanno portato al più grande affidamento diretto della storia della Repubblica: 1 miliardo 251 milioni di euro dato a consorzi cinesi sconosciuti per la fornitura di mascherine poi rivelatesi farlocche».
«Una scelta – prosegue Bignami – che precluse l’opportunità di avvalersi di aziende italiane che, in pronta consegna, avrebbero potuto garantire la fornitura di mascherine a costi di gran lunga più contenuti. Fratelli d’Italia continua a ribadire la necessità che si faccia chiarezza e si vada fino in fondo nell’accertamento della verità e di eventuali responsabilità. Giuseppe Conte anziché continuare a minacciare i giornali e intralciare i lavori della commissione, si faccia audire e racconti quello che sa riguardo a quello che dalle carte sta emergendo come il più grande scandalo della storia della Repubblica».
Covid, Malan: «Ombre e opacità, è interesse di Conte farsi audire»
E dal Senato gli fa eco il capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Madama, Lucio Malan, che evidenzia un uso del denaro pubblico caratterizzato da «ombre e opacità», sottolineando che se l’ex premier è estraneo ai fatti dovrebbe essere il primo a voler chiarire. «Dal lavoro che sta portando avanti la commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid si sta evidenziando un uso del denaro pubblico, sempre più caratterizzato da ombre e opacità. E soprattutto sugli affidamenti diretti di materiale sanitario si starebbe delineando un sistema che avrebbe favorito alcune consulenze e in particolare alcune aziende rispetto ad altre».
E ancora. Citando l’inchiesta de Il Giornale Malan aggiunge che proprio ieri la testata «ha puntato il dito sul maxiappalto da 1,251 miliardi di euro dato a dei consorzi cinesi attraverso il ricorso a fatture false. Se ciò fosse confermato sarebbe la più grave truffa ai danni dei cittadini italiani nella storia degli appalti, anzi degli affidamenti diretti. Ad aggravare un quadro già delicato c’è poi il fatto che queste mascherine si sono rivelate non a norma».
«Si tratta di una vicenda gravissima su cui va fatta chiarezza»
Concludendo: «Si tratta di una vicenda gravissima su cui va fatta chiarezza, accertando la verità e le eventuali responsabilità. Per questo Fratelli d’Italia continua a chiedere che Giuseppe Conte venga in commissione Covid per farsi audire e raccontare su come fu gestita l’emergenza pandemia. Se non ha avuto nulla a che fare con quegli episodi, dovrebbe essere suo prioritario interesse spiegare».
Buonguerrieri: «Lo aspettiamo, abbiamo tante domande da rivolgergli»
Ma non è ancora tutto. Il cuore politico dell’indagine viene sviscerato anche da Alice Buonguerrieri, capogruppo di FdI in Commissione, che unendosi al coro di chi denuncia dubbi e in un’intervista a Il Tempo lancia appelli al chiarimento, ribadisce: «Conte dovrebbe dimettersi e farsi udire per poi, se vorrà, rientrare l’istante dopo l’audizione. Lo aspettiamo, abbiamo tante domande da rivolgergli». Rilanciando: «Ci sono tanti aspetti su cui è doveroso fare luce. Stiamo combattendo contro il tempo perché l’ostruzionismo della sinistra ha fatto iniziare i lavori con due anni di ritardo».
Anticipando anche: «Nei mesi che ci restano proseguiremo con le indagini su chiusure, cure e vaccini. Nonché sulla gestione dei soldi pubblici. Stileremo una relazione che renderemo pubblica e che invieremo anche alle Procure d’Italia per ogni più opportuna valutazione di loro competenza». Aggiungendo in calce: «Trovo singolare che le Procure non si stiano attivando direttamente visti i fatti nuovi e gravi che stanno continuamente emergendo».
Il Costituzionalista: la prassi non è vangelo, i parlamentari sono obbligati a chiarire
Infine, a smontare la difesa burocratica di Conte interviene infine il costituzionalista Tommaso Edoardo Frosini. L’ordinario di Diritto costituzionale chiarisce che nessuna consuetudine può prevalere sull’articolo 54 della Costituzione, il quale impone di adempiere alle funzioni pubbliche con «disciplina e onore»: un deputato o senatore ha il preciso dovere etico e istituzionale di rispondere al Parlamento se chiamato in causa.
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