Il bocconiano accoltellato in corso Como accompagnerà il suo aggressore nel percorso di giustizia riparativa: “Andrò con il cuore aperto”
«Andrò da lui con il cuore aperto». Davide Simone Cavallo ha scelto di incontrare il ragazzo che gli ha cambiato la vita per sempre, pur sapendo che non sarà un passaggio semplice né indolore. Il 22enne, studente universitario alla Bocconi, nell’ottobre del 2025 era stato accoltellato durante un’aggressione nella zona dei locali di corso Como, a Milano. Le ferite gli hanno provocato una lesione midollare permanente e lo hanno reso invalido. Per quell’agguato Alessandro Chiani, 19 anni, è stato condannato in primo grado a 20 anni di reclusione per rapina e tentato omicidio. Ora il giovane è stato ammesso a un programma di giustizia riparativa, che potrà portarlo a incontrare faccia a faccia Cavallo.
Cavallo: “Sarò faccia a faccia anche con il loro dolore”
La disponibilità al confronto non cancella il peso di quanto accaduto. Cavallo ha chiarito che il percorso non potrà essere affrontato con leggerezza. «Non lo sarà per me, perché dovrò scendere a compromessi con i dettagli di questa storia e perché sarò faccia a faccia anche con il loro dolore», ha spiegato. Ma non sarà facile nemmeno per gli aggressori, chiamati a confrontarsi «con una scoperta interiore personale molto importante»: le sue parole come riferisce il Corriere. Già prima della sentenza, Cavallo aveva espresso pubblicamente la propria disponibilità al perdono. In aula aveva anche abbracciato Chiani, offrendo un’immagine destinata a restare uno dei momenti più significativi del processo.
Il percorso anche per due minorenni coinvolti nell’agguato
Alla giustizia riparativa parteciperanno anche due dei tre ragazzi che all’epoca dei fatti erano minorenni e che avrebbero preso parte all’aggressione insieme a Chiani. Il loro processo è in programma il 9 luglio davanti al Tribunale per i minorenni. Un quinto giovane, Ahmed Atia, è stato invece condannato soltanto per omissione di soccorso. Anche lui aveva già avuto contatti con Cavallo, attraverso uno scambio di lettere. L’aggressione era nata come una rapina per impossessarsi di una banconota da 50 euro. Una vicenda che aveva riacceso l’allarme sulle aggressioni con coltelli tra giovanissimi, sia per la violenza dell’attacco sia per il comportamento tenuto successivamente dagli imputati.
Le risate dopo l’aggressione
Nelle motivazioni della sentenza, il giudice Alberto Carboni aveva descritto come «uno spaccato di agghiacciante disumanità» le conversazioni intercettate nelle stanze della Questura di Milano. Dopo l’accoltellamento, mentre Cavallo era ricoverato in ospedale e aveva rischiato di morire dissanguato, alcuni dei ragazzi ridevano delle sue condizioni e si auguravano che non sopravvivesse, così da impedirgli di raccontare quanto accaduto. Ora, parallelamente al percorso giudiziario, si apre una strada completamente diversa: quella della mediazione, dell’assunzione di responsabilità e del confronto diretto con le conseguenze delle proprie azioni.
“Spero possa diventare un esempio”
Cavallo ha spiegato di aver accettato il percorso nella speranza che la vicenda possa avere un significato anche per altri giovani. «Spero che questa situazione possa rappresentare un esempio per tutti quei ragazzi che nemmeno prendono in considerazione la possibilità di cambiare. Ma se anche uno soltanto riuscisse a farlo, sarebbe importantissimo». L’obiettivo sarà sedersi intorno a un tavolo e parlare apertamente, senza rimuovere la gravità di quanto successo. Cavallo spera che Chiani, partito da una condizione di distanza e inconsapevolezza e capace di ridere dopo aver usato il coltello, riesca ora a «rientrare in un concetto di umanità». La scelta del 19enne di partecipare al programma è per Cavallo già un primo segnale. «So che dipenderà da lui e dal suo atteggiamento, ma già l’intenzione significa tanto. Vuol dire che non vuole perdersi, come mi aveva già detto durante il processo».
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