Covid, dopo i silenzi e le fughe ora Conte preme per essere audìto. FdI gela il bluff: “Prima si dimetta e poi si metta in fila”

06 Luglio 2026 - 18:59
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Covid, dopo i silenzi e le fughe ora Conte preme per essere audìto. FdI gela il bluff: “Prima si dimetta e poi si metta in fila”

Caso Covid, dopo silenzi e svicolamenti Conte va in pressing sulla Commissione per essere audìto: FdI gli ricorda le regole e i tempi

Caso Covid, l’ultima puntata della saga sulla mancata audizione di Conte vira sul paradossale. La trama è sempre la stessa, ma le ultime evoluzioni sullo sviluppo della narrazione di Conte puntano ma rinnovare soggetto e sceneggiature delle polemiche. Al centro del plot resta sempre e comunque il leitmotiv del vittimismo e della mistificazione, che non conoscono tregua.

Giuseppe Conte continua a portare la sua disperata guerriglia mediatica contro la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, tentando di accreditare ad ogni richiamo e ad ogni dichiarazione pubblica, la strategia del ribaltamento. Dunque ora l’ex premier rivendica un’audizione immediata, fingendo di ignorare la conditio sine qua non istituzionale: per essere ascoltati bisogna prima dimettersi da membri della Commissione stessa.

Covid, Conte ora va in pressing per essere audìto

In mattinata, il leader del M5S ha inviato una lettera al presidente della Commissione, Marco Lisei, e per conoscenza ai presidenti delle Camere, per chiedere nuovamente di «conoscere la data della mia audizione, considerato che, allo stato, non ho ricevuto dagli Uffici di presidenza nessun riscontro». Nella missiva, Conte attacca frontalmente i membri di Fratelli d’Italia, scrivendo di aver «chiesto ai presidenti delle Camere di intercedere perché fosse concordata al più presto la data della mia audizione, anche per spazzare via le false e menzognere accuse che lei per primo (Lisei), insieme agli altri componenti della commissione del suo partito, mi state rivolgendo».

Scalpita e frigge ma tempi e procedure hanno delle regole

Ma è proprio qui, al netto della narrazione al contrario, che la trama s’inceppa. Sì, perché se è vero che negli ultimi giorni Conte ha annunciato di essere disponibile a dimettersi temporaneamente da componente della Commissione per poter essere ascoltato in audizione – questo perché, secondo le regole, un componente non può essere contemporaneamente anche audìto come persona coinvolta nei fatti oggetto dell’inchiesta – è altresì vero che nella lettera inviata ai presidenti di Camera e Senato sempre nei giorni scorsi, l’avvocato ha spiegato che si dimetterà immediatamente prima dell’audizione, chiedendo contestualmente di poter essere riammesso nella Commissione subito dopo.

Covid, Conte scrive a Lisei: «Quando la mia audizione in commissione? Allo stato nessun riscontro»

Dunque, la domanda sorge spontanea: la fretta dipende da questo pregresso? O, come ha tenuto a precisare oggi, inviando una lettera al presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria Covid, Marco Lisei, e, per conoscenza, ai presidenti delle Camere per chiedere nuovamente di ›conoscere la data della mia audizione, considerato che, allo stato, non ho ricevuto dagli Uffici di presidenza nessun riscontro» vuole solo fare pressing per uscire dal cul de sac delle recriminazioni che gli sono rivolte e delle giustificazioni che appronta di volta in volta?

«Nessun interesse ad audirmi, sono dei finti leoni»

Non solo: non contento, l’ex premier ha rincarato la dose a Sky Live In, lanciandosi in un delirio di accuse e accostamenti spericolati per sviare l’attenzione dalle sue responsabilità gestionali, attaccando per difendersi (ancora): «È evidente che non hanno nessun interesse ad audirmi» in commissione Covid. «Che hanno costruito plotoni di esecuzione e strumentalizzato per finalità politiche una commissione parlamentare di inchiesta che poteva essere utile per non farci trovare impreparati rispetto a una pandemia così travolgente. La verità è che non troveranno mai nulla, non ho paura». Eppure, per essere così sicuro del fatto suo come si dichiara, Conte spara parecchio nel mucchio…

La tattica di buttarla in caciara e sparare nel mucchio…

Come quando, sempre ospite in tv, aggiunge al suo cahier de doleances che dal governo, a sua detta, «non hanno messo un euro nel decreto che doveva ridurre le liste d’attesa. E hanno trovato in fretta e furia nella massima segretezza 100 milioni da dare al loro amico imprenditore Bianchi che stanno portando sui palchi di Atreju, in tutte le feste di Fratelli d’Italia… Questi sono dei finti leoni».

Covid, Conte prima tace, poi pretende l’audizione subito, prima ancora di essersi dimesso

Omettendo di aggiungere, però, che fu proprio la struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri a stipulare un maxi contratto con la Jc Electronics per la fornitura di dispositivi di protezione, salvo poi revocarlo. A quel punto, allora, l’azienda che Conte ha menzionato ha portato lo Stato in tribunale e, nel 2024, la sezione civile del Tribunale di Roma ha sancito l’illegittimità di quella revoca, condannando l’erario a un risarcimento da oltre 200 milioni di euro. Dunque, per evitare un esborso peggiore in appello, e congelare i contenziosi pendenti, l’esecutivo Meloni ha optato per un accordo transattivo con il parere favorevole dell’Avvocatura dello Stato.

Dall’ex premier accuse un tanto al chilo: ecco la tara da farci su

Ma questa è un’altra storia. Come un’altra storia è quella della apocalittica voragine da 192 miliardi sui conti pubblici provocata dal Superbonus e bonus facciate grillino, relativamente al periodo 2020/2025. Una farsa tragica, quella della misura grillina, che continua a presentare il conto agli italiani, inficiando la possibilità di assolvere economicamente ad altre esigenze in agenda.

La replica di Bignami: «Si metta in fila»

Così, a riportare alla realtà – e alla verità di fatti e cifre – e alle regole parlamentari provvede il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, che ha smontato la pretesa di imporre corsie preferenziali senza averne il titolo: «Giuseppe Conte non smette di stupire, ancora non si è dimesso e pretende che sia fissata la sua audizione, lamentandosi che la mia, che peraltro mi sono dimesso, è già stata fissata. Gli dò un consiglio. Si dimetta e si metta in fila e come tutte le persone normali senza privilegi, verrà chiamato per l’audizione. Se invece pensa di essere il marchese del Grillo, anzi il Conte del Grillo, ha sbagliato e non ha capito con chi a che fare».

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