Crescenti dubbi e poca convenienza, in Europa sempre meno progetti di cattura e stoccaggio del carbonio

11 Giugno 2026 - 13:47
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Crescenti dubbi e poca convenienza, in Europa sempre meno progetti di cattura e stoccaggio del carbonio

Il numero di nuovi progetti di cattura e stoccaggio del carbonio (Carbon capture and storage, Ccs) in Europa ha subito un forte calo negli ultimi tre anni. Una serie di cancellazioni nel corso del 2025 evidenzia gli ostacoli economici e tecnici che i progetti Ccs devono affrontare per giungere alla decisione finale di investimento. A segnalarlo è un approfondimento appena pubblicato dall’Insitute for energy economics and financial analysis (Ieefa), dal quale si evince anche la previsione che il numero di annunci di nuovi programmi che abbiano alla base questo tipo di tecnologia continuerà a essere esiguo e che si registreranno inoltre ulteriori cancellazioni di piani già annunciati. Ciò, sottolineano gli esperti della Ieefa, solleva interrogativi sulla capacità della tecnologia Ccs di fornire risultati su scala adeguata agli obiettivi europei di decarbonizzazione.

Facendo un resoconto di quanto avvenuto nel corso degli anni, va detto che il numero di potenziali progetti Ccs in Europa è aumentato in modo significativo tra il 2018 e il 2023, quando sono stati annunciati 317 progetti relativi alla cattura, al trasporto e allo stoccaggio. Le politiche dell’Unione europea, come la Legge europea sul clima — che rende giuridicamente vincolante la neutralità climatica entro il 2050 — e “Fit for 55”, hanno sostenuto questo boom di attività. Si tratta infatti di politiche che per molti versi promuovono un maggiore ricorso alla tecnologia Ccs per sostenere la neutralità climatica dell’Ue.

A ciò si è aggiunto in quello stesso periodo un significativo aumento del prezzo del carbonio in tutta Europa, in particolare attraverso il Sistema di scambio delle quote di emissione dell’Ue (Ets), che è passato da 5–10 euro nel 2017 a picchi superiori ai 100 euro nel 2023. Ciò ha reso l’acquisto delle quote di emissione Ets sempre più costoso e ha fornito un chiaro incentivo economico agli inquinatori per evitare questi costi crescenti ricorrendo alla Ccs. Inoltre, sempre a partire dal 2018 sono stati annunciati una serie di finanziamenti pubblici e meccanismi di sostegno statale per la tecnologia Ccs, tra cui il Fondo per l’innovazione dell’Ue, i Progetti di importante interesse comune europeo e i Contratti per differenza sul carbonio, oltre a programmi di sovvenzioni nazionali nel Regno Unito, in Norvegia, nei Paesi Bassi e in Danimarca.

Ma come sottolinea l’Ieefa in questo approfondimento, nell’ultimo paio di anni si è registrato un netto calo nell’annuncio di nuovi progetti Ccs in Europa, che hanno raggiunto il picco di 100 nel 2021 per poi scendere a 24 nel 2025. Sebbene il numero di progetti sia un indicatore dell’attività di mercato, i volumi di cattura previsti rappresentano l’indicatore più importante in quanto evidenziano il potenziale di riduzione delle emissioni di carbonio in tutta Europa. I volumi di cattura proposti dai progetti di recente annuncio sono scesi da un picco di 52 milioni di tonnellate di anidride carbonica (MtCO2) nel 2021 a 7 MtCO2 nel 2025. I volumi cumulativi di cattura proposti ammontavano a 201 MtCO2 da oltre 400 potenziali progetti al 2025.

Tra l’altro, gli esperti della Ieefa ricordano che gli obiettivi combinati dell’Ue e del Regno Unito in materia di cattura e stoccaggio ammontano a 80 Mt di CO₂ entro il 2030 e a 522 Mt di CO₂ entro il 2050 e in aggiunta a ciò sottolineano che sebbene in teoria vi siano progetti in cantiere sufficienti per raggiungere l’obiettivo del 2030, la realtà è che, a causa degli ostacoli economici, tecnici e normativi, i progetti impiegano molti anni per passare dalla fase di annuncio a quella operativa. E poi c’è un dato che la dice lunga su quel che sta avvenendo su questo fronte: il volume della capacità di cattura del carbonio cancellata in Europa nel 2025 ha superato quello che ha raggiunto la decisione finale di investimento: sono stati cancellati 5,4 MtCO2 di progetti relativi alla cattura, mentre solo 4,2 MtCO2 di progetti hanno ricevuto l’approvazione per gli investimenti.

Sebbene le dichiarazioni ufficiali relative alla cancellazione dei progetti nel 2025 non facciano riferimento a difficoltà economiche e tecniche, l’Ieefa sospetta che sfide fondamentali riguardanti i progetti Ccs abbiano influito sul processo decisionale: il livello di maturità tecnologica di questo settore varia da cinque (prototipo di grandi dimensioni) a nove (adozione precoce) su un massimo di 11 (maturo) nei diversi comparti industriali. Pertanto, tutti i progetti rimangono tecnicamente impegnativi e a rischio di ritardi, tassi di cattura parziali rispetto ai benchmark del 90-95% o di un vero e proprio fallimento della cattura. Qualsiasi scostamento dal programma del progetto o dai tassi di cattura aumenterà i costi, che sono già elevati. I costi di cattura, trasporto e stoccaggio della CO2 possono variare da 133 dollari per tonnellata per i progetti sui biocarburanti a 244 dollari per tonnellata per le operazioni degli impianti chimici. Si tratta di un importo notevolmente superiore agli attuali prezzi dell’Ets dell’Ue e del Regno Unito, rispettivamente di 91 e 52 dollari.

In parole povere, per un’azienda risulta oggi molto più conveniente pagare la tassa sulle emissioni piuttosto che investire nella tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio. Per colmare un simile svantaggio competitivo, i governi dovrebbero intervenire con incentivi pubblici stabili, un’opzione che però al momento risulta difficilmente percorribile, considerato il contesto macroeconomico caratterizzato da una diffusa austerità e dal progressivo irrigidimento fiscale dei bilanci statali.

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