Da Sardegna 400mila euro per comunità tutela biodiversità e cibo
Roma, 18 mag. (askanews) – La Regione Sardegna rafforza le politiche per la tutela dell’agro biodiversità e delle produzioni identitarie con l’intervento dedicato alla costituzione delle Comunità di tutela della biodiversità e del cibo nel territorio regionale. L’azione sostiene questo tipo di rete locale perché rappresenta uno strumento di tutela, valorizzazione e progettazione delle identità rurali costruito attraverso la collaborazione tra agricoltori, allevatori custodi, scuole, enti di ricerca, associazioni, imprese, attività della ristorazione e soggetti pubblici e privati del territorio, per promuovere la biodiversità agricola e alimentare locale.
“Le Comunità di tutela della biodiversità e del cibo rappresentano uno strumento fondamentale per preservare le diverse agrobiodiversità dei territori sardi e per difendere un patrimonio agricolo, culturale e identitario che appartiene a tutta la Sardegna – spiega l’assessore regionale dell’Agricoltura, Francesco Agus – Questo intervento è il frutto di un importante lavoro portato avanti dall’Assessorato dell’Agricoltura insieme all’Agenzia Laore Sardegna, individuata come soggetto attuatore della misura, e testimonia l’attenzione che la Regione sta dedicando alla tutela delle nostre identità rurali e delle produzioni locali”.
La dotazione finanziaria complessiva prevista per l’intervento è di 400 mila euro ed è volta a sostenere progetti finalizzati alla creazione e all’avvio delle Comunità di tutela, attraverso attività di animazione territoriale, studi e consulenze, azioni di comunicazione, promozione delle produzioni locali e valorizzazione dei saperi e delle filiere agroalimentari tradizionali. Le domande potranno essere presentate dalle 9 del 18 maggio 2026 fino alle 12 del 31 ottobre 2026, secondo le modalità indicate nell’avviso pubblico.
“Le Comunità di tutela sono una risposta politica concreta al rischio di spopolamento che interessa tante aree interne dell’Isola. Dove si costruiscono comunità, filiere territoriali e occasioni di lavoro legate alla terra, si crea anche la possibilità per le persone, soprattutto giovani, di restare o tornare nei propri paesi. Rafforzare le reti locali del cibo – conclude Agus – significa sostenere la filiera corta, dare valore economico alle produzioni identitarie e accompagnare modelli agricoli più sostenibili, basati su pratiche biologiche e sistemi colturali a basso impatto ambientale, capaci di garantire risparmio idrico, minori emissioni di anidride carbonica e maggiore fertilità dei suoli”.
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