Da “uomo pesce” dei record a motivatore: Riccardo Palumbo si racconta e presenta il suo nuovo libro

21 Maggio 2026 - 17:40
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Da “uomo pesce” dei record a motivatore: Riccardo Palumbo si racconta e presenta il suo nuovo libro
Generico 11 May 2026

Chi ha memoria delle cronache sportive del Varesotto degli anni Duemila non può non ricordarsi di lui come l’“uomo pesce”. Riccardo Palumbo, 44 anni, nativo di Casciago, è tornato a far parlare di sé negli studi di VareseNews all’interno del format “La Materia del Giorno”. Questa volta, però, la sfida non è immersa nelle acque di un lago, ma è racchiusa tra le pagine del suo ultimo libro: “Diventa il coach di te stesso – Ricoach”, un volume disponibile su Amazon che sintetizza un ventennio di esperienza nell’insegnamento, nel benessere e nello sport agonistico.

«Il coaching oggi va molto di moda e, a essere sincero, è una cosa che non mi piace assolutamente – esordisce Palumbo con schiettezza –. Io sono un “re-coach” tutti i giorni della mia vita, ma mi sono accorto di esserlo dopo averlo fatto per tanti anni. Non ho frequentato una scuola per diventarlo, lo sono diventato attraverso l’esperienza sul campo». Una quotidianità, la sua, che lo vede spaziare tra fasce d’età vastissime: dai neonati in acqua con i neogenitori fino alle lezioni di ginnastica dolce con signore novantenni, passando per il pilates e le sessioni di personal training.

Le imprese nei laghi: «Stare fermi 50 ore è una sfida di pazienza»

L’acqua rimane l’elemento naturale di Palumbo, un legame indissolubile che in passato lo ha portato a compiere imprese straordinarie nel territorio. Molti lettori ricordano i suoi record mondiali di galleggiamento: il primo nel 2011 nelle acque del lago di Monate («Una grande piscina, bello e facile», ricorda) e il secondo nel 2013 nel più complesso e mosso lago di Lugano.

«Non è stato un primato di percorso, da un punto a un altro. La particolarità stava nel rimanere fermi nello stesso posto per oltre 50 ore. Lì la vera sfida diventa il tempo, la natura e soprattutto te stesso». Un’impresa di pura resistenza mentale e fisica che tuttavia non ottenne il riconoscimento ufficiale del Guinness dei Primati: «Ahimè no, mandammo la richiesta ma ci risposero che non monitoravano record così lunghi per quella categoria, dando di fatto picche». E sul futuro lancia un’idea: «Oggi ho più responsabilità e dei figli, ma mi piacerebbe chiudere il cerchio e tentare un terzo record, magari proprio nel lago di Varese che oggi è balneabile, per vivere l’impresa sotto il loro sguardo».

Generico 11 May 2026

Lo Swimrun, l’infortunio e la nascita del libro

Nonostante il passare degli anni, Palumbo non ha mai abbandonato l’agonismo. Negli ultimi tempi è diventato un punto di forza del team di Swimrun capitanato da Diego Novella. Lo Swimrun, disciplina nata in Svezia e recentemente omologata dalla Fitri (Federazione Italiana Triathlon), consiste in un circuito che alterna nuoto in acque libere e corsa trail senza frazioni di cambio: si nuota con scarpe, palette e pull buoy e si corre con la muta, gli occhialini e la cuffia. Un ambito in cui Palumbo ha ottenuto grandi successi, laureandosi campione italiano di categoria nel triathlon/aquathlon e conquistando il terzo posto assoluto nel campionato italiano di Swimrun lo scorso anno.

Proprio durante questa attività, un grave infortunio alla clavicola lo ha costretto a subire un intervento chirurgico e a fermarsi, un’esperienza che ha cambiato radicalmente la sua prospettiva e che ha deciso di inserire nell’ultimo capitolo del libro, curato insieme all’editor Cinzia Buch. «L’atleta ha l’ansia da prestazione e tende ad anticipare i tempi. Vedere gli avversari in gara mentre ero bloccato è stata una tempesta di rabbia. Ho dovuto riallenare la mia mente, trasformando quella rabbia in concretezza, un passo alla volta».

«Non sono un guru, diffidate dalle mode»

Il libro, ricco di esercizi pratici al termine di ogni capitolo, non vuole essere un manuale con formule magiche. «Non sono nessuno per dire agli altri cosa devono diventare, ma voglio spingere le persone ad accorgersi di se stesse, a capire che le risorse sono dentro di noi. Lavorando con i bambini vedo la purezza: il neonato non mente, se non gli piaci piange. Noi adulti siamo bravissimi a prenderci in giro».

Da qui l’affondo finale contro la giungla dei corsi flash di mental coaching che invadono il web ed entrano in conflitto con figure professionali come psicologi e psicoterapeuti: «Io non sono un mental coach e non voglio fare scuola. Il vero “coach di se stesso” è colui che impara a guardare dentro di sé, riconoscendo le proprie potenzialità ma soprattutto i propri limiti, facendone una risorsa. E, quando serve, avendo la consapevolezza di chiedere aiuto a un professionista».

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