Dalla serie A alla FIFA la Corte di giustizia dell’UE contro il sistema il calcio: “Risponda a giudici ordinari”
Bruxelles – Il calcio non può essere un mondo distinto e separato, e la giustizia sportiva non può essere un ambito slegato dalla giustizia ordinaria. Che si tratti di Seria A italiana o dei massimi sistemi sportivi gestiti dalla FIFA, ogni controversia legata a questioni di football deve comunque poter ricadere o essere riportata alle legislazioni nazionali ed europee. Lo stabilisce la Corte di giustizia dell’UE che, con sentenza, sancisce che le “sanzioni disciplinari devono poter essere sottoposte a un controllo giurisdizionale conforme al diritto dell’Unione“, con la possibilità per la giustizia ordinaria di annullare le decisioni assunte dai tribuniali sportivi.
Per l’Italia la sentenza prodotta Lussemburgo ha un peso specifico importante, perché investe la Federazione italiana gioco calcio (FIGC) e l’inchiesta sulle presunte plusvalenze fittizie che ha portato l’ex presidente della Juventus, Andrea Agnelli, e l’ex amministratore delegato della Juventus, Maurizio Arrivabene, al divieto di qualsiasi attività in ambito calcistico. A prescindere dai nomi, la Corte di giustizia dell’UE stabilisce che “i singoli individui devono disporre di un rimedio giurisdizionale effettivo contro gli atti lesivi delle libertà riconosciute dal diritto dell’Unione, quindi, in particolare, contro quelli che infliggono sanzioni” come quelle in questione. Affinché rispetti tale obbligo, il diritto degli Stati membri deve, anzitutto, “consentire ai singoli individui di adire un giudice che abbia il potere di annullare tali sanzioni e, se necessario, di disporre misur provvisorie”. Non solo: il giudice deve essere indipendente e “precostituito per legge”.
Si chiede dunque all’Italia e a tutti gli Stati membri dell’UE una riforma della giustizia affinché i tribunali sportivi smettano di essere al di sopra della giustizia ordinaria. Una richiesta che si aggiunge a quella già avanzata dall’avvocato generale Tamara Capeta, per portare la FIFA e le sue decisioni in tribunale, iniziare ad essere controllata e cessare di agire come signora e padrona del calcio professionistico.
Dal Parlamento Ue: “I multi-club di calcio distorcono il mercato unico”. Breton: “Prendiamo nota”
A proposito di FIFA, la Corte di giustizia ha emesso una sentenza in materia di procuratori e agenti dei calciatori in cui si accendono ancora una volta i riflettori sull’eccessiva libertà del mondo del pallone. I giudici di Lussemburgo sostengono che “la FIFA può essere considerata detentrice di una posizione dominante nel mercato dei servizi degli agenti ai fini del trasferimento internazionale dei giocatori o degli allenatori professionisti, nonché in quello dell’ingaggio dei giocatori o degli allenatori, dal momento che tale posizione deriva dal potere normativo, di controllo e sanzionatorio che essa esercita in relazione a tali mercati”. Il pronunciamento pone ora questioni di concorrenza e rispetto delle regole del mercato unico europeo. Spetta al giudice nazionale stabilire se ci sono abusi, e questa specifica di fatto sottomette la FIFA alla giustizia ordinaria.
C’è di più: le norme delle FIFA “costituiscono ostacoli alla libertà fondamentale di prestazione dei servizi” laddove “limitano la rappresentanza multipla”. Ma sono contrarie al diritto dell’UE anche le norme FIFA che subordinano la concessione di licenza di agente alla condizione che i procuratori non siano investiti da determinate misure penali o disciplinari. Anche in questo caso sono i tribunali nazionali a dover stabilire se ci sono violazioni delle normative europee, che gli Stati sono tenuti a rispettare e far rispettare.
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