Dalle target therapy alle combinazioni: così cambia la cura dei tumori ematologici
Dalle CAR-T agli anticorpi bispecifici fino alle terapie target, l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è impegnato nello sviluppo di cure sempre più efficaci, personalizzate e sostenibili per i pazienti ematologici. “Stiamo entrando in una fase in cui possiamo utilizzare queste terapie in modo sempre più strategico” indica il prof. Paolo Corradini, Direttore della Divisione di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo
Milano, 2 luglio 2026 – La Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, attraverso la Divisione di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo, è protagonista di una fase di profonda trasformazione dell’ematologia, grazie allo sviluppo e all’introduzione di nuove strategie terapeutiche che stanno modificando in modo significativo la prognosi e la qualità di vita dei pazienti affetti da tumori del sangue.
Alla luce della scorsa Giornata nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma, l’Istituto ha fatto il punto sui progressi acquisiti in questo campo; in particolare, il mieloma multiplo rappresenta uno degli ambiti in cui gli avanzamenti sono stati più rapidi e rilevanti, con l’emergere di nuove classi di farmaci e approcci immunologici sempre più avanzati.
L’immunoterapia cellulare e gli anticorpi bispecifici
Tra le innovazioni più significative si collocano le terapie di reindirizzamento dei linfociti T, che comprendono le cellule CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T cells) e gli anticorpi bispecifici. Questi trattamenti consentono di potenziare e indirizzare il sistema immunitario del paziente contro le cellule tumorali, aumentando l’efficacia dell’intervento terapeutico. L’Istituto è attivamente coinvolto nello sviluppo e nella sperimentazione clinica di queste soluzioni, offrendo ai pazienti accesso precoce a terapie altamente innovative, in alcuni casi anche come primo centro in Italia.
“Nel mieloma multiplo abbiamo assistito a un’accelerazione straordinaria negli ultimi cinque anni – spiega Paolo Corradini, Direttore della Divisione di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo – Le terapie di reindirizzamento dei linfociti T hanno cambiato radicalmente l’approccio ai pazienti con malattia recidivata o refrattaria. In situazioni in cui le opzioni erano limitate, oggi osserviamo risposte complete, con un impatto molto significativo sulla sopravvivenza e sulla qualità di vita”.
Dalle terapie target alla combinazione dei trattamenti
L’innovazione coinvolge l’intero ambito delle patologie ematologiche. Nella leucemia linfatica cronica, nella leucemia mieloide cronica e nella leucemia mieloide acuta, lo sviluppo delle terapie a bersaglio molecolare (target therapy) ha reso possibile colpire specifiche alterazioni genetiche, migliorando l’efficacia e la tollerabilità dei trattamenti. La ricerca si muove oggi lungo due direttrici principali: da un lato, l’anticipazione delle terapie più innovative in linee di trattamento più precoci; dall’altro, la combinazione di farmaci, inclusi anticorpi bispecifici e altre molecole, per incrementare ulteriormente i tassi di risposta.
“Stiamo entrando in una fase in cui possiamo utilizzare queste terapie in modo sempre più strategico – prosegue Corradini – Le combinazioni e l’impiego precoce stanno dimostrando di poter aumentare in modo significativo le risposte complete, anche in pazienti già esposti a trattamenti avanzati”.
La sfida della personalizzazione e della sostenibilità
Accanto ai risultati clinici, emerge con forza il tema della sostenibilità. Le terapie più innovative, pur offrendo benefici rilevanti, presentano costi elevati e richiedono un uso sempre più appropriato e mirato. In questo contesto, la ricerca si concentra sullo sviluppo di biomarcatori predittivi e sull’impiego di big data e intelligenza artificiale, con l’obiettivo di identificare in anticipo i pazienti più responsivi e ottimizzare le scelte terapeutiche.
“Il futuro dipenderà sempre di più dalla capacità di personalizzare i trattamenti – conclude Corradini – Dovremo individuare con precisione quali pazienti beneficeranno di ciascuna terapia, per garantire al tempo stesso efficacia clinica e sostenibilità del sistema sanitario. Questo richiede un impegno costante nella ricerca, nella raccolta dei dati e nella formazione”.
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