Dall’incontro con l’altro all’incontro con se stessi
L’incontro come metodo per fare in modo che la missione non si riduca a fare qualcosa per qualcuno, ma diventi un incontro capace di trasformare lo sguardo. L’aiuto concreto conta. Ma conta anche ciò che accade quando un giovane si domanda che cosa significhi per lui aver incontrato quella persona, aver visto quella realtà e aver condiviso con essa il proprio tempo. Dall’incontro con l’altro all’incontro con se stessi; e da qui, per alcuni, all’incontro con Cristo. Da ciò che si è ricevuto può nascere, infine, il desiderio di uscire nuovamente incontro agli altri. Un’esperienza missionaria può iniziare da un gesto concreto. Cioè costruire, aiutare, condividere la vita quotidiana con una comunità. Ma le domande che nascono durante quel periodo possono aprire altre strade. Chi sono? Cosa può abbracciare il desiderio che ho nel cuore? Che cosa può rendermi davvero felice? Per i giovani che partecipano alle esperienze di Wecare, un percorso di riflessione che vuole dare spazio proprio a queste domande. L’alcuni incontri con gli altri possono cambiare il modo di guardare alla propria vita. E ci sono prossimità gesti e parole che possono accompagnare le domande che emergono durante il viaggio.

Incontro-missione
Le radici di Wecare risalgono alle prime esperienze di volontariato avviate nel 2005 in Perù, mentre la realtà associativa nella sua forma attuale è nata nel 2023, dopo aver riunito le diverse iniziative sviluppate negli anni. “Non vogliamo che sia semplicemente un’esperienza di volontariato”, dice all’agenzia missionaria vaticana Fides Fernando Lozada Baldoceda, iniziatore delle esperienze di volontariato all’estero e oggi direttore di Wecare. Accanto al lavoro concreto, l’organizzazione propone un itinerario di riflessione ispirato ai valori del Vangelo, senza tuttavia presentarli in modo esplicito. Per questo lo definisce un percorso di “pre-evangelizzazione“. La proposta prende le mosse da interrogativi radicati nel cuore di ognuno circa la propria identità, la sofferenza, l’amore, l’amicizia, la felicità, la missione e la vocazione. “Sono domande che possono portare a interrogarsi anche sul soprannaturale“, osserva Fernando. Non si tratta, dunque, di offrire risposte già confezionate, ma di creare uno spazio nel quale ogni giovane possa confrontarsi con ciò che sta vivendo e con le domande che attraversano la propria esistenza.

Esperienze missionarie
Il percorso alterna momenti di riflessione comunitaria e incontri in piccoli gruppi. “Sono conferenze”, spiega Fernando, ma poi i giovani hanno la possibilità di condividere e confrontarsi tra loro. La riflessione, inoltre, non rimane circoscritta a quanto accaduto durante il viaggio: le domande chiamano in causa anche la propria storia, le proprie scelte, le relazioni e il modo di guardare alla vita. È proprio qui che assume un ruolo particolare la presenza del sacerdote. Padre Gonzalo Len Alvarez, vicerettore della chiesa di San Paolo alla Regola, a Roma, accompagna i giovani durante le esperienze missionarie e condivide con loro il cammino, la vita quotidiana e i momenti di riflessione. Per lui, uno degli elementi fondamentali della proposta è permettere ai giovani di arrivare “all’incontro con Cristo attraverso due esperienze fondamentali: l’incontro con l’altro e l’incontro con se stessi”. Il primo, aggiunge padre Gonzalo, nasce dalla vicinanza a persone e comunità che vivono situazioni diverse dalle proprie. Il giovane entra in contatto con storie che non fanno parte della sua quotidianità e “impara a vivere il servizio, la gratuità, la carità e il dono di sé”, precisa il sacerdote.
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