Data center, la stretta lombarda rischia di pesare poco sui progetti più grandi
La nuova legge della Lombardia sui data center potrebbe avere le lance dalla punta smussata. Ha fatto rumore nelle settimane scorse il provvedimento del consiglio lombardo, se non altro perché si è trattato della prima iniziativa in Italia a livello regionale per regolamentare un settore ormai fondamentale sì, ma che merita attenzione sul piano sociale e ambientale a causa delle risorse di cui necessita.
La nuova legge è nata con l’obiettivo chiaro ed evidente di regolare la proliferazione dei data center, limitando al meglio possibile il consumo di suolo e l’impatto ambientale, e promuovendo allo stesso tempo lo sviluppo sostenibile e l’efficienza energetica. Il consiglio ha cercato di scoraggiare la costruzione di nuove strutture in parchi, aree rurali o zone “fragili” a livello ambientale o urbanistico, promuovendo con degli incentivi, al contempo, gli insediamenti in zone industriali dismesse o di rigenerazione urbana.
Obiettivi condivisibili, tanto che è stata approvata con un consenso bipartisan. Ma “fatta la legge, trovato l’inganno”, si dice. Ed è vero, anche se parlare di inganno è una forzatura. La scappatoia alla stretta lombarda, infatti, è del decreto Bollette del governo, che di fatto, fa notare Il Sole 24 Ore, autorizza la costruzione dei data center senza che sia necessario passare dalla regione in virtù di un “interesse nazionale” che può essere concesso direttamente dal governo ai grandi progetti.
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