Delpini al “Beccaria”: «Occorre dare buone ragioni per evitare di delinquere»

13 Luglio 2026 - 22:00
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Delpini al “Beccaria”: «Occorre dare buone ragioni per evitare di delinquere»

Una situazione di difficoltà e di sofferenza profonda, ma anche un luogo nel quale tanti si impegnano per insegnare e dare un futuro ai minorenni che vi sono reclusi, evitando che possano tornare a delinquere. Insomma, è certo una questione di sovraffollamento e di strutture, ma non solo: è questione di una società civile che a volte non vuole vedere. Potrebbe essere questa, in estrema sintesi, l’impressione che l’Arcivescovo delinea, parlando con i giornalisti, appena varcati i cancelli dell’Istituto penale per Minorenni “Cesare Beccaria”, che ha visitato nel contesto dell’iniziativa promossa dall’Associazione “Alleanza per l’articolo 27” – il riferimento è ovviamente alla Costituzione – e nell’ambito della mobilitazione nazionale che il 14 luglio coinvolgerà decine di carceri in tutta Italia.

«Dalla relazione che la direttrice (Eleonora Cinquem da poco giunta alla direzione del “Beccaria”, che ha accompagnato la visita, ndr) abbiamo saputo dell’impegno che esiste per recuperare strutture che siano adatte per una rieducazione e, d’altra parte, la constatazione dell’inadeguatezza del personale, della condizione desolante di alcuni ambienti per danni che ci sono stati a causa delle intemperie o di azioni aggressive dei detenuti – ha rilevato monsignor Delpini -. Ho trovato anche tante persone che sono dedicate a insegnare un mestiere o l’italiano; tuttavia, nel complesso la situazione è di difficoltà».

Trovare la motivazione

Alla domanda se abbia potuto vedere qualcosa di meglio e di mutato rispetto alla situazione gravissima delle carceri, da lui denunciata anche nel suo ultimo Discorso alla Città, l’Arcivescovo ha spiegato: «Qui, senza dubbio, al contrario delle carceri per adulti, pur essendovi un  sovraffollamento incomparabile rispetto a San Vittore, c’è molto impegno rivolto all’insegnamento di attività professionali, sportive, musicali e artistiche. Quindi c’è un’effettiva offerta di possibilità, ma il problema fondamentale è che non sempre, forse, c’è una motivazione personale per superare questo momento e per evitare di ricadere in atti trasgressivi».

Difficile, trasmettere tale motivazione, come ammette Delpini, che all’interno dell’istituto ha incontrato pochi ragazzi «e soprattutto quelli che realizzano opere d’arte. Ad esempio – ha raccontato ancora – uno di loro commentava i suoi quadri nei quali ha voluto esprimere tristezza, con una colomba che piange, ma anche speranza, con colori molto vivaci. La sensazione più profonda che porto con me è che qui vi sia una situazione di sofferenza che raggiunge livelli drammatici e che, così, può diventare violenza verso gli altri e verso di sé. C’è un disagio profondo che l’intera società non ha il coraggio, forse, di guardare in faccia e non ha i mezzi, o la voglia, di affrontare. Una situazione un po’ angosciante, non perché non ci sia personale dedicato, non perché non ci siano buone intenzioni o una buona relazione anche con altre fondazioni, associazioni che qui offrono servizi e sostegno, ma perché esiste un qualche dolore profondo che non si sa indagare e a cui soprattutto non si sa offrire una consolazione che divenga motivo di speranza».

«Non dovrebbero entrare»

Quindi non basterebbe sistemare le strutture? Chiara e, senza sconti per nessuno, la risposta: «Bisognerebbe che questi giovani non entrassero qui. C’è un lavoro previo da fare nella società: una società sana dove gli adulti siano capaci di educare, in cui la Chiesa, le istituzioni, la scuola, offrano motivi per fare il bene invece che il male. Sistemare le strutture non è sufficiente – seppure bisogna apprezzare la dedicazione, la buona volontà del personale, dei volontari, delle aziende e delle cooperative che si mettono a disposizione -, però occorre dare buone ragioni per evitare di delinquere: offrire speranza e senso di responsabilità per la propria vita e i propri talenti».

La struttura nel dettaglio

Alla visita erano presenti il segretario generale di Cgil Milano Luca Stanzione, i consiglieri regionali Luca Paladini e Roberta Vallacchi, l’assessora del Municipio 6 Francesca Gisotti, la presidente di Antigone Lombardia Valeria Verdolini, Ivan Lembo dell’osservatorio Carcere e Territorio. La delegazione ha incontrato la Direttrice e tutto il personale di direzione di polizia penitenziaria, area educativa, operatori sanitari, persone detenute e ha potuto visitare gli spazi comuni e le aree dell’attività dell’Istituto.

Dalla visita è emerso un quadro caratterizzato da permanenti carenze strutturali e di organico. In particolare, la delegazione ha riscontrato: 55 presenti a fronte di una capienza d 42; di questi solo 8 definitivi. 35 stranieri, 34 maggiorenni e 21 minori. Sono presenti 18 educatori su 24, mentre sono in servizio 5 amministrativi sui 20 previsti. Nessun mediatore culturale è strutturato in pianta organica.

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