Dengue, boom di casi in Italia. L’allarme degli infettivologi
Il prof. Giuseppe Ippolito chiama anche i cittadini a fare la loro parte: le dieci regole per difendersi dalle zanzare e prevenire il contagio
Roma, 20 luglio 2026 – L’Europa deve cambiare paradigma. La dengue non può più essere considerata esclusivamente una malattia dei tropici o legata ai viaggi internazionali: i ripetuti focolai registrati negli ultimi anni dimostrano che la trasmissione locale del virus, veicolata dalla comune zanzara tigre, è ormai una realtà anche nel continente europeo.
È questo il messaggio del prof. Giuseppe Ippolito, docente di Malattie Infettive presso l’Università UniCamillus, per più di 20 anni Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma e per 12 anni Direttore del Centro Collaboratore dell’OMS per le malattie altamente contagiose. Il prof. Ippolito, insieme al prof. Alimuddin Zumla della University College London, firma infatti il Comment “Preparare l’Europa alla ricomparsa della trasmissione autoctona della dengue: implicazioni per la salute pubblica e priorità di preparazione”, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet Regional Health – Europe.
L’articolo lancia un vero e proprio appello alle autorità sanitarie europee affinché la lotta alla dengue diventi una priorità permanente di salute pubblica.
I dati in sintesi: la dengue in Europa
- Italia: 213 casi contratti direttamente sul territorio nazionale nel 2024 (il record nell’Europa continentale, con un grande focolaio a Fano e casi in Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Toscana e Abruzzo) contro gli 82 casi del 2023.
- Francia: 83 casi autoctoni nel 2024 contro i 45 del 2023.
- Spagna: nuovi episodi confermati in Catalogna nel 2024 contro i soli 3 casi del 2023.
Perché il rischio è aumentato?
La dengue, nota anche come “febbre spacca-ossa” per gli intensi dolori muscolari e articolari che provoca, è una delle principali malattie trasmesse da vettori. Negli ultimi decenni, insieme ad altri arbovirus, ha registrato un aumento della diffusione a causa della rapida urbanizzazione, dei cambiamenti ambientali e climatici.
In Italia circolano sia arbovirus autoctoni, come West Nile, Toscana e l’encefalite da zecche, sia virus d’importazione, come dengue, chikungunya e Zika, contratti soprattutto durante viaggi in aree tropicali e subtropicali.
L’espansione della zanzara tigre (Aedes albopictus), ormai stabilmente presente anche in Italia e in gran parte dell’Europa meridionale e centrale, insieme all’aumento delle temperature e alla crescente mobilità internazionale, ha favorito la trasmissione locale del virus.
Le criticità del sistema europeo
Nel Comment vengono individuate le principali debolezze strutturali che oggi rendono vulnerabile il continente europeo:
- Frammentazione dei dati. I sistemi sanitari faticano a incrociare in tempo reale i dati meteo-climatici con la presenza delle zanzare sul territorio.
- Ritardi diagnostici. Spesso la dengue non viene riconosciuta subito dai medici di famiglia perché ancora considerata una “malattia rara o esotica”.
- Carenza nel monitoraggio dei vettori. Manca un controllo standardizzato e capillare della presenza delle zanzare nelle aree urbane.
Oltre la gestione dell’emergenza: le sfide future
Gli autori sottolineano che il solo controllo dei focolai già attivi non basta più: servono sistemi di previsione che uniscano dati climatici, epidemiologici ed entomologici per anticipare il rischio epidemico prima dell’estate.
Questa necessità è ancora più evidente per la presenza contemporanea di altri arbovirus in Italia. Oltre alla dengue, cresce l’attenzione per il virus West Nile, trasmesso dalla zanzara comune (Culex pipiens). L’Italia è tra i Paesi europei più colpiti: il Veneto registra storicamente molti casi, mentre nel Lazio il primo caso autoctono a Latina nel luglio 2026 ha attivato controlli e interventi di prevenzione.
La ricerca evidenzia alcune sfide ancora aperte:
- capire il ruolo dei casi senza sintomi nella trasmissione;
- individuare le condizioni climatiche che favoriscono le epidemie;
- controllare la diffusione dei diversi sierotipi della dengue;
- valutare nuovi vaccini e strategie biologiche, come l’uso di zanzare con il batterio Wolbachia.
“Dengue e West Nile sono segnali importanti degli effetti dei cambiamenti climatici sulle malattie infettive. Investire nella prevenzione oggi aiuta a rendere più pronti i sistemi sanitari europei di fronte alle sfide future” afferma il prof. Ippolito.
Cosa può fare il cittadino contro la dengue?
Oltre alla sorveglianza, è fondamentale la collaborazione tra istituzioni, esperti e cittadini: oltre l’80% dei focolai di zanzare nasce in aree private. La prevenzione parte quindi dai comportamenti quotidiani. Il prof. Ippolito indica dieci semplici regole:
- Eliminare i ristagni d’acqua in sottovasi, secchi e contenitori all’aperto.
- Cambiare spesso l’acqua delle ciotole degli animali e pulire i bordi per rimuovere eventuali uova.
- Coprire i contenitori d’acqua con coperchi o reti zanzariere.
- Trattare tombini e pozzetti con prodotti larvicidi nei mesi più a rischio.
- Tenere pulite grondaie e canali di scolo per evitare accumuli d’acqua.
- Rimuovere oggetti che raccolgono acqua, come pneumatici o teli lasciati all’aperto.
- Usare repellenti certificati seguendo le indicazioni d’uso.
- Proteggere anche gli abiti quando necessario, perché la zanzara tigre può pungere attraverso tessuti leggeri.
- Indossare abiti chiari e coprenti quando si sta all’aperto.
- Installare zanzariere e usare ventilatori o aria condizionata per ridurre la presenza delle zanzare in casa.
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