Dipendenza da chatbot, l’allarme degli psicologi italiani: «Primi casi seguiti dai SerD, i giovani sostituiscono le persone con l’IA»

04 Luglio 2026 - 13:56
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Dipendenza da chatbot, l’allarme degli psicologi italiani: «Primi casi seguiti dai SerD, i giovani sostituiscono le persone con l’IA»

Dipendenza da chatbot, l’allarme degli psicologi italiani: «Primi casi seguiti dai SerD, i giovani sostituiscono le persone con l’IA»

Sempre più adolescenti si confidano con un chatbot invece che con amici, genitori o psicologi. È uno degli effetti più preoccupanti dell’intelligenza artificiale relazionale, ormai entrata nella quotidianità di milioni di giovani. A lanciare l’allarme è il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP), che durante una conferenza alla Camera dei Deputati ha presentato una ricerca destinata ad aprire il dibattito sull’impatto dell’IA sulla salute mentale.

Il dato più significativo riguarda proprio gli adolescenti: oltre il 42% dei ragazzi italiani utilizza chatbot di intelligenza artificiale per cercare compagnia, sostegno emotivo o perfino una forma di autoterapia, affidando a un algoritmo bisogni che fino a pochi anni fa venivano condivisi con persone reali.

Gli psicologi: «Il primo campanello d’allarme è il ritiro sociale»

Secondo gli esperti del CNOP, il rischio principale è quello del cosiddetto “attaccamento algoritmico”, un legame emotivo con chatbot progettati per essere sempre disponibili, accomodanti e privi di conflitto.

Il video della conferenza stampa alla Camera dei deputati

Tra i segnali più frequenti individuati dagli psicologi figurano il ritiro sociale, l’isolamento progressivo, la difficoltà a instaurare relazioni autentiche e i disturbi del sonno, aggravati dall’uso compulsivo dello smartphone nelle ore notturne.

Preoccupa anche quella che gli specialisti definiscono “identità frammentata”: molti adolescenti costruiscono infatti la percezione di sé attraverso like, visualizzazioni e modelli proposti dagli algoritmi, sviluppando confronti continui con standard irrealistici e un crescente senso di inadeguatezza.

Il rischio del “debito cognitivo”

Tra gli aspetti emersi durante la conferenza c’è anche il cosiddetto “debito cognitivo”. Delegare sempre più spesso all’intelligenza artificiale lo studio, la scrittura, il ragionamento o persino le decisioni personali rischia infatti di ridurre l’attivazione di alcune funzioni cognitive, soprattutto durante l’età evolutiva.

Gli psicologi hanno inoltre segnalato un fenomeno in crescita: l’uso dei chatbot come sostituti del terapeuta. Una tendenza che alimenta quella che viene definita “illusione di cura”, inducendo alcune persone a rinunciare al confronto con professionisti reali. Secondo quanto riferito nel corso dell’incontro, sono già stati registrati i primi casi seguiti dai SERD, i Servizi per le Dipendenze.

L’esplosione dei disturbi alimentari

Nel corso dell’evento il dottor Luca Bernardelli ha richiamato l’attenzione anche sull’aumento dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, passati in pochi anni da circa 300 mila casi a oltre 3 milioni, con circa un milione di minori sotto i 14 anni coinvolti.

La psicologa Francesca Schir ha invece evidenziato come il cosiddetto media mentoring sia diventato uno strumento sempre più necessario per aiutare i ragazzi a sviluppare un rapporto equilibrato con il mondo digitale e con l’intelligenza artificiale.

Amich: «L’intelligenza artificiale non può sostituire l’umanità»

Enzo Amich, presidente dell’Intergruppo parlamentare per la sostenibilità digitale, ribadito come l’intelligenza artificiale debba rimanere «uno strumento al servizio dell’uomo e non sostituirne mai l’umanità».

Il deputato di Fratelli d’Italia ha raccontato anche la propria esperienza personale, ricordando il percorso psicologico affrontato dopo il servizio militare in Kosovo e definendo la richiesta di aiuto «un grande atto di coraggio». Da qui l’appello ai giovani: non chiudersi dietro uno schermo ma recuperare il valore dell’incontro umano, dello sguardo e del confronto diretto.

Le nuove regole entro il 2026

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha infine annunciato la predisposizione di linee guida nazionali entro la fine del 2026 per regolamentare l’impiego dell’intelligenza artificiale nella pratica psicologica.

L’obiettivo è accompagnare l’innovazione senza rinunciare alla centralità della persona, garantendo che ogni utilizzo dell’IA resti sempre sotto la supervisione di un professionista e non sostituisca mai la relazione umana, considerata il vero fondamento del percorso terapeutico.

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