Emma Marrone battezza il nuovo tour al Rock in Roma

04 Luglio 2026 - 12:51
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Emma Marrone battezza il nuovo tour al Rock in Roma

Che cosa racconta Emma Marrone il 2 luglio all’Ippodromo delle Capannelle, nella data che apre il suo Live Tour 2026 dentro Rock in Roma? Racconta una cantante pop davanti al suo pubblico, in uno spazio grande e difficile da tenere, con una scaletta pensata per attraversare anni diversi della sua carriera. Racconta anche il punto in cui è arrivata un’artista che nella rassegna romana si presenta come prima e unica headliner donna dell’edizione, dentro un cartellone in cui quel dato ha un peso ancora prima che cominci la musica.

Emma sta nella musica italiana da abbastanza tempo perché il suo nome porti con sé molte cose: il talent, Sanremo, le canzoni entrate nel repertorio popolare, la televisione, le collaborazioni, i giudizi sulla voce, le discussioni sul carattere, le polemiche sul corpo. Il pubblico l’ha amata in modo diretto e l’ha criticata con la stessa confidenza, come spesso succede alle artiste che molti pensano di conoscere da sempre. Nelle settimane precedenti al concerto ha risposto di nuovo agli hater dopo nuovi commenti sul suo aspetto fisico, ricordando che non c’è niente di innocente nel criticare il corpo di una persona sui social. A Capannelle anche questa storia entra nel concerto, perché Emma sale su quel palco dopo anni in cui il suo corpo e il suo modo di stare in scena sono stati discussi quasi quanto le sue canzoni.

Per questo la data romana prende un significato più largo della scaletta. Emma arriva con più di quindici anni di esposizione alle spalle, con un repertorio che va da La mia città ad Apnea, da Pezzo di cuore ad Antidroga, e con una posizione ormai solida, capace di tenere insieme memoria popolare e presente. I brani più vecchi appartengono già al pubblico; quelli più recenti mostrano il tentativo di spostare il suono e il racconto verso territori diversi, anche attraverso collaborazioni con artisti lontani dal suo punto di partenza.

La forma del concerto segue questa traiettoria. I momenti più corali servono a ricordare quanto Emma sia entrata in un immaginario condiviso, fatto di ritornelli riconosciuti subito e cantati da un pubblico che non assiste in modo distaccato. Le parti più recenti, invece, aprono un’altra direzione: meno ballata tradizionale, più attenzione al ritmo, alle produzioni, agli incroci con il rap e con un pop femminile che negli ultimi anni ha cambiato linguaggio, immagine e postura. Il passaggio tra queste due zone non sempre ha la stessa intensità, però dà al concerto una forma leggibile: Emma usa il repertorio come una storia ancora aperta, senza trattarlo come un album dei ricordi.

Intorno a lei si raccoglie una piccola costellazione di alleati: Alessandra Amoroso, Annalisa, Elisa, Fabri Fibra, Juli, Rkomi e Dardust. La loro presenza racconta la rete che Emma ha costruito nel tempo. Pezzo di cuore rimanda a una radice comune del pop televisivo italiano, Brutta storia e Antidroga indicano una scrittura più recente, mentre il passaggio tra Sinceramente e Femme fatale mette a confronto modi diversi di stare dentro il pop femminile di oggi, tra controllo dell’immagine, fisicità e consapevolezza scenica.

Al centro resta Emma, con una voce che continua a dividere perché non cerca una forma neutra. È una voce diretta, spesso ruvida, poco interessata alla pulizia come valore assoluto.

Nei concerti grandi questa caratteristica può diventare un limite oppure una forza; a Capannelle funziona quando dà alle canzoni una presenza fisica, quando lascia sentire il mestiere senza cancellare l’istinto. Il pubblico risponde proprio a questo: ai brani, certo, e anche a storia costruita nel tempo, attraverso errori, esposizioni, frizioni e ripartenze.

La cosa più convincente della serata sta nella sua concretezza. Emma non prova a presentarsi come un’artista trasformata da capo a piedi, né a prendere distanza da ciò che l’ha resa popolare. Porta quel passato dentro uno spazio più grande e lo fa convivere con una fase in cui cerca altri suoni, altre compagnie, altri modi di stare nel pop.

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