Diretta Camera:LEGGE ELETTORALE, SCONTRO ALLA CAMERA: MAGGIORANZA AVANTI SUL “BIGNAMI BIS”, OPPOSIZIONI SULLE BARRICATE
di Emanuele Esposito
Premio di maggioranza, candidato premier, liste bloccate e voto dei fuorisede accendono il dibattito a Montecitorio. Riccardo Magi espulso dall’Aula dopo avere strappato una scheda simbolica. Nel centrodestra si apre uno spiraglio sul ritorno delle preferenze
La discussione generale sulla nuova legge elettorale si apre alla Camera in un clima immediatamente incandescente.
Il cosiddetto “Bignami bis”, ribattezzato da alcuni anche “Stabilicum”, divide nettamente maggioranza e opposizioni e anticipa lo scontro che accompagnerà il provvedimento nelle prossime settimane.
Da una parte il centrodestra difende una riforma considerata necessaria per garantire stabilità politica e governabilità. Dall’altra, le opposizioni denunciano il rischio di una trasformazione degli equilibri istituzionali, l’allontanamento degli elettori dai propri rappresentanti e una sorta di premierato introdotto attraverso una legge ordinaria.
Il primo confronto acceso avviene mentre interviene la ministra per le Riforme istituzionali, Maria Elisabetta Alberti Casellati.
Riccardo Magi, segretario di +Europa, mostra in Aula un facsimile gigante della scheda elettorale con la scritta: «Il tuo voto non conta nulla». Subito dopo lo strappa in segno di protesta.
Il presidente di turno ne dispone l’espulsione e la seduta viene temporaneamente sospesa.
È l’immagine più simbolica di una giornata parlamentare caratterizzata da accuse, ironie, banchi semivuoti e una distanza politica che appare difficilmente colmabile.
IL PREMIO DI MAGGIORANZA
Il testo approvato in commissione prevede un premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la coalizione o la lista capace di raggiungere il 42 per cento dei voti.
L’obiettivo dichiarato dalla maggioranza è assicurare una maggioranza parlamentare stabile e ridurre il rischio di governi fragili o dipendenti da continui cambi di alleanze.
Per le opposizioni, però, il meccanismo rischia di trasformare una forza che rappresenta una minoranza degli elettori in una maggioranza assoluta all’interno delle Camere.
Magi ha definito il progetto un «colpo di Stato elettorale», aggiungendo che potrebbe essere definito mite o burocratico, ma resterebbe comunque un’alterazione profonda della rappresentanza.
Le opposizioni contestano soprattutto l’assenza di una soglia più alta o di un secondo turno che permetta agli elettori di pronunciarsi direttamente tra le coalizioni maggiormente votate.
Il timore è che il premio possa produrre un Parlamento molto diverso dal reale equilibrio dei consensi espressi nel Paese.
CASELLATI: «NESSUN PREMIERATO NASCOSTO»
Uno dei principali punti di contrasto riguarda l’indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio nella presentazione delle liste.
Secondo le opposizioni, questa previsione anticiperebbe nei fatti il premierato, senza passare attraverso una modifica della Costituzione.
La ministra Casellati ha respinto con forza questa interpretazione.
Secondo l’esponente del governo, le prerogative del presidente della Repubblica resterebbero completamente invariate, come previsto dall’articolo 92 della Costituzione.
La legge, ha spiegato, si limiterebbe a consentire ai partiti di indicare la persona che intendono proporre per l’incarico di presidente del Consiglio, senza vincolare formalmente il capo dello Stato.
«Parlare di premierato è un fuor d’opera», ha sostenuto Casellati, difendendo una riforma che, a suo giudizio, sarebbe costruita nel pieno rispetto della Costituzione e delle sentenze della Corte costituzionale.
La ministra ha escluso qualsiasi deriva autoritaria e ha ribadito che il provvedimento intende combinare stabilità di governo e piena rappresentatività delle Camere.
LE OPPOSIZIONI: «CITTADINI SEMPRE PIÙ LONTANI»
Le critiche non riguardano soltanto il premio di maggioranza e l’indicazione del candidato premier.
Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Italia Viva, Azione, Alleanza Verdi e Sinistra e +Europa hanno concentrato gli attacchi anche sulle liste bloccate, sull’assenza del voto per i fuorisede e sui limiti imposti alle candidature delle formazioni minori.
Federico Fornaro, del Partito Democratico, ha sostenuto che l’Italia avrebbe bisogno di una legge capace di ridurre la distanza tra elettori ed eletti.
Il testo, secondo il deputato dem, andrebbe invece nella direzione opposta, mantenendo liste bloccate plurime e non introducendo strumenti considerati essenziali per aumentare la partecipazione.
Fornaro ha citato il voto dei fuorisede, la parità di genere e la raccolta digitale delle firme tra le questioni che avrebbero potuto riavvicinare i cittadini alle istituzioni.
Roberto Giachetti, di Italia Viva-Casa Riformista, ha previsto un ulteriore calo dell’affluenza.
Carmela Auriemma, del Movimento 5 Stelle, ha accusato la maggioranza di aumentare la distanza tra cittadini e politica.
Giulia Pastorella, di Azione, ha sottolineato che il modo più semplice per riavvicinare gli elettori sarebbe consentire loro di scegliere direttamente i propri rappresentanti.
IL NODO DELLE PREFERENZE
Il vero elemento destinato a condizionare il passaggio parlamentare è il possibile ritorno delle preferenze.
Il testo approvato in commissione mantiene infatti le liste bloccate, ma all’interno del centrodestra è in corso un confronto per presentare un emendamento unitario.
Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha aperto alla possibilità di introdurre nuove soluzioni che permettano agli italiani di indicare il candidato preferito.
Fratelli d’Italia sostiene che la scelta diretta dei parlamentari sia da sempre una delle proprie posizioni politiche.
Anche Maurizio Lupi, di Noi Moderati, ha espresso il proprio favore al ripristino delle preferenze.
La questione divide però sia la maggioranza sia l’opposizione.
Nel Partito Democratico, il presidente Stefano Bonaccini ha chiesto che siano i cittadini, e non pochi dirigenti di partito chiusi in una stanza, a decidere chi debba essere eletto.
Riccardo Magi ritiene praticamente certo che un emendamento sulle preferenze verrà presentato.
Anche Roberto Vannacci e Futuro Nazionale hanno chiesto alla politica di «metterci la faccia» e di consentire agli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti.
L’introduzione delle preferenze potrebbe quindi diventare il punto sul quale costruire modifiche significative al testo prima del voto finale.
FIRME, FORMAZIONI MINORI E VOTO DEI FUORISEDE
Un ulteriore terreno di scontro riguarda l’obbligo, per alcune formazioni politiche, di raccogliere firme non digitali per presentarsi alle elezioni.
La misura interesserebbe, tra gli altri, partiti come +Europa e Futuro Nazionale.
Le opposizioni denunciano un ostacolo alla partecipazione delle forze minori e chiedono che la raccolta possa avvenire anche attraverso strumenti digitali.
Il testo conferma inoltre il mancato riconoscimento del voto ai cittadini fuorisede.
Studenti e lavoratori che, nel giorno delle elezioni, si trovano lontani dal comune di residenza dovrebbero quindi continuare a tornare fisicamente nella propria città per votare.
Secondo le opposizioni, questa scelta potrebbe contribuire a ridurre ulteriormente la partecipazione, soprattutto tra i giovani.
La maggioranza sostiene invece di voler intervenire su questi temi con provvedimenti separati o attraverso eventuali modifiche durante l’esame parlamentare.
L’AULA VUOTA E L’IRONIA DI CUPERLO
La discussione generale si è svolta davanti a un’Aula quasi deserta.
La scarsa presenza dei deputati della maggioranza è diventata uno dei temi principali degli interventi dell’opposizione.
Gianni Cuperlo, del Partito Democratico, ha ironizzato chiedendo alla presidenza di interrompere il «costante brusio» proveniente dai banchi del centrodestra.
Subito dopo ha osservato che tra quei banchi era presente quasi esclusivamente il deputato Alessandro Urzì.
Richiamando una celebre battuta cinematografica, Cuperlo ha commentato: «Urzì, l’hanno rimasto solo».
Anche altri deputati hanno sottolineato l’assenza dei rappresentanti del centrodestra.
Paolo Ciani ha aperto il proprio intervento salutando la presidente, i colleghi, la ministra e «i banchi vuoti della maggioranza».
Roberto Giachetti ha invece ironizzato sull’assenza della Lega, sostenendo che il suo intervento sulla legge elettorale fosse forse stato pronunciato altrove, «magari al Papeete».
Al momento dell’intervento conclusivo della capogruppo del Pd Chiara Braga, in Aula erano presenti poco più di dieci deputati.
Tra i rappresentanti della maggioranza rimasti durante gran parte della discussione figuravano la ministra Casellati, la sottosegretaria Matilde Siracusano, Alessandro Urzì e il relatore Angelo Rossi.
«QUESTO NON È UN KARAOKE»
Cuperlo ha utilizzato riferimenti letterari e musicali per criticare l’impostazione del provvedimento.
Ha citato lo scrittore argentino Osvaldo Soriano e richiamato figure centrali della storia costituzionale italiana, come Piero Calamandrei, Costantino Mortati, Giorgio La Pira e Umberto Terracini.
Secondo il deputato dem, il progetto della maggioranza rischierebbe di tradire lo spirito dei padri costituenti.
Ha poi citato la canzone degli Abba The Winner Takes It All, aggiungendo però che il Parlamento della Repubblica non può essere trasformato in un karaoke.
Dietro l’ironia si trova una critica sostanziale: l’idea che il vincitore possa ottenere tutto, anche quando non rappresenta la maggioranza assoluta degli elettori, sarebbe incompatibile con un sistema parlamentare fondato sull’equilibrio tra rappresentanza e governabilità.
I TEMPI DELLA RIFORMA
Il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato per lunedì 29 giugno alle ore 12, anche se fonti parlamentari non escludono una possibile riapertura.
La decisione definitiva dovrebbe essere assunta durante la conferenza dei capigruppo prevista per mercoledì primo luglio.
In quella sede verrà definito anche il calendario del provvedimento.
Le opposizioni hanno presentato pregiudiziali di costituzionalità, che saranno discusse e votate al momento dell’approdo del testo in Aula.
La maggioranza punta ad approvare la riforma alla Camera entro la metà di luglio.
Il centrodestra ritiene possibile raggiungere il risultato senza ricorrere alla questione di fiducia, anche nel caso di un comportamento ostruzionistico delle opposizioni.
I regolamenti parlamentari permetterebbero infatti, con il nuovo mese, di contingentare i tempi del dibattito.
La possibilità della fiducia non viene comunque esclusa completamente e potrebbe dipendere dall’andamento dell’esame degli emendamenti.
LO SPETTRO DELLA CORTE COSTITUZIONALE
Le opposizioni ritengono che il testo presenti diversi profili di incostituzionalità.
Il punto più contestato resta il rapporto tra il premio di maggioranza e la percentuale del 42 per cento.
Federico Fornaro ha sostenuto che la nuova legge potrebbe finire contro «il muro della Corte costituzionale».
La giurisprudenza costituzionale ha già bocciato in passato meccanismi elettorali capaci di attribuire premi eccessivi senza una soglia adeguata.
La maggioranza ritiene invece che il testo sia stato elaborato proprio nel rispetto di quelle sentenze e che il raggiungimento del 42 per cento costituisca una base sufficientemente rappresentativa per ottenere il premio.
Sarà questo uno dei punti più delicati anche nell’eventuale esame al Senato.
UNA LEGGE CHE APRE LA STRADA AL VOTO?
Nel Transatlantico della Camera circola anche un’altra interpretazione politica.
L’approvazione di una nuova legge elettorale viene spesso considerata l’ultimo grande atto di una legislatura prima dello scioglimento delle Camere.
Alcuni parlamentari parlano quindi di un conto alla rovescia già iniziato verso le elezioni del 2027.
Circolano ipotesi su possibili date, tra cui l’11 e il 12 aprile oppure il 19 e 20 giugno, ma al momento non esiste alcuna decisione ufficiale.
La Costituzione prevede che le Camere vengano sciolte con il necessario anticipo rispetto al voto e ogni valutazione dipenderà dall’andamento politico dei prossimi mesi.
La maggioranza continua ufficialmente a sostenere la volontà di arrivare alla fine naturale della legislatura.
Ma la rapidità con la quale il centrodestra intende approvare la riforma alimenta inevitabilmente le speculazioni.
LO SCONTRO È APPENA INIZIATO
Il primo confronto a Montecitorio ha mostrato quanto il percorso della legge elettorale sarà difficile.
La maggioranza appare determinata a procedere rapidamente, rivendicando la necessità di garantire stabilità al Paese.
Le opposizioni promettono invece una battaglia parlamentare e politica, dentro e fuori dalle istituzioni.
Il possibile ritorno delle preferenze potrebbe modificare parzialmente il testo e aprire nuovi equilibri tra le forze politiche.
Restano però irrisolti i principali nodi: il premio di maggioranza, l’indicazione del candidato premier, le liste bloccate, il voto dei fuorisede e gli obblighi per i partiti minori.
La nuova legge elettorale non è ancora arrivata al voto dell’Aula, ma ha già prodotto un livello altissimo di tensione.
Il “Bignami bis” viene presentato dal centrodestra come lo strumento necessario per assicurare governi stabili.
Per le opposizioni rappresenta invece il rischio di alterare la rappresentanza e ridurre ulteriormente il potere di scelta dei cittadini.
Tra accuse di premierato nascosto, schede strappate, emendamenti sulle preferenze e banchi parlamentari quasi vuoti, il vero confronto deve ancora cominciare.
Fonte: testo fornito sulla discussione parlamentare alla Camera
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