VIRGINIA TRIOLI SALUTA L’ABC DOPO 27 ANNI: LE LEZIONI DI UNA VITA TRA GIORNALISMO E RADICI ITALIANE
La giornalista e conduttrice lascia l’emittente pubblica australiana dopo quasi quarant’anni nell’informazione. Figlia di un immigrato italiano, cresciuta in una numerosa famiglia di Melbourne, nella sua ultima rubrica racconta errori, amicizie, ascolto, responsabilità e il valore delle persone che lavorano dietro le quinte
Virginia Trioli saluta l’Australian Broadcasting Corporation dopo 27 anni e lo fa nel modo più personale possibile: trasformando quasi quattro decenni di giornalismo in una raccolta di lezioni professionali e umane.
La sua ultima rubrica per ABC News non è un semplice congedo. È il bilancio ironico, affettuoso e a tratti commovente di una carriera vissuta tra studi televisivi, dirette radiofoniche, sveglie nel cuore della notte, interviste difficili e programmi costruiti insieme a produttori, tecnici, truccatori e colleghi.
Trioli sceglie il numero 27, uno per ogni anno trascorso all’interno dell’ABC, per raccontare ciò che ha imparato. Alcune riflessioni riguardano direttamente il giornalismo, altre la vita quotidiana dietro le quinte. Insieme compongono il ritratto di una professionista consapevole che l’esperienza non nasce dall’infallibilità, ma dalla capacità di riconoscere i propri errori.
Dopo quasi quarant’anni nell’informazione australiana, la giornalista lascia l’emittente per dedicarsi a nuovi progetti creativi, tra cui due libri e una sceneggiatura televisiva.
LE RADICI ITALIANE E L’INFANZIA A MELBOURNE
Dietro uno dei volti più riconoscibili dell’informazione australiana esiste anche una storia profondamente legata all’emigrazione italiana.
Virginia Trioli è nata a Bendigo, nello Stato del Victoria, da padre italiano e madre australiana.
Il padre era arrivato in Australia negli anni Trenta, inserendosi in quella generazione di immigrati che contribuì alla crescita economica, sociale e culturale del Paese.
I nonni paterni gestivano un negozio di frutta e verdura a Bendigo, un’attività tipica di tante famiglie italiane che, attraverso il lavoro quotidiano, riuscirono a costruire una nuova vita lontano dalla terra d’origine.
Quella bottega rappresentava non soltanto una fonte di sostentamento, ma anche uno spazio di incontro, relazioni e appartenenza comunitaria.
Trioli è cresciuta in una famiglia molto numerosa: era una dei nove figli.
Dopo i primi anni trascorsi a Bendigo, la famiglia si trasferì nei sobborghi orientali di Melbourne, prima a Nunawading e poi a Donvale.
La dimensione familiare, la cultura del cibo e le tradizioni tramandate dagli immigrati italiani hanno accompagnato la sua formazione personale.
Non sorprende, quindi, che il cibo occupi uno spazio così importante anche nei suoi ricordi, nelle sue rubriche e nella sua produzione letteraria.
Nel suo libro A Bit on the Side, pubblicato nel 2024, Trioli ha utilizzato la cucina come strumento per raccontare esperienze, relazioni e momenti della propria vita. Più che un semplice ricettario, il volume è stato descritto come un’opera autobiografica nella quale il cibo diventa un mezzo di esplorazione personale.
Le sue radici italiane appartengono a una storia comune a moltissime famiglie italo-australiane: il lavoro dei genitori e dei nonni, il valore della tavola, la forza dei legami familiari e la capacità di costruire una nuova identità senza cancellare quella d’origine.
Virginia Trioli è pienamente australiana, ma la sua storia personale conserva quella componente italiana che continua a vivere in tante famiglie del Victoria e dell’intero Paese.
GLI STUDI TRA ARTE, CINEMA E TEATRO
Prima di diventare giornalista, Trioli aveva immaginato per sé un percorso nel mondo delle arti.
Iniziò gli studi in belle arti all’Università di Melbourne e, nel 1983, partecipò come attrice a una rappresentazione di Mystery-Bouffe, opera satirica del poeta russo Vladimir Majakovskij, organizzata dal Russian Theatre Group dell’università.
Successivamente trasferì il proprio percorso accademico alla La Trobe University, dove conseguì una laurea con lode, specializzandosi in cinema.
Tra il 1993 e il 1994 proseguì inoltre alcuni studi post-universitari a New York.
La formazione artistica ha probabilmente contribuito alla sua capacità di leggere il mondo non soltanto attraverso la politica e la cronaca, ma anche attraverso il cinema, la letteratura, il teatro, la musica e le arti visive.
Questa sensibilità sarebbe emersa con particolare evidenza molti anni dopo nella conduzione di Creative Types, il programma dedicato agli artisti e ai protagonisti della cultura australiana.
DAL GIORNALISMO SCRITTO ALLA RADIO E ALLA TELEVISIONE
La carriera giornalistica di Virginia Trioli comincia nel 1990 come cadetta al quotidiano The Age.
Nei primi anni lavora come cronista e scrive numerose recensioni teatrali, mettendo insieme le proprie competenze artistiche e la disciplina del giornalismo.
Successivamente ricopre anche i ruoli di editorialista, redattrice e assistente caporedattrice.
Nel 1995 conquista il primo Walkley Award per il servizio economico The Bet Bardas Lost.
Tre anni dopo riceve il riconoscimento come migliore editorialista ai Quill Awards del Melbourne Press Club.
Dopo un periodo trascorso al settimanale The Bulletin, Trioli entra all’ABC nel 1999.
Dal 2001 diventa una delle voci principali di 774 ABC Melbourne, conducendo il programma pomeridiano Drive.
Nel 2005 si trasferisce a Sydney per guidare il programma mattutino di 702 ABC Sydney, sostituendo Sally Loane.
Alla radio consolida uno stile diretto, rigoroso e capace di affrontare anche interlocutori particolarmente difficili.
Nel 2001 la sua intervista all’allora ministro della Difesa Peter Reith, sul caso dei “Children Overboard”, le vale un secondo Walkley Award per il giornalismo radiofonico di attualità.
Durante la carriera intervista diversi primi ministri australiani, tra cui John Howard, Malcolm Turnbull e Anthony Albanese.
IL SUCCESSO DI NEWS BREAKFAST
Nel 2008 Trioli torna a Melbourne per partecipare alla nascita di ABC News Breakfast.
Inizialmente conduce il programma insieme a Barrie Cassidy e Joe O’Brien, per poi formare con Michael Rowland una delle coppie più riconoscibili della televisione mattutina australiana.
Durante gli undici anni trascorsi nel programma, News Breakfast cresce fino a diventare uno dei principali appuntamenti televisivi del mattino.
Trioli si sveglia ogni giorno alle 2.30 per prepararsi alla diretta.
Una vita scandita da orari impossibili, notizie improvvise, interviste, crisi internazionali e momenti più leggeri.
Nella sua ultima rubrica racconta che, per resistere a una sveglia così anticipata, aveva scelto come allarme una canzone capace di trasmetterle immediatamente energia.
Ancora oggi, quando la ascolta alla radio, alza il volume.
Nel 2019 lascia News Breakfast per sostituire Jon Faine alla conduzione di Mornings su ABC Radio Melbourne.
Durante il debutto commette un errore, dichiarandosi la prima donna a condurre quel programma. In realtà, altre giornaliste l’avevano preceduta.
Trioli corregge pubblicamente l’affermazione e presenta le proprie scuse.
Un episodio perfettamente coerente con una delle lezioni affidate ora ai lettori: quando si sbaglia, bisogna ammetterlo.
IL PUBBLICO PRIMA DI TUTTO
Tra le 27 lezioni, quella centrale riguarda proprio il rapporto con il pubblico.
Per Trioli ogni decisione editoriale deve essere presa al servizio degli ascoltatori e degli spettatori: per informarli, offrire loro la verità che meritano oppure un intrattenimento autentico.
«Il pubblico viene prima», è il principio che attraversa tutta la sua riflessione.
Ogni altra scelta, sostiene, rischia di rappresentare un compromesso con questo dovere fondamentale.
È una posizione che riporta il giornalismo alla propria funzione primaria.
Il conduttore non è il protagonista assoluto della trasmissione, ma il tramite tra i fatti, gli ospiti e le persone che seguono da casa.
La notorietà, la popolarità e il successo personale devono rimanere secondari rispetto alla responsabilità di informare correttamente.
SAPER ASCOLTARE
Una delle lezioni più profonde riguarda l’ascolto.
Trioli ammette che ascoltare non è sempre un talento naturale, soprattutto per chi ha una personalità forte e molte cose da dire.
Ma la capacità di mettere da parte il proprio ego, entrare realmente nella conversazione e aiutare l’altra persona a esprimersi nel modo più interessante possibile può essere imparata.
Per una giornalista abituata alle interviste in diretta, questa riflessione assume un significato particolare.
Le domande sono importanti, ma lo è ancora di più la capacità di seguire la risposta e comprendere quando abbandonare la scaletta per approfondire un passaggio inatteso.
Il buon intervistatore non deve dimostrare di essere la persona più intelligente nella stanza.
Deve creare le condizioni affinché l’ospite riveli qualcosa di significativo al pubblico.
NON ESISTONO DOMANDE STUPIDE
Trioli difende anche il diritto di fare domande semplici.
Quando un ospite utilizza un termine complesso o introduce un concetto poco chiaro, il giornalista non dovrebbe fingere di avere compreso per paura di apparire impreparato.
Se chi conduce non capisce, è probabile che una parte consistente del pubblico si trovi nella stessa situazione.
Fare una domanda apparentemente elementare può quindi rappresentare un servizio essenziale.
Mettere da parte l’orgoglio e chiedere spiegazioni significa rispettare chi ascolta.
È una lezione importante in un’informazione che, troppo spesso, rischia di parlare soltanto agli esperti, lasciando fuori le persone comuni.
AMMETTERE GLI ERRORI
Un altro principio fondamentale riguarda la responsabilità.
Secondo Trioli, quando si commette un errore bisogna chiedere scusa. E quando si teme di averlo commesso, è comunque necessario verificare, chiarire e assumersi la responsabilità delle proprie parole.
Una correzione costa poco, ma può significare moltissimo per il rapporto di fiducia con il pubblico.
La giornalista è altrettanto severa nei confronti di chi rifiuta di riconoscere i propri sbagli, si mette sulla difensiva o tenta di negarli.
In una redazione, gli errori sono inevitabili.
Ciò che distingue un professionista affidabile è il modo in cui li affronta.
La trasparenza non indebolisce il giornalismo. Al contrario, lo rende più credibile.
IL VALORE DEI PRODUTTORI
Trioli dedica alcune delle parole più affettuose ai produttori, professionisti che il pubblico raramente vede, ma dai quali dipende la qualità di ogni programma.
Un grande conduttore, ricorda, non esiste senza una grande squadra alle spalle.
Sono i produttori a trovare gli ospiti, verificare i fatti, costruire la scaletta, affrontare le emergenze e mantenere la trasmissione in piedi quando tutto sembra sul punto di crollare.
Trioli racconta di aver pianto quando uno dei suoi produttori più importanti decise di lasciare il giornalismo, temendo che senza di lui tutti avrebbero scoperto che non era realmente capace di fare il proprio lavoro.
È un’ammissione ironica, ma anche un riconoscimento sincero del carattere collettivo della televisione e della radio.
Dietro ogni volto conosciuto esiste una squadra invisibile che rende possibile la diretta.
TECNICI, TRUCCATORI E PERSONALE DI ACCOGLIENZA
Il suo ringraziamento si estende ai tecnici che riescono a mandare in onda un programma a pochi minuti dall’inizio, ai truccatori che ricompongono i presentatori dopo momenti difficili e alle persone sedute all’ingresso degli edifici dell’ABC.
Per Trioli, la persona più importante dell’emittente non è necessariamente il direttore generale o il presidente del consiglio di amministrazione.
È chi si trova alla reception, conosce l’edificio, risolve i problemi e decide chi può entrare o restare fuori.
Una provocazione affettuosa che ricorda come le grandi organizzazioni funzionino grazie al lavoro di persone spesso considerate secondarie.
Sono loro a conoscere realmente le strutture, i ritmi e le necessità quotidiane di chi lavora all’interno.
OGNI MICROFONO È ACCESO
Tra i consigli pratici c’è una regola fondamentale per chi lavora in radio o televisione: bisogna comportarsi come se ogni microfono fosse acceso e ogni telecamera stesse registrando.
È una lezione che molti professionisti imparano dopo un errore o una frase pronunciata nel momento sbagliato.
La diretta non perdona.
Può trasformare un commento privato in un caso pubblico nel giro di pochi secondi.
Ma è proprio questa imprevedibilità a rendere la trasmissione dal vivo una delle esperienze più emozionanti della professione.
Per Trioli, andare in onda davanti a un pubblico reale, sapendo che tutto può accadere e nulla è completamente certo, è la sensazione più vicina al volo che abbia mai provato.
LA PANDEMIA E LA FORZA DELLA SQUADRA
Uno dei ricordi più intensi riguarda gli anni della pandemia a Melbourne.
Durante i ripetuti lockdown, le redazioni lavoravano in condizioni di stanchezza, paura e isolamento.
Trioli racconta di aver ordinato dolci, croissant, cronuts e caffè per la propria squadra, cercando di ritrovare insieme la forza per tornare in onda.
Piangere, ridere e poi fare il proprio lavoro.
È una delle immagini più umane della sua ultima rubrica.
La professionalità non consiste nell’essere immuni alla fatica o al dolore. Consiste nel riconoscerli, condividerli e riuscire comunque a sostenersi reciprocamente.
GIORNALISMO, MUSICA, CIBO E AMICIZIA
Accanto alle grandi lezioni professionali, Trioli inserisce consigli apparentemente più leggeri.
Quando tutto sembra complicato, suggerisce di mettere della musica disco.
Quando non c’è tempo di allontanarsi dalla scrivania, due piccole scatolette di tonno al peperoncino possono salvare la giornata.
Il caffè istantaneo delle camere di motel, durante un servizio lontano da casa, è perfettamente accettabile.
E per affrontare anni di sveglie prima dell’alba è fondamentale scegliere come allarme una canzone capace di trasmettere energia immediata.
Il cibo ritorna continuamente nei suoi ricordi, forse anche come richiamo inconsapevole alla cultura familiare italiana nella quale è cresciuta.
Una piccola bistecca con un uovo fritto diventa la colazione ideale prima di tre ore di televisione in diretta.
Croissant e dolci diventano il modo per confortare una squadra esausta durante il lockdown.
Le scatolette conservate nel cassetto diventano una risorsa preziosa nei giorni più intensi.
Dietro l’ironia emerge una convinzione: il lavoro diventa più sostenibile quando viene condiviso con persone di cui ci si fida.
L’amicizia, la musica, il cibo e il senso dell’umorismo non sono elementi secondari.
Sono ciò che permette di superare le giornate più difficili.
LA FAMIGLIA E LA MATERNITÀ
Anche la vita familiare ha rappresentato una parte importante del percorso di Trioli.
Nel 2003 ha sposato Russell Skelton, giornalista ed ex responsabile a The Age, padre di tre figli nati da un precedente matrimonio.
Nel 2012 Trioli è diventata madre per la prima volta all’età di 48 anni.
La maternità è arrivata durante una fase già piena e impegnativa della sua carriera televisiva, aggiungendo una nuova dimensione alla vita personale e professionale.
Negli anni successivi ha continuato a raccontare con sincerità il rapporto tra lavoro, famiglia, cibo, età e identità, senza costruire l’immagine artificiale di una vita perfettamente organizzata.
La sua scrittura ha spesso trasformato esperienze personali in riflessioni più ampie, capaci di parlare a donne, genitori, professionisti e persone impegnate a conciliare responsabilità differenti.
IL RAPPORTO CON LE FONTI
Trioli affronta anche un tema delicato del giornalismo: le dichiarazioni “off the record”.
Secondo la giornalista, quasi nulla dovrebbe essere realmente fuori registrazione.
Una dichiarazione deve essere pubblicabile oppure non dovrebbe essere pronunciata.
Concedere troppe protezioni a persone potenti, nella speranza che offrano future informazioni, rischia di trasformare il rapporto tra giornalista e fonte in uno scambio opaco.
Il primo dovere resta nei confronti del pubblico, non del politico, del dirigente o del portavoce che desidera orientare la narrazione senza assumersi la responsabilità delle proprie parole.
IL CORAGGIO DI PROVARE
Tra gli insegnamenti finali c’è anche il diritto di tentare qualcosa di nuovo.
Perfino gli artisti più amati e affermati temono di non riuscire a realizzare bene il proprio prossimo progetto.
Questa insicurezza non dovrebbe diventare un motivo per rinunciare, ma uno stimolo a provare.
Il messaggio sembra rivolto anche a se stessa.
Lasciare una delle più importanti emittenti australiane dopo 27 anni significa abbandonare una struttura conosciuta per affrontare una nuova fase creativa.
Trioli lavorerà a due libri e a una sceneggiatura televisiva, portando con sé l’esperienza maturata nelle redazioni, negli studi e davanti alle telecamere.
La decisione sarebbe stata influenzata anche dagli artisti incontrati durante Creative Types, persone che le hanno ricordato l’importanza di rischiare e dare spazio alle proprie ambizioni creative.
UN’ITALO-AUSTRALIANA NEL CUORE DELL’INFORMAZIONE PUBBLICA
La storia di Virginia Trioli rappresenta anche un capitolo importante del contributo italiano alla società australiana.
Figlia di un immigrato arrivato nel Paese negli anni Trenta, nipote di commercianti italiani e cresciuta in una famiglia numerosa, Trioli è riuscita a raggiungere i vertici del giornalismo nazionale senza rinnegare la complessità delle proprie origini.
La sua carriera racconta il successo di una seconda generazione capace di trasformare il sacrificio della famiglia in opportunità, studio e partecipazione alla vita pubblica del Paese.
Per la comunità italo-australiana, il suo percorso costituisce un esempio significativo.
Dimostra come i figli degli immigrati non siano rimasti ai margini della società, ma siano diventati parte integrante delle istituzioni, dei media, della cultura e del dibattito nazionale.
La voce di Virginia Trioli è stata per quasi trent’anni una delle voci dell’Australia.
Dentro quella voce, però, esiste anche la storia di una famiglia italiana che ha attraversato il mondo, aperto un negozio di frutta e verdura e costruito il futuro dei propri figli nella terra australiana.
UN ADDIO, NON UNA CONCLUSIONE
La sua ultima rubrica termina con un ringraziamento ai lettori e un riferimento musicale.
Per anni, confessa, gli articoli sono stati anche un pretesto per condividere una canzone.
Il brano finale diventa così il modo più naturale per chiudere una lunga conversazione con il pubblico.
Virginia Trioli lascia l’ABC, ma non lascia la narrazione, la scrittura o la creatività.
La sua carriera dimostra che il giornalismo non è soltanto una sequenza di interviste, premi e programmi.
È fatto di errori ammessi, domande poste senza paura, produttori capaci, colleghi diventati amici, notti insonni e momenti nei quali bisogna andare in onda anche quando tutto sembra impossibile.
Dopo 27 anni, il messaggio finale è semplice: il pubblico viene prima, l’ascolto conta più dell’ego e ogni diretta resta un salto nel vuoto.
Virginia Trioli ha ringraziato i lettori per aver volato insieme a lei.
L’Australia saluta ora una delle voci più riconoscibili e autorevoli della propria informazione.
Non è la fine del viaggio.
È soltanto l’inizio di una nuova rotta.
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