Diritti LGBTQIA+, a Tursi il convegno che traccia la strada. Salis: “Non si ignorano, si garantiscono”

Maggio 16, 2026 - 20:04
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Diritti LGBTQIA+, a Tursi il convegno che traccia la strada. Salis: “Non si ignorano, si garantiscono”
silvia salis

Genova. Alla vigilia della Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia (IDAHOBIT), il Comune di Genova rilancia il proprio impegno sui diritti e sull’inclusione.

Per la prima volta Palazzo Tursi aderisce ufficialmente all’IDAHOBIT del 17 maggio, e lo ha fatto con un convegno istituzionale nel Salone di Rappresentanza dedicato al tema “Il benessere della cittadinanza e delle persone minori al centro dell’azione amministrativa pubblica”.

Un appuntamento che segna un cambio di impostazione politica rispetto agli anni precedenti, e che ha riunito amministratori locali, associazioni e rappresentanti delle reti LGBTQIA+ nazionali. Presenti la sindaca Silvia Salis, l’assessora alle Pari opportunità Rita Bruzzone, l’assessora al Welfare Cristina Lodi, la vicesindaca di Bologna Emily Clancy, l’assessore ai Diritti del Comune di Torino Jacopo Rosatelli e il consigliere delegato della Città Metropolitana Filippo Bruzzone.

Nel suo intervento, Salis ha rivendicato la scelta dell’amministrazione di dare riconoscimento istituzionale alle persone LGBTQIA+ e alle loro famiglie: “Un’amministrazione pubblica non sceglie quali persone vedere, quali famiglie vedere e quali ignorare: le persone, le famiglie esistono prima degli atti amministrativi, così come i bambini e le bambine esistono prima delle discussioni politiche – ha detto la sindaca –. Molte istituzioni non comprendono che, anche quando vengono ignorate le persone, i loro bisogni e i loro sentimenti non scompaiono. Restano lì, gravati però dal peso di sentirsi invisibili: questo è l’aspetto più grave. I diritti possono anche non essere esplicitamente negati, ma se vengono ignorati si sceglie deliberatamente di non renderli esigibili. Ignorare significa complicare la vita di chi non viene ritenuto degno di essere visto e tutelato”.

La sindaca ha poi attaccato la precedente amministrazione, parlando di “un’amministrazione che faceva vanto delle proprie negazioni: una cappa triste che ha avvolto una città come Genova. Il punto centrale è chiaro: le persone non esistono perché le istituzioni le riconoscono, ma le istituzioni hanno il dovere di riconoscerle proprio perché esistono. Non si tratta di una concessione benevola, ma del dovere di farsi garanti dei diritti essenziali di cittadinanza e di uguaglianza. Per questo motivo il Comune di Genova ha voluto istituire un ufficio LGBTQIA+: per offrire supporto tecnico e legale, e per permettere a chiunque di vivere e lavorare in un contesto che faccia sentire compresi e riconosciuti. Poter firmare un modulo senza il timore di subire discriminazioni dovrebbe essere la normalità, un gesto quasi banale; purtroppo, sappiamo che non è ancora scontato ovunque”.

“Sminuire le battaglie civili etichettandole come ‘problemi della sinistra’ o invocando ‘altre priorità’ è il sintomo di un dibattito pubblico culturalmente povero, populista e semplificatorio. Il benaltrismo è il male della politica, dell’amministrazione pubblica – ha concluso Salis – Questa amministrazione è impegnata ogni giorno su tutti i fronti e i problemi non mancano: occuparsi della vita quotidiana delle persone che vivono in questa città è sicuramente far sì che la strada sia pulita, che l’autobus passi, ma anche che una famiglia non si senta ignorata e abbandonata. Sono tutti compiti che ci spettano allo stesso modo, e non esiste un dovere più importante dell’altro».

L’assessora Rita Bruzzone ha definito il ritorno di Genova nella rete RE.A.DY (per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere) e l’apertura dell’Ufficio LGBTQIA+ “passaggi molto importanti”, sottolineando come i diritti “non riguardano una singola comunità: riguardano l’idea stessa di città. Significa parlare di urbanistica di genere, mobilità, spazi pubblici, accoglienza, welfare, casa. Significa costruire una Genova più giusta per tutte e tutti. Genova è una città con una memoria profonda di resistenza. Anche oggi scegliere da che parte stare conta. Conta nelle decisioni amministrative, nel linguaggio, nei servizi, nelle politiche pubbliche”.

Sulla stessa linea l’assessora Cristina Lodi, che ha rivendicato la trasformazione dell’ex Agenzia della Famiglia nel nuovo Centro per le Famiglie: “Uno spazio aperto, inclusivo, universale, capace di riconoscere tutte le famiglie e tutte le persone senza discriminazioni”.

Tra gli annunci della giornata anche quello di Filippo Bruzzone: “Per la prima volta, anche Città Metropolitana aderirà formalmente alla rete RE.A.DY. Un passaggio che servirà anche a sostenere i piccoli comuni che spesso restano fuori dal dibattito pubblico”.

Dal confronto con le altre città è arrivato anche l’intervento della vicesindaca di Bologna Emily Clancy, che ha richiamato il lavoro “condiviso tra istituzioni, associazioni e comunità. Le esperienze vissute nella nostra città ci hanno insegnato che il cambiamento reale nasce quando istituzioni e comunità lavorano insieme, costruendo fiducia reciproca. È questa la strada che continuiamo a percorrere: aprire spazi, creare relazioni e rendere le città sempre più inclusive”. Jacopo Rosatelli, assessore di Torino, ha definito Genova “la città di Fabrizio De André e di Prinçesa, di don Gallo e del lavoro straordinario costruito negli anni accanto alle persone più fragili e alla comunità trans. C’è poco da stupirsi dell’accoglienza che la rete RE.A.DY. ha riservato a Genova, perché Genova non è una città qualunque”.

Generico maggio 2026

Genova si conferma per quella che vuole essere: una protagonista attiva anche sul fronte delle politiche LGBTQIA+ – ha concluso l’avvocata Ilaria Gibelli, consulente dell’Ufficio LGBTQIA+ del Comune di Genova – Il livello del dibattito e delle esperienze condivise è stato molto alto. Crediamo che il lavoro in rete rappresenti il vero valore aggiunto che RE.A.DY offre ai territori e che Genova accoglie con convinzione ed entusiasmo. Come emerso nel corso degli incontri, stiamo lavorando su più fronti affinché le istituzioni sappiano recepire concretamente le istanze della comunità, mantenendo un dialogo diretto, costante e partecipato con le persone e le realtà che la rappresentano”.

Il convegno si inserisce nel percorso già avviato dal Comune di Genova sul fronte delle pari opportunità: dall’adesione alla rete RE.A.DY al sostegno al Transgender Day of Remembrance, fino alla partecipazione alla staffetta nazionale per EuroPride Torino 2027 e all’istituzione, lo scorso febbraio, dell’Ufficio LGBTQIA+ dedicato al coordinamento delle politiche cittadine contro le discriminazioni.

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