Disegnare il cibo secondo Emiliano Ponzi

29 Luglio 2026 - 06:15
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Disegnare il cibo secondo Emiliano Ponzi

Emiliano Ponzi può essere un nome che non dice molto a chi non è interessato al mondo delle illustrazioni e dell’arte visiva, ma è un colosso nel suo campo. Nato nel 1978 a Reggio Emilia, cresciuto a Ferrara, ma formatosi artisticamente a Milano all’Istituto Europeo del Design, oggi vive e lavora a New York dove è co-founder e animatore di Salotto, uno spazio di coworking creativo, ma soprattutto un hub culturale che rappresenta la parte migliore della comunità italiana nella Grande Mela.

Nel suo ricco curriculum ci sono collaborazioni con The New Yorker, con cui ha vinto premi importanti come Peabody e Pulitzer, il New York Times, il Washington Post e diversi premi tra cui il prestigioso Young Guns Award dall’Art Directors Club di New York.

Il suo core business è l’editoria, ma da tempo è sempre più richiesto dalle aziende. Cosi il manifesto del prossimo Mercato dei Vignaioli Indipendenti (a Bologna dal 21 al 23 novembre 2026) porta la sua firma prestigiosa. Per il mercato di Fivi, grazie alla collaborazione con Corraini Edizioni, avere un nome importante per il manifesto non è una novità, prima di Emiliano Ponzi ci sono stati artisti del calibro di Guido Scarabottolo (2023), Steven Guarnaccia (2024) e Sarah Mazzetti (2025).

Conoscendo Emiliano Ponzi di persona è venuto naturale indagare come è avvenuto questo contatto e scoprire che il mondo food and beverage ha avuto un ruolo significativo nel suo lavoro, con tante collaborazioni importanti e sorprendenti.

Ma partiamo dell’ultima opera: «Ci sono sempre delle linee guida quando si realizza un’immagine per un brand» racconta Emiliano Ponzi, «da una parte c’è l’identità del committente, dall’altra quella dell’artista: il lavoro consiste nel trovare un equilibrio tra queste due personalità, facendo in modo che una valorizzi l’altra. Mi interessava raccontare la relazione di cura tra l’uomo e la natura, che è forse uno degli aspetti più distintivi della viticoltura eroica. Questa manifestazione rappresenta produttori che lavorano con un approccio molto personale, spesso lontano dalle logiche e dai volumi della grande distribuzione. Dal punto di vista visivo volevo dare forza e presenza alle viti attraverso un punto di vista ribassato, quasi monumentale. Allo stesso tempo mi interessava creare un ritmo di luci e ombre attraverso i riflessi che attraversano la scena, per suggerire il passare del tempo e il lavoro quotidiano nei vigneti».

Barilla, S.Pellegrino, Martini, Molinari. Sono diverse le aziende del mondo alimentare che hanno approfittato dell’opera di Emiliano Ponzi sin dal 2018: «Se non ricordo male, il primo è stata un progetto per Martini. Era un’esperienza immersiva realizzata in realtà virtuale per un evento al Parco Sempione di Milano. Ho reinterpretato alcuni elementi iconici del brand inserendo forme astratte e una figura femminile che sollevava un calice. I visitatori potevano indossare un visore ed esplorare questo spazio tridimensionale entrando letteralmente all’interno dell’immaginario Martini».

Poi sono arrivati altre commissioni, le scatole per la Barilla finirono in una mostra alla Triennale, inoltre grazie a una collaborazione con Spotify la durata di ogni brano corrispondeva al tempo di cottura di uno specifico formato di pasta, illustrato attraverso una serie di disegni dedicati.

Però c’è un lavoro che Emiliano Ponzi ricorda in modo significativo: «Tra quelli che ricordo con più piacere c’è sicuramente la limited edition realizzata per S.Pellegrino in Cina, perché mi ha permesso di confrontarmi con una cultura visiva molto diversa dalla nostra, fatta di simboli, riferimenti e codici che richiedevano un approccio differente alla narrazione. È stato interessante anche girare il video promozionale per le strade di Shanghai e osservare da vicino una città così diversa da quelle europee».

 

Naturalmente è scontato indagare su quanto il cibo e il bere siano importante nella vita di tutti i giorni per l’artista: «Quando vivevo in Italia cucinavo più spesso; da quando vivo a New York mi capita meno. Generalmente cucino soprattutto d’inverno, quando il freddo invita a restare in casa. Mi piace preparare un po’ di tutto, dai primi ai piatti di pesce e di carne. Per quanto riguarda il bere, preferisco il vino alle altre bevande e ho una particolare predilezione per le bollicine, meglio se metodo classico».

Per concludere qual è il ristorante di Emiliano Ponzi preferito a New York? «ll mio ristorante del cuore si chiama Jongro ed è un ristorante coreano a Koreatown, distribuito su due piani e sempre molto affollato. Mi piace l’atmosfera informale, il rumore, l’energia del posto e l’efficienza quasi militare del servizio. Non accettano prenotazioni: lasci il tuo numero, vai a bere qualcosa nei dintorni e dopo una ventina di minuti arriva il messaggio che il tavolo è pronto».

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