Dopo vent’anni la diga di Montedoglio è entrata in esercizio, nell’invaso fino a 130 mln mc d’acqua

12 Giugno 2026 - 10:06
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Dopo vent’anni la diga di Montedoglio è entrata in esercizio, nell’invaso fino a 130 mln mc d’acqua

Dopo un percorso di collaudo durato vent’anni, la diga di Montedoglio è entrata in esercizio ordinario. Gli oltre 130 milioni di metri cubi d’acqua dell’invaso sono ora pienamente al servizio di un vasto territorio tra Toscana e Umbria, con benefici attesi per gli usi potabili e irrigui, la sicurezza idraulica e la capacità di adattamento alla crisi climatica.

L’avvio dell’esercizio è stato celebrato alla presenza dei vertici dell’Ente acque umbro-toscane (Eaut), il direttore Andrea Canali e il presidente Simone Viti, insieme ai presidenti delle Regioni Toscana e Umbria, Eugenio Giani e Stefania Proietti, e agli assessori regionali toscani all’Economia e alle Infrastrutture, Leonardo Marras e Filippo Boni.

Alla cerimonia ha partecipato anche una rappresentanza della commissione Sviluppo economico e rurale del Consiglio regionale della Toscana, composta dalla presidente Brenda Barnini e dai consiglieri Gabriele Veneri e Roberta Casini, entrambi espressione del territorio aretino.

L’invaso interessa la Valtiberina toscana e umbra e, direttamente, i Comuni aretini di Anghiari, Pieve Santo Stefano, Caprese Michelangelo e Sansepolcro. La disponibilità di acqua di qualità potrà sostenere tanto le imprese agricole quanto gli approvvigionamenti civili, riducendo al contempo i costi e gli impatti ambientali legati all’accesso alla risorsa.

«Si tratta di un traguardo storico, chi ha avuto l’idea di realizzare questa infrastruttura è stato un visionario lungimirante – dichiara Barnini –. La piena operatività dell’invaso assicurerà benefici dal punto di vista della qualità della risorsa idrica, della sostenibilità ambientale e di conseguenza anche della sostenibilità economica. Mette nelle condizioni una parte fondamentale della Toscana di avere accesso alla risorsa idrica con costi più contenuti, con minore impatto ambientale: fondamentale per le imprese agricole, ma anche per gli usi civili».

La conclusione del lungo iter assume un rilievo particolare in una fase in cui la crisi climatica rende più frequenti e intense le carenze idriche. Per Barnini, il tempo necessario a completare il collaudo testimonia la complessità ingegneristica dell’opera, ma anche l’importanza di programmare infrastrutture i cui benefici possono manifestarsi a distanza di molti anni.

«Il fatto che ci siano voluti venti anni per arrivare alla conclusione del collaudo racconta bene anche la magnificenza dell’opera e del resto, il fatto che ci si arrivi oggi, quando i temi del cambiamento climatico e della conseguente mancanza della risorsa idrica sono all’ordine del giorno, ci dimostra quanto sia importante programmare, destinare risorse che magari porteranno i risultati non domani, ma in un tempo congruo per prevenire i cambiamenti del futuro», aggiunge la presidente della commissione.

La diga, progettata oltre mezzo secolo fa principalmente per sostenere il mondo agricolo, contribuisce oggi anche all’approvvigionamento delle abitazioni della provincia di Arezzo e di una parte della Valdichiana senese. Con l’entrata in esercizio ordinario potrà rafforzarsi anche il suo impiego irriguo, essenziale per garantire la continuità e la competitività delle produzioni agricole in presenza di precipitazioni sempre più irregolari.

«Ora – spiega Veneri – ha iniziato finalmente a servire anche il mondo agricolo, che senza l’acqua non riesce ad essere competitivo e a dare prodotti come il mercato richiede». Occorrerà però ampliare la distribuzione della risorsa alle aziende, attraverso nuovi investimenti e il completamento delle reti, a partire dalla Valdichiana.

L’infrastruttura svolge inoltre una funzione di sicurezza idraulica e mette a disposizione acqua destinata al consumo umano. «Finalmente siamo ad avviare il regime ordinario di una risorsa che vale per la Toscana e per l’Umbria – sottolinea Casini –. L’acqua è una risorsa importantissima e possiamo anche dire di aver messo in sicurezza questo territorio sia dal punto di vista idraulico che da quello irriguo».

Il percorso infrastrutturale non è però concluso. I prossimi investimenti dovranno completare l’intervento nella Valdichiana senese ed estendere la rete verso Capolona e Subbiano, così da rendere accessibile la risorsa a una porzione ancora più ampia del territorio.

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