In Calabria tante rinnovabili e bollette alte? Non è così: ecco le risposte al presidente Occhiuto

12 Giugno 2026 - 10:06
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In Calabria tante rinnovabili e bollette alte? Non è così: ecco le risposte al presidente Occhiuto

Riceviamo e pubblichiamo di seguito la lettera aperta dell’associazione scientifica Energia per l’Italia, disponibile qui: https://www.energiaperlitalia.it/calabria-rinnovabile-risposte-al-presidente-occhiuto/

Lo scorso 7 giugno 2026 il Corriere della Sera ha ospitato a cura di Federico Fubini una lunga e interessante intervista al presidente della Calabria Roberto Occhiuto incentrata sul tema delle rinnovabili in Calabria. Premettiamo che su due punti siamo pienamente d’accordo con lui: i prezzi medi zonali orari contribuiscono a ridurre il costo dell’energia elettrica, e bloccarli è stato un errore; inoltre, parte dei benefici derivanti dalla produzione rinnovabile deve rimanere nei territori che ospitano gli impianti. Tuttavia, ci permettiamo di dissentire dal quadro generale delle dichiarazioni di Occhiuto, che non colgono la reale dimensione della sfida della decarbonizzazione. E lo scriviamo in forma di lettera aperta, sperando di offrire al pubblico qualche spunto di riflessione in più.

Gentile Vicedirettore Fubini,

Abbiamo letto con attenzione l’intervista rilasciata dal Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, al suo giornale. Premettiamo che su due punti siamo pienamente d’accordo con lui: i prezzi medi zonali orari contribuiscono a ridurre il costo dell’energia elettrica, e bloccarli è stato un errore; inoltre, parte dei benefici derivanti dalla produzione rinnovabile deve rimanere nei territori che ospitano gli impianti.

Tuttavia, ci permettiamo di dissentire dal quadro generale delle dichiarazioni che non colgono la reale dimensione della sfida della decarbonizzazione. E lo scriviamo in forma di lettera aperta, sperando di offrire ai suoi lettori qualche spunto di riflessione in più.

I prezzi zonali dell’elettricità: una prospettiva, non ancora un vantaggio immediatamente azionabile

Come premesso, riteniamo che i prezzi zonali, così come quelli orari dinamici, saranno segnali imprescindibili per cogliere le opportunità delle rinnovabili e degli accumuli, sia lato produzione sia lato consumo. Tuttavia, osserviamo (si veda la figura seguente) che, anche se oggi i prezzi zonali fossero riportati sulle bollette locali senza mediazione nazionale, il vantaggio della Calabria, così come dell’intero Sud Italia, sarebbe ancora minuscolo e non significativo.

prezzi elettricità calabria

Se disaggreghiamo i dati, si comprende il perché: le rinnovabili a costo marginale nullo, solare ed eolico, sono ancora poco diffuse nel Belpaese, a differenza di altri contesti, come quelli della penisola iberica, dove invece primeggiano. Sul pro capite, Spagna e Portogallo hanno una produzione di energia solare ed eolica circa il doppio rispetto a quella italiana; si veda la figura seguente. È questo il fattore determinante che spiega le differenze sul mercato all’ingrosso dell’elettricità.

rinnovabili procapite spagna portogallo italia

La spiegazione alternativa, secondo cui la Spagna godrebbe anche di una quota di nucleare e che anche a questa fonte si debba attribuire un merito per l’effetto calmierante sui prezzi, non regge all’approfondimento. Nella penisola iberica, poiché i due sistemi elettrici di Spagna e Portogallo sono molto integrati, la quota del nucleare è in declino da tempo; nel 2025 è pari a solo il 16%. La stessa quota dell’Italia, che importa nucleare direttamente dalla Francia e indirettamente tramite l’arbitraggio svizzero. Non è pertanto una quota del 16% di nucleare a essere stata determinante nell’abbassare drasticamente i prezzi iberici, bensì la forte crescita del solare e dell’eolico. Il nucleare in Spagna è comunque in fase di dismissione e si compone di centrali già ammortizzate; quindi, non è un esempio valido per le prospettive del nostro Paese.

Anche restringendo l’analisi alla sola Calabria, una regione con una produzione pro capite di rinnovabili superiore del 22% rispetto alla media nazionale, si nota che tale vantaggio non è ancora sufficiente a ridurre il ruolo del costoso gas fossile. La Calabria è sì una regione che esporta elettricità, ma il saldo delle esportazioni è dovuto alla rilevante produzione termoelettrica a gas, nonché ai suoi bassissimi consumi industriali – un fattore che incentiva l’emigrazione e di cui non c’è certo da andare fieri. Ricordiamo infatti che i consumi elettrici industriali medi pro capite in Italia sono 4,8 volte quelli calabresi.

L’indicatore decisivo è quindi la produzione pro capite di rinnovabili, che in Portogallo è superiore del 50% anche rispetto a quella, pur non bassa, della Calabria.

Queste significative differenze nella struttura della generazione elettrica fanno sì che nel 2026 il prezzo medio zonale della Calabria sia stato pari a 121 €/MWh, contro i soli 45 €/MWh del Portogallo.

Riassumendo, l’offerta di rinnovabili a basso costo in Calabria non è ancora tale da consentire la desiderata forte riduzione del prezzo zonale. La mediazione nazionale sul prezzo non è, ad oggi, rilevante.

Le conseguenze dei prezzi alti dell’elettricità: investimenti impossibili da attirare

Oltre agli ovvi e negativi effetti sulle bollette delle famiglie e delle imprese presenti in un territorio, i prezzi elevati dell’elettricità costituiscono una barriera insormontabile all’attrazione di ulteriori investimenti.

Il Presidente Occhiuto riportava l’esempio dei datacenter. Condividiamo questa finalità: la Calabria, con le sue università e i suoi centri di ricerca, ha competenze di punta in ambito di intelligenza artificiale e beneficerebbe di tali infrastrutture per ridurre l’emigrazione di tali competenze, lì formate. Ancora una volta è rilevante l’esempio del Portogallo. In quel Paese, nella città di Sines, è in corso uno dei maggiori investimenti in datacenter in Europa (il progetto Startcampus). A regime, il polo di Sines dovrebbe attrarre 8,5 miliardi di euro di investimenti, con un indotto di 9.000 unità lavorative.

Sono due i vantaggi competitivi del Portogallo per questo investimento. La suddetta abbondanza di rinnovabili, che garantisce sia un basso costo di approvvigionamento energetico del datacenter sia la sua certificazione ambientale, e il riutilizzo di un’infrastruttura esistente per il raffreddamento, senza impiego di acqua dolce. Su quest’ultimo punto, facciamo presente che il polo di Sines si avvantaggerà della sua collocazione costiera nel sito di una centrale termoelettrica dismessa. Tale sito ha quindi già le condotte per l’acqua di mare, un tempo utilizzate per la condensazione del ciclo termoelettrico e ora riutilizzabili per il raffreddamento delle Gpu per l’AI. Tuttavia, anche la Calabria presenta quest’ultimo vantaggio nel sito della centrale termoelettrica dismessa di Rossano, sulla costa Jonica. Ugualmente, il potenziale delle rinnovabili in Calabria, così come pressoché in tutto il Mezzogiorno, è simile a quello dei paesi iberici. Attenzione, i potenziali sono simili, ma non la realtà. Come già ricordato, i livelli attuali di produzione da fonti rinnovabili sono insufficienti e lo saranno ancora di più in prospettiva, anche per l’attrazione di investimenti, come quelli dei datacenter.

Un semplice confronto numerico evidenzia questo ritardo. A regime, il campus di Sines richiederà una potenza di 1,2 GW e un assorbimento medio annuo superiore a 8 TWh, mentre oggi tutte le rinnovabili in Calabria producono appena 4 TWh all’anno. Un solo datacenter, di quella scala, richiederebbe di triplicare le attuali rinnovabili in Calabria, obiettivo possibile in base ai potenziali territoriali. Quello che manca alla Calabria e al Sud non sono né le competenze né le potenzialità geografiche: mancano queste scelte.

Rinnovabili e turismo

Nelle pur apprezzabili dichiarazioni del Presidente Occhiuto cogliamo un possibile malinteso: un’opposizione tra le finalità turistiche e quelle dei parchi eolici.
Non esistono evidenze al riguardo. Una regione che è anche turistica per le sue bellezze panoramiche, le Highlands scozzesi, altipiani con miriade di laghi e suggestivi castelli, ha registrato sia un’impetuosa diffusione di parchi eolici, in misura tale da esportare elettricità in larga misura al resto del Regno Unito, sia una costante attrattività per un turismo eco-responsabile, che, semmai, apprezza e non osteggia quei nuovi panorami con gli svettanti aerogeneratori.
Probabilmente, questo presunto contrasto tra l’eolico e il paesaggio deriva da esperienze del passato e da un inserimento non ottimale dei parchi eolici nel territorio. Tali impatti potevano verificarsi con la prima generazione di turbine eoliche, che, rispetto allo stato della tecnica attuale, presentavano un diametro del rotore ridotto. Le nuove turbine, invece, presentano rotori di grandi diametri che le rendono non solo molto più produttive, ma anche più gradevoli dal punto di vista paesaggistico. I rotori più grandi richiedono distanze maggiori tra gli aerogeneratori, evitando così l’effetto “selva”, ovvero la chiusura delle visuali, e trasformando invece le svettanti torri eoliche in nuovi simboli della sostenibilità.
Da un punto di vista scientifico, e in contrasto con le purtroppo diffusissime fake news, possiamo affermare che l’eolico sia oggi una delle fonti di elettricità più leggere sul ciclo di vita, sia sui materiali che sulle emissioni climalteranti, che l’umanità abbia mai avuto.

Sui margini elevati dei produttori rinnovabili

Il Presidente Occhiuto lascia intendere che i produttori di energia pulita facciano affari d’oro a scapito delle famiglie. Ci sembra un’affermazione parziale. Gran parte dei nuovi impianti rinnovabili vende l’energia a prezzi stabiliti tramite aste competitive al ribasso, non al prezzo variabile di mercato. Dipingere i produttori verdi come speculatori senza scrupoli ci sembra una semplificazione controproducente al fine di attrarre investimenti.

Sull’affermazione che le bollette siano più alte a causa degli incentivi alle rinnovabili

Il Presidente Occhiuto suggerisce che il costo dell’energia per famiglie e imprese sia gonfiato proprio dai meccanismi di sostegno alle fonti pulite. Ci permettiamo di ricordargli alcuni dati. Secondo Arera e Corte dei Conti, gli incentivi alle rinnovabili nel corso degli anni hanno inciso sulla bolletta media per non più del 10-12%. Ma soprattutto, questa critica non coglie due aspetti cruciali.

In primo luogo, i sussidi alle rinnovabili appartengono al passato, quando i pannelli solari costavano dieci o più volte di quanto costino oggi. Con le nuove aste competitive al ribasso, i prezzi aggiudicati al solare e all’eolico riducono, non aumentano le bollette, anche guardando al bilancio complessivo di sistema. In secondo luogo, gli incentivi del passato sicuramente avrebbero potuto essere assegnati in modo più oculato, per conseguire una produzione rinnovabile maggiore a parità di spesa – la coda del programma dei Conti Energia è un’esperienza da criticare. Ma ciò non toglie che i benefici, non solo ambientali, siano stati rilevanti. I costi delle tecnologie rinnovabili, una volta industrializzate proprio grazie a quei sussidi, sono calati vertiginosamente. Proprio perché in passato si è speso molto per ottenere questi frutti, bisognerebbe ora dedicarsi a coglierli e non a tralasciarli.

Al contrario, i sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili in Italia ammontano ancora a diversi miliardi di euro l’anno (agevolazioni fiscali, accise agevolate, sostegni al carbone e al gas).

Ma c’è di più: la stessa legge delega sul nucleare che il Governatore tanto apprezza prevede consistenti sostegni pubblici per i piccoli reattori modulari (SMR), dalla copertura dei costi di autorizzazione fino a meccanismi di garanzia dei ricavi futuri. Insomma, se il criterio è la preoccupazione per i sussidi, allora il Presidente dovrebbe opporsi con forza, semmai, al nucleare, che è destinato a essere ben più costoso e sovvenzionato di quanto non siano stati in passato il fotovoltaico e l’eolico, senza offrire prospettive solide. I proponenti del nucleare promettono energia a basso costo da più di settant’anni, con cicli ventennali di esagerazioni, ma ogni volta falliscono rovinosamente e, direttamente o indirettamente, a spese della collettività.

Conclusioni

In sintesi, Gentile Vicedirettore

I prezzi zonali vanno bene, la compensazione territoriale pure. Ma la narrazione del “Sud tradito che regala energia al Nord ricco” ci pare tecnicamente errata e politicamente rischiosa.

I veri problemi della Calabria – autorizzazioni lente, reti deboli, assenza di sistemi di stoccaggio – non si risolvono con le recriminazioni.

È invece il tempo delle scelte e del discernimento tra investimenti capaci di futuro e spese improduttive.

La ringraziamo per l’attenzione e restiamo a disposizione per eventuali chiarimenti.

Cordiali saluti,

Energia per l’Italia

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