Draghi: Inevitabile risanare i conti, ma non solo con tagli e tasse. Necessaria la crescita

01 Ottobre 2026 - 23:55
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Bruxelles – Tagli alla spesa e aumenti delle tasse non bastano a risanare i conti pubblici. La parola d’ordine, piuttosto, è ‘crescita’. Parola di Mario Draghi che oggi (1 ottobre) ha tenuto la sua Lecture – intitolata ‘La Banca Centrale, la Crescita e la Costruzione Europea’ – in ricordo dell’economista Karl Brunner alla Banca nazionale svizzera. “Se i governi dovessero finanziare le maggiori esigenze di spesa senza attuare ulteriori misure di consolidamento o riforme, il rapporto medio tra debito e PIL in Europa raggiungerebbe il 130 per cento entro il 2040. Ponderato in base alle dimensioni delle economie, il dato raggiunge il 155 per cento”, calcola l’ex presidente della BCE. “Un certo consolidamento fiscale nel medio termine è inevitabile. Tuttavia, se tale processo dovesse basarsi esclusivamente su tagli alla spesa e aumenti delle imposte, difficilmente porterebbe ai risultati necessari“, scandisce. Draghi ricorda che, “negli ultimi tre decenni, i tipici interventi di consolidamento in Europa hanno generato un recupero complessivo pari al 3-4 per cento del PIL” e che “quelli che necessitano di un aggiustamento dovrebbero ora migliorare i propri saldi primari di circa il 6-7 per cento del PIL, ovvero quasi il doppio”. In più, “anche il minore sforzo richiesto in passato non è mai stato politicamente agevole”, ricorda l’ex premier. Per questo, “la capacità dei governi di attuare il consolidamento dipende, dunque, dalla crescita“.

In questo contesto, mentre “il tasso di interesse è sempre più determinato al di fuori dell’Europa”, mentre “la crescita è una variabile su cui l’Europa può ancora incidere“. Ad esempio, “una crescita supplementare di mezzo punto percentuale all’anno, mantenuta fino al 2040 e accompagnata dall’accantonamento di parte delle maggiori entrate, consentirebbe all’Europa di coprire circa un terzo del percorso verso una traiettoria del debito sostenibile”, delinea Draghi. E si tratta di una crescita “alla portata” perché “una rapida adozione dell’intelligenza artificiale potrebbe incrementare la crescita della produttività totale dei fattori fino a 0,4 punti percentuali nel prossimo decennio, mentre le riforme interne e quelle del mercato unico potrebbero aggiungere, complessivamente, un ulteriore mezzo punto percentuale annuo”. Senza questo tipo di crescita, l’indebitamento continuerebbe “a salire autonomamente, alimentando la tentazione di finanziarli tramite la banca centrale”.

Per Draghi, dunque, “la crescita dovrebbe diventare un obiettivo esplicito condiviso da tutti i governi“, mentre “la risposta abituale dell’Europa, caratterizzata dall’azione autonoma dei singoli Paesi, non sarà sufficiente nel contesto mondiale attuale”. Per questo motivo, se da un lato le riforme nazionali “restano importanti”, dall’altro bisogna riconoscere che “non possono garantire la scala da cui dipendono oggi la tecnologia e, di conseguenza, la crescita”, perché “solo l’integrazione può farlo”. Dunque, “le riforme sovranazionali sono diventate la leva fondamentale per la crescita“, afferma Draghi ricordando che “un piano dettagliato per attuare tali riforme è stato delineato nel rapporto sulla competitività dell’Europa e gran parte di esso è ora confluito nella tabella di marcia comune dell’UE”. Tabella di marcia comune la cui attuazione è una “priorità assoluta”.

Secondo l’ex premier, dunque, più l’integrazione europea “avanza, più la crescita può mantenersi stabilmente al di sopra dei tassi di interesse e più la Banca centrale risulterà protetta dalle pressioni politiche”. In questo modo, “crescita e indipendenza finiscono per rafforzarsi a vicenda” e lo dimostra il fatto che, “una generazione fa, l’Europa si è dotata di una costituzione monetaria che ha retto di fronte a tutte le crisi successive”. Le basi sono fatte di una banca centrale indipendente, con una chiara priorità per la stabilità dei prezzi, e della disciplina di bilancio. “Tale impianto rimane quello giusto. Tuttavia, affinché questa costituzione perduri, i legislatori a livello nazionale ed europeo devono ora assumersi la piena responsabilità della crescita come obiettivo dell’Unione. Così facendo, avvieranno l’Europa verso il proprio rinnovamento”, conclude l’ex presidente del Consiglio italiano.

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